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“Le Iene”, il monologo di Carlotta Ferlito: “Nessuna dovrebbe essere presa a sberle e costretta a fare esercizi solo per punizione”

Nel corso della puntata de “Le Iene” il monologo di Carlotta Ferlito in cui la ginnasta parla delle presunte violenze fisiche e psicologiche che ha subìto duranti gli anni di preparazione alle gare, della denuncia fatta che avrebbe posto fine alla sua carriera, infine della sua crescita personale come donna.

Prima del suo monologo in studio è andato in onda il servizio di Roberta Rei in cui la campionessa racconta i presunti abusi che le ginnaste sarebbero state costrette a subire perché restassero in forma. Queste le sue parole:

“Le Iene” il monologo della ginnasta Carlotta Ferlito

Le Iene, il monologo di Carlotta Ferlito
Le Iene, il monologo di Carlotta Ferlito

“Vi assicuro che per un’atleta la cosa più difficile al mondo è essere allontanata dallo sport che hai praticato fin da piccola, lo sport per cui hai dato tutto. Ma io ho parlato con la convinzione che se provi a far sentire la tua voce, alla fine, qualcuno ti ascolta. Questo sport non può e non deve più essere fatto anche di violenze psicologiche e fisiche. Nessuna ragazzina dovrebbe essere presa a sberle, umiliata se chiede di andare in bagno, costretta a fare esercizi dove rischia l’osso del collo solo per punizione. Essere chiamata ‘maiale’ per aver osato mangiare un biscotto in più. Nessuna dovrebbe essere costretta a dimenticare dove sta il confine fra il giusto e lo sbagliato, fra normalità e malattia, come invece è successo a me, che, a un certo punto, ho accettato quasi tutto.

Io ho reagito e, oggi, quel confine ce l’ho ben presente. Per questo voglio scegliere con la mia testa, imparare a guardare al mio fisico con affetto anziché con paura, recuperare le cene saltate, stare lontana dalla violenza e imparare a perdonarmi. Voglio decidere quando e come inizia e finisce la mia carriera. Essere autonoma, anche scomoda se serve, non obbedire a nessuno. Ogni giorno cerco di migliorare, proprio come facevo in passato, da atleta. Solo che oggi lo faccio da persona, da donna. E questa volta lo faccio da sola, senza che nessuno possa permettersi di dirmi che cosa è giusto e cosa è sbagliato per me.”.

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