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L’Edera Trieste rifiorisce con le giovanili.

La società triestina, che chiuse le sue attività senior dopo la vittoria dello scudetto, torna a far parlare di se a livello nazionale ed internazionale grazie alle giovanili allenate da Roberto Florean.

“La vita non ha valore se non è un fuoco che rinasce senza sosta”

L’ex stagista degli ospedali di Parigi e capo della clinica della Facoltà, Pierre Valléry-Radot, sintetizzò così il suo pensiero sulla rinascita e sul rinnovamento. Diverse stagioni fa l’Edera Trieste fece una scalata impressionante che la portò a competere ad alti livelli nella massima serie, una crescita esponenziale che la fece diventare l’antagonista della squadra più blasonata d’Italia: gli Asiago Vipers. In quegli anni Trieste diede battaglia, grazie anche alla nutrita schiera di giocatori stranieri, fino al raggiungimento nel 2011 del sogno tricolore, uno scudetto che venne anche affiancato dalla vittoria della Coppa Italia e della seconda Supercoppa di Lega. Sembrava la nascita di una nuova egemonia, di una nuova squadra da battere, ma all’apice dei maggiori risultati accadde qualcosa che lasciò di stucco tutto il panorama hockeistico: l’Edera non ripresentò la propria senior all’atto delle iscrizioni.

Robert Florean con i tre trofei senior vinti nel 2011

Il tempo si sa, fa dimenticare le cose e tutti noi, presi dai vari campionati ci domandammo per un po’ che fine avesse fatto quella squadra, fino a non pensarci più. Sotto le ceneri di quelle vittorie però c’era ancora l’ardore di una società centenaria che pian piano, grazie alla volontà di Roberto Florean l’ex direttore sportivo dell’epoca ed ora allenatore, ha trovato lo spunto e la voglia dì rinascita. Un percorso giovanile che ha visto tornare in scena la società triestina da prima nei campionati U13, fino a giungere al bronzo nel campionato italiano nella categoria U18 Elite dello scorso anno.

Ma le soddisfazioni non si fermano qui perché nel mese di aprile di quest’anno l’Edera è riuscita con la propria rappresentativa U18 a vincere la prestigiosa Sparta Kids, torneo per club senior e junior che si disputa ogni anno a Barcellona. La crescita c’è e si vede e noi abbiamo rivolto delle domande proprio a Roberto Florean per capire da lui come ci si sta muovendo in società.

1- L’edera è tornata a far parlare di se, ripartendo dal basso, dai giovani. Un lavoro duro ma i risultati si stanno vedendo. Dopo anni passati senza far parlare di voi state “rifiorendo”, quando e come è nata la decisione di ripartire?

“Premetto che parlerò nella veste di allenatore e non di presidente della storica Associazione Sportiva Edera. Senza dubbio il motivo per il quale ho deciso di ricominciare con l’hockey è stata la passione. Dopo anni e anni di campionati ai massimi livelli, di Coppe Campioni e Confederation Cup, ero saturo, avevo bisogno di mollare, di riprendere in mano la mia vita, di rifiatare. Dopo un periodo di dolce far niente, ho iniziato ad allenare, quasi per gioco, un gruppetto di bambini di 9, 10 anni, campionato regionale, una trasferta a Buia, le altre (poche) partite a Trieste. Le lunghe trasferte, gli stress degli appuntamenti importanti erano ormai solo un ricordo; nelle prime due stagioni non vincemmo una sola partita e, se la memoria non mi inganna, forse non riuscimmo a segnare nemmeno un gol.”

2- Anni fa avevate fatto esperienze internazionali con la squadra senior, quest’anno alla vostra prima apparizione avete vinto la prestigiosa Sparta Kids di Barcellona con l’Under 18. Esperienze e mentalità vincenti sono il segreto per formare una senior competitiva?

“Da una vittoria seppur ottenuta in un torneo importante – alla serie A, la strada è veramente lunga. A dirla tutta, siamo partiti per Igualada con l’unico intento di regalare ai ragazzi una bella gita e offrire loro l’opportunità di confrontarsi con diverse scuole hockeistiche. Alla fine il risultato ottenuto è stato di gran lunga superiore alle nostre più rosee aspettative: di fatto mi sono trovato a gestire un team molto affiatato nel quale tutti erano amici e ognuno di loro era pronto a dare tutto quello che aveva per la squadra. La mentalità vincente è arrivata strada facendo assieme alla consapevolezza dei propri mezzi.”

L’Edera Trieste U18 triofa alla Sparta Kids di Barcellona

3- Gestire una senior di alto livello è una cosa, ma le giovanili sono ben altro. Quanto pesano le aspettative e come si gestisce una fase così delicata della vita di un atleta?

“Purtroppo per i miei atleti, io so bene come deve essere un buon giocatore di serie A. Aggiungo, ahimè, che nessuno di quelli che mi conoscono mi hanno mai descritto come una persona accomodante. Detto questo, io cerco di dare tutto me stesso, cerco di aggiornarmi il più possibile, perdo ore a visionare partite del campionato NARCh, a guardare e riguardare i filmati dei maestri cechi, a consultarmi con i colleghi che stimo maggiormente, a rivolgermi a dimostratori del calibro di Nejc Sotlar. Io do tanto ai miei atleti e tanto da loro pretendo partendo dal concetto espresso a suo tempo da un campione di tennis, Pacho Gonzales: “C’è un circuito virtuoso nello sport: più ti diverti, più ti alleni, più ti alleni più migliori, più migliori più ti diverti.”

4- Il futuro dell’Edera passa da questi giovani, quali sono gli obiettivi della società?

“Devo dire che sono molto orgoglioso dei miei atleti, della loro voglia, della loro costanza e del loro amore per l’hockey. In questo momento sono senz’altro il fiore all’occhiello della società ma c’è ancora molto da lavorare per dar loro la possibilità di poter diventare non dei semplici giocatori da serie A ma dei buoni giocatori di serie A. Può sembrare un sofisma ma la differenza è enorme. Ultimamente abbiamo disputato alcune amichevoli con squadre senior nelle quali militano diversi giocatori che hanno calcato i palcoscenici della serie A e quindi so bene di cosa parlo. Nella stagione entrante l’Edera sarà sicuramente ai nastri di partenza con la Under 12 , 14, 18 Elite e forse anche nella nuova categoria Junior. Per la serie A c’è tempo. “

L’Edera sta rifiorendo e sta riprendendo vigore e chissà se proprio come la fenice stia trovando forza della proprie ceneri, d’altronde la vita è un fuoco che arde sempre e basta non farlo spegnere.

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