Il diritto alla casa emerge a chiare lettere nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo del 1948. Nell’art. 25 si legge che l’abitazione è una delle premesse necessarie a garantire la dignità e un tenore di vita salutare per l’individuo. Eppure, in Italia, pare non essere un diritto costituzionalmente riconosciuto. L’articolo 47 della Costituzione infatti recita semplicemente: “La Repubblica favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione”. Ma basta un incoraggiamento alla proprietà, di fronte all’emergenza abitativa che l’Italia sta vivendo negli ultimi anni? L’emergenza abitativa si verifica quando in un paese un numero significativo di persone non ha accesso a un’abitazione con standard minimi di dignità, sicura e sostenibile economicamente. In Italia, secondo i dati ISTAT, circa il 20% delle famiglie vive in affitto. Di queste, una buona parte sono esposte alla vulnerabilità abitativa, poiché dedicano oltre il 40% del reddito mensile al mantenimento e alla cura dell’abitazione.

L’evoluzione dell’emergenza abitativa in Italia negli anni

Ph: idealista.it

L’emergenza abitativa nel nostro paese ha origini molto lontane. Nel dopoguerra, gli investimenti per la ricostruzione nel settore immobiliare hanno portato all’espansione smisurata delle grandi città. La fortuna dei palazzinari di Roma e Milano era determinata proprio dalla loro capacità di rispondere in tempi brevi alla crescente domanda abitativa, in seguito all’esplosione demografica del boom economico. Senza un progetto urbanistico sostenibile e di ampio respiro, hanno fabbricato palazzoni e case popolari destinati alla vendita diretta. La riduzione dell’edilizia residenziale pubblica ha creato un mercato immobiliare orientato quasi esclusivamente all’acquisto piuttosto che all’affitto e un quadro normativo sfavorevole per gli affittuari. E in più ha riempito le nostre città di mostri di cemento, incompatibili con l’ambiente naturale circostante, oltre che con il buon gusto.

Il mancato rinnovo del patrimonio architettonico già esistente ha contribuito a ridurre l’accessibilità alla casa. Se invece di fabbricare e fabbricare e fabbricare ripensassimo gli edifici in stato di abbandono, che già occupano prezioso suolo pubblico, per un uso popolare, forse si potrebbe mitigare il problema. Ma l’emergenza si è evoluta e incancrenita senza che nessuno si mettesse seriamente a sbrogliare la matassa. La crisi dei mutui immobiliari nata in America nel 2008 non ha fatto altro che inflazionare una bolla che da anni aspettava di scoppiare. E a crescere non è soltanto la domanda abitativa per una residenza fissa, ma anche e soprattutto quella per una residenza temporanea. La turistificazione delle città fa schizzare alle stelle i prezzi degli affitti a breve termine. Lo sanno bene gli studenti fuori-sede, che vedono sempre più come un lusso lo studiare nella stessa città in cui si vive (tranne se la città è quella in cui si è nati). Ad oggi, un rapporto di Immobiliare.it, infatti, registra la corsa dei prezzi delle stanze in Italia, con rincari diffusi in quasi tutte le principali città universitarie e un dato complessivo nazionale che, rispetto al 2023, registra un +7% per le stanze singole.

La precarietà abitativa per gli studenti universitari

Tra le categorie più colpite dall’emergenza abitativa ci sono i giovani precari, in particolare gli studenti che devono appoggiarsi ai redditi familiari. Numerose sono state le manifestazioni studentesche contro il caro affitti e l’impossibilità materiale di trovare alloggio. La protesta era nata a maggio 2023 con l’iniziativa di una studentessa – Ilaria Lamera – che si è accampata con una tenda di fronte al Politecnico di Milano. Le tende piantate nei principali atenei italiani e nelle piazze sono così diventate l’emblema della precarietà abitativa. Ma la speculazione dei proprietari non si arresta. A Roma, con l’inizio dell’anno giubilare, si è assistito a una scandalosa riconversione generale di appartamenti per studenti in locali B&B per turisti. Questo fenomeno dimostra, ancora una volta, come il mercato del turismo sia in aperta competizione con le necessità primarie degli studenti. Rispetto ai turisti che vengono in vacanza dai quattro angoli del mondo, però, i fuori-sede hanno minor potere d’acquisto, minor disponibilità di capitale e dunque, minor peso politico.

Lorenzo La Rovere

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