Le carceri italiane: le più sovraffollate d’Europa

Le carceri in Italia
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Edifici fatiscenti, condizioni igieniche al limite della sopravvivenza e della dignità umana: questa la triste realtà fotografata nel rapporto “ Il carcere secondo la Costituzione“, elaborato dall’Associazione Antigone e discusso in presenza del Garante Nazionale Detenuti, Mauro Palma e del Capo Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità, Gemma Tuccillo.

Da troppo tempo, purtroppo, si affronta l’argomento – una vera sfida di civiltà – ma i numeri continuano ad evidenziare che negli ultimi anni la situazione è diventata insostenibile.

In Italia il numero dei detenuti si aggira intorno ai 60 mila, 10 mila in più rispetto ai posti letto ufficiali, tenendo conto poi che la maggior parte di questi sono inutilizzabili.

Ogni detenuto ha a disposizione uno spazio di circa 4 metri quadrati. Per non parlare poi del fatto che nel 35,3% delle carceri l’acqua calda non è assicurata e che nel 7,1% degli edifici circondariali non funziona il riscaldamento.

Condizioni davvero tutt’altro che “umane”, a fronte di una spesa da parte dello Stato di 140 euro al giorno per ogni detenuto, il costo più alto d’Europa.

Questi dati hanno determinato nel 2013 la condanna dell’Italia da parte della Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, bollando come “inumani” i trattamenti riservati nei nostri penitenziari.

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Diminuiscono i reati, ma aumentano i detenuti

Negli ultimi anni vi è stata una strana controtendenza, che ha fatto registrare un aumento dei detenuti nelle carceri pur in presenza di un netto calo dei reati. Ma il dato più sorprendente è che in 10 anni ci sono stati mille detenuti stranieri in meno. La vera spiegazione, secondo gli esperti, è da attribuire ai lunghi e tortuosi tempi della nostra giustizia.

Non stupisce infatti che un detenuto su tre è in attesa di una condanna definitiva.

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Il concetto di detenzione trasformato da modello educativo a modello punitivo

Nel corso dei secoli è stato completamente ribaltato il significato ed il fine stesso della detenzione.

Nel medioevo infatti, venivano reclusi i debitori in attesa che onorassero i propri impegni e tutti coloro che erano in procinto di essere processati. Il carcere, insomma, rappresentava un luogo di custodia dell’imputato, mentre oggi si è trasformato in luogo di esecuzione della pena.

“Oggi”, afferma il sociologo statunitense Erwing Goffman, “l’ingresso del detenuto nel carcere equivale alla sua spoliazione. Il detenuto perde la sua identità per trovarne una nuova. La rescissione dei legami familiari e sociali che l’istituzione penitenziaria impone innalza un muro spesso invalicabile con il mondo esterno”.

Ciò che serviva per educare lascia spazio alla solitudine, all’ingiustizia, agli abusi, trasformando quelle persone che andavano rieducate in individui morti dentro.

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