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Aprile 18, 2021, domenica

Michela Murgia, in diretta al Museo MAXXI

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Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva. Viene presentato così l’evento online che si è tenuto oggi 6 aprile, in diretta sul sito del Museo MAXXI di Roma. Partecipa Michela Murgia, che presenta il suo libro “Stai zitta“.

L’incontro, introdotto dalla presidente della Fondazione Maxxi e ex Ministro dei Beni Culturali Giovanna Melandri, ha come ospite Michela Murgia e Marco Damilano, direttore de L’Espresso. Si tratta poi della presntazione del libro “Stai zitta e altre nove frasi che non vogliamo sentire più“. Il fulcro della presentazione si basa sul fatto che dietro ogni libertà e diritto negato vi è un impianto verbale, che nasce sin dalla notte dei tempi.

L’incontro con Michela Murgia per parlare di linguaggio e femminismo

“Stai in piedi”: l’incontro comincia con la citazione di un episodio avvenuto proprio oggi, che ha coinvolto l’Onorevole Ursula von der Leyen a Istanbul. Infatti, l’onorevole ha ricevuto l’ordine di stare in piedi in assemblea, in quanto le poltrone presenti erano riservate agli uomini. Si cita poi la religione, di come il linguaggio maschilista sia insito nella cultura religiosa da sempre.

Marco Damilano introduce il libro come “un libro che i maschi farebbero bene a tenere sul comodino”. Il direttore si riferisce anche e soprattutto ai maschi che hanno a che fare con l’informazione. Infatti, il 90% di ciò che viene pubblicato si muove su un linguaggio comune. Ed è importante la scelta interlocutore: a chi ti riferisci?

Michela Murgia afferma dunque che capisce che Damilano abbia letto il libro dalla sua prospettiva di uomo. Infatti afferma che il patriarcato non sta in piedi se non sono le donne a sorreggerlo: le donne devono prendere consapevolezza del fatto che gli strumenti di oppressione fanno parte del sistema patriarcale. Purtroppo il il sistema fornisce una serie di benefici, ma se ti riconosce come proprio tu puoi non avere la colpa della situazione che trovi.

Ne diventi complice se non ti assumi la responsabilità delle conseguenze. La scrittrice sostiene che manca la percezione di catastrofe, di sofferenza e purtroppo anche di morte nei confronti del patriarcato. Anche gli uomini soffrono di patriarcato e sessismo, ma è anche vero che nessun uomo muore di patriarcato: ferisce tutti ma la misura va mantenuta.

Cosa bisogna sapere per combattere l’oppressione del patriarcato

È necessario poi individuare individuare l’interlocutore. Può essere una donna giovane, che vede il femminismo storico e fa parte magari del femminismo contemporaneo, intersezionale. Possiamo fare un esempio matematico: anche se ci sono tre donne, due sono femministe e una è complice del patriarcato, non importa. Se ne trovo tre e ne convinco due ho vinto, ma l’obiettivo di questo libro sono le donne.

Viene sollevata un’altra questione: una donna vale l’altra, sembrano non avere nome, storia, e usate come oggetti contundenti di maschi che si fanno la lotta per il potere. Michela Murgia porta l’esempio delle quote rosa. Partendo dall’esempio della categoria dei precari, divenuta oggetto politico nel 2006, afferma che la categoria era più importante della competenza. Infatti oggi mettere un precario in lista non interessa a nessuno, oggi per esempio potrebbero essere i riders.

Per le donne questo non finisce mai, capita di essere ridotte alla “donnitudine”. Si tratta dunque di dare un ruolo non in base alla capacità, ma in quanto donna. Esiste infatti, purtroppo, un pregiudizio, legato al fatto che si ritiene che le donne non abbiano competenze. Le competenze non vengono sempre riconosciute e non si permette alle donne di emergere: nel momento in cui questo accade bisogna forzare con il numero, perché non si da abbastanza lavoro.

Il ruolo del linguaggio in questo senso è vitale, per dare spazio non solo alla complessità del fenomeno, ma anche allo spazzare via una sfumatura populista che vuole semplificare la complessità, per poterla sminuire. Si tende a banalizzare un concetto per la semplice mancanza di volontà. È necessario invece combattere gli stereotipi e pregiudizi proprio a partire dal linguaggio, che è forma primaria del rapporto interpersonale tra persone, prima che tra uomini e donne.

Marianna Soru

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