Cultura

Lettera a un papà: comunicare ai tempi del coronavirus

Lettera a un papà: aprire il cuore ai tempi del Coronavirus. Un viaggio fra i sentimenti.

Lettera a un papà

Caro papà, ti scrivo una lettera anche se oggi non vanno più di moda. In realtà, oggi non va più di moda neppure parlare. Si mandano sms, WhatsApp, messaggi vocali infiniti… forse perché, in fondo, non è che abbiamo paura di parlare, ma abbiamo paura delle risposte. O magari semplicemente perché andiamo sempre troppo di fretta per ascoltarle. Fatto sta che oggi, 19 marzo 2020, sotto emergenza covid19, non vanno più “di moda” neppure gli abbracci; eppure mi fermo e rifletto: che strano che tutti ne sentano nostalgia, ma che in realtà così pochi avessero veramente l’abitudine di darne uno. Pensiamoci. Gli uomini non abbracciano più le donne (e viceversa) perché lui/lei potrebbe pensare che “ci sta provando”. I maestri non abbracciano i bambini per la paura delle accuse di pedofilia. E’ triste, non credi?

Padri e figli - Immagine: quinlan.it
Padri e figli – Immagine: quinlan.it

Noi figli non abbracciamo più i genitori. Un po’ perché a volte ce lo impedite voi, diciamolo. E un po’ perché… Chissà, forse ci imbarazza. Eppure da bambini vi abbracciavamo, facevamo i capricci per dormire nel lettone “in mezzo a mamma e a papà” e invece adesso che siamo “grandi”… Ci fa strano. E così voi siete imbarazzati ad abbracciare noi, probabilmente perché a volte non riuscite a rivederci bambini e non riuscite a stare al passo con i nostri cambiamenti, la nostra velocità, persino la nostra identità. Siamo quasi tutti dichiaratamente atei, ma è soltanto perché non sappiamo in cosa credere.

Lettera a un papà: immagine tratta dal sito Tecnocino.it
Lettera a un papà: immagine tratta dal sito Tecnocino.it

Proclamiamo libertà sessuale, dimenticando che molti delle vostre generazioni sono stati hippie, e ci inventiamo un numero infinito di identità sessuali… Omosessuale, bisessuale, pansessuale. Forse perché il sesso ormai è diventato uno dei pochi modi che abbiamo di provare un vero contatto con qualcuno, o di sentire un’emozione forte… E anche se è soltanto per una notte ci basta; difficile da capire per voi, che siete la generazione del “finché morte non ci separi”. Io stessa ho inseguito le passioni di un attimo pur avendo sempre nel cuore la mia principessa disney in cerca del “per sempre felici e contenti”.

Lettera a un papà: comunicare ai tempi del coronavirus
Lettera a un papà – Photo Credits: blogsicilia.it

La verità è che felici e contenti noi non lo siamo, in primis con noi stessi. Lo sappiamo e lo stiamo riscoprendo ora che siamo costretti a stare dentro casa e fare i conti con noi stessi. Ci sentiamo in prigione e vogliamo disperatamente uscire, ma… Per fare cosa? Chi come me è un precario, lavora mediamente due giorni a settimana, in nero, e spesso percorrendo mezza Roma per guadagnare quattro spicci. Collezioniamo lauree, master, specializzazioni, pezzi di carta che rendono voi orgogliosi ma noi sempre più frustrati. Adesso a tutto ciò si aggiunge la frustrazione di sentirci così impotenti verso quello che sta accadendo, di renderci conto che nemmeno le lauree e i master e le specializzazioni dei più illustri luminari della medicina mondiale riescono a fare nulla contro un piccolo insignificante virus. Ed oggi, per la tua festa, non posso darti un abbraccio per paura di ucciderti.

Immagine di repertorio de: Il Messaggero.it
Immagine di repertorio de: Il Messaggero.it

E così, caro papà, ti scrivo questa lettera per poterti dire tutto quello che non ti ho mai detto: per dirti che, anche se ti ho visto poco da bambina, ricordo bene che ogni volta che ti vedevo ero felice, anche se non te l’ho dimostrato. La tua razionalità che tanto critico, mi è stata di supporto ogni volta che mi veniva l’ansia. Tutti mi dicono che quando mi guardi lavorare ti brillano gli occhi, anche se io invece sono perennemente insoddisfatta. Ti scrivo per ringraziarti di ogni volta che hai messo in ordine la mia cameretta. Per ogni volta che ti sei occupato delle mie bollette. Per ogni viaggio che non hai fatto con mamma per permettere a me di farne; mi piacerebbe che usciste là fuori a vedere il mondo, e che tu la finissi di trovare il modo di lavorare anche se adesso sei in pensione.

Paternità - Immagine: atripaldanews.it
Paternità – Immagine: atripaldanews.it

Non bisogna essere utili a tutto il mondo. Tu lo sei stato, per molti e in molti modi. E sin da bambina ti ho sempre dipinto come un eroe.Ma questo non è un momento per fare gli eroi, papà; ed io ti scrivo – sì!, per una volta sarò io a dirti queste parole – per raccomandarti di stare attento là fuori, di non uscire se non strettamente necessario, di non stringere le mani a tutti anche se sei sempre estremamente cordiale. Di tornare presto a casa, se proprio non puoi fare a meno di uscire. Tutti ti hanno sempre visto indistruttibile, forte, come un supereroe, ma io ti ho visto steso sul divano, ed ho capito che sei un essere umano.

Lettera a un papà: immagine tratta da robadadonne.it
Lettera a un papà: immagine tratta da robadadonne.it

Papà, in questa lettera non posso farti altro regalo che le mie parole, ma so che da me aspetti solo questo: so che vuoi sempre essere forte e sentirti forte, e spero che ti rassicuri sapere che per me sarai sempre il mio supereroe, papà, perché tu mi hai amata incondizionatamente nonostante ogni brutta parola che ti ho rivolto, nonostante i miei silenzi, e sei qui senza chiedere nulla anche oggi, anche se a distanza, per la tua festa del papà.

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