Subito dopo la condanna in primo grado a quattro anni per maltrattamenti e lesioni gravi ai danni dell’ex compagna Carola, Leonardo Caffo sembrava aver accettato con diplomazia la sentenza, dichiarandosi indeciso circa la possibilità di appellarsi ad essa. Nelle sue primissime dichiarazioni, il filosofo si era mostrato contrito e conciliante, senza però esimersi dal ritagliare per sé un ruolo da capro espiatorio. Così, infatti, aveva definito il giudizio dei giudici: «Va bene colpirne uno per educarne mille. Io sono stato colpito, speriamo educhino gli altri mille».
Parole ambigue, ma che lasciavano intendere una soluzione pacifica della questione. Qualcosa, però, dev’essere cambiato negli ultimi giorni. Con un post su Instagram, l’autore di Anarchia ha annunciato che il processo proseguirà: «Sono innocente, per questo mi appellerò contro la condanna. In primo grado siamo già riusciti a dimostrare l’infondatezza di alcune delle accuse. Mi appellerò per dimostrare la mia totale innocenza.». Poche ore fa, inoltre, ha pubblicato il comunicato ufficiale del suo team di legali, che promettono di dare battaglia.
L’intervista di Leonardo Caffo

Intervistato dal quotidiano Libero, Leonardo Caffo ha parlato di come la sua vita sia stata sconvolta dalle accuse mosse contro di lui. alla domanda su come si senta dopo essere stato “allontanato” anche da persone che gli erano vicine, ha risposto: «Non considero così strano che, alla luce di una condanna, si possa dubitare della mia buona fede. Nessuno vuole avere a che fare con presunti mostri. Io però non ho picchiato nessuno».
Parole dure, inoltre, nei confronti del web, dal quale si è sentito attaccato: «Il 90% degli attacchi li ho ricevuti sui social network, dove purtroppo tutti ormai hanno il diritto di offendere e scrivere assurdità. E poi vorrei ricordare che oggi vale uno strano mito della purezza, che tra l’altro è in totale contraddizione con la storia dell’umanità». Per l’autore, inoltre, l’appiattimento del pensiero comune sarebbe il vero male del secolo; una massa in cui non si riconosce. «La filosofia e la cultura la fanno persone con contraddizioni, perché se uno si leggesse le biografie dei pensatori, non troverebbe di certo persone come Carlotta Vagnoli» ha affermato, riferendosi alla scrittrice femminista, che si è schierata contro di lui sin dalla denuncia dell’ex compagna, con la quale Caffo ha una figlia.
Le “colpe” di Chiara Valerio e quell’idea su Michela Murgia
Poco prima della condanna, Leonardo Caffo era stato invitato a presentare il suo ultimo manoscritto a Più Libri Più Liberi dalla direttrice Chiara Valerio, sua cara amica. La sua partecipazione aveva scatenato un enorme dibattito tra gli utenti; la presenza di un imputato per maltrattamenti cozzava con la decisione di dedicare la fiera a Giulia Cecchettin, vittima di femminicidio. Il tutto si era risolto con un passo indietro da parte dello stesso scrittore, che però non era stato ritenuto sufficiente per porre fine alle (giuste) polemiche.
Nonostante la curatrice della rassegna sia corsa in suo aiuto, però, Caffo ammette di non aver più parlato con lei: «No, non l’ho sentita. Io penso che si sia comportata da vera intellettuale nell’invitarmi alla fiera Più Libri Più Liberi. L’errore è stato dedicare una fiera del libro a Giulia Cecchettin. Sembra una strumentalizzazione di un omicidio terribile. Le fiere dei libri si dedicano agli scrittori e alle scrittrici e agli intellettuali. Questo è un segno del degrado del nostro tempo. È un appiattimento mostruoso».
Dalla collega, però, non è ancora arrivato alcun commento alla sentenza: «Chiara è un’amica, così come lo è stata Michela Murgia, ed è per questo che ci conosciamo così bene. Chiara probabilmente ha ceduto sotto il peso dei social network, e il fatto che il rumore dei social network possa modificare l’opinione di un intellettuale come lei è la cosa più grave che esista».
Proprio alla scomparsa Michela Murgia è dedicato l’ultimo pensiero. Caffo è convinto che, se a capo della Fiera ci fosse stata lei, le cose sarebbero andate diversamente: «Mi avrebbe invitato alla fiera, se ne sarebbe sbattuta delle critiche e li avrebbe asfaltati tutti. E penso che la fiera l’avrebbe dedicata a me».
Federica Checchia
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