L’ex primo ministro spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero è indagato per possibile frode fiscale e contrabbando, dopo che la polizia ha rinvenuto gioielli per un valore superiore a 1,3 milioni di euro nella cassaforte del suo ufficio. L’ex leader socialista, che ha guidato due governi tra il 2004 e il 2011, è già sotto inchiesta per presunto traffico di influenze e altri reati relativi al salvataggio statale della compagnia aerea iberica Plus Ultra durante la pandemia di Covid-19. Su di lui pende l’accusa di aver supervisionato «una struttura gerarchica di traffico di influenze», il cui scopo era «ottenere vantaggi economici attraverso l’intermediazione e l’esercizio di influenza presso gli organi pubblici a favore di terzi, principalmente Plus Ultra».
Venerdì, il giudice istruttore presso l’Audiencia Nacional, la più alta corte penale della Spagna, ha confermato l’avvio di una nuova indagine dopo che una perizia ha stimato il valore dei gioielli, tra cui collane, bracciali, anelli e orologi, a 1.323.915 euro. Nella sentenza che motiva la sua decisione, il giudice José Luis Calama ha affermato che l’apparente assenza della necessaria documentazione fiscale relativa ai gioielli, rinvenuti il 19 maggio, lo ha indotto ad aprire una nuova indagine.
«Il possesso di beni di lusso di alto valore, unito alla mancanza di tracciabilità fiscale relativa al loro acquisto, costituisce un’indicazione oggettiva e razionale della possibile esistenza di una significativa frode fiscale, poiché l’acquisto di gioielli di tale valore genera necessariamente obblighi tributari, siano essi in termini di IVA, imposta di successione, imposta sulle donazioni o imposta sul reddito delle persone fisiche, a seconda della natura dell’operazione giuridica», ha dichiarato.
Zapatero respinge le accuse di evasione fiscale
Un portavoce di Zapatero ha affermato che alcuni dei gioielli sarebbero stati ereditati dall’ex primo ministro e da sua moglie. La coppia avrebbe acquistato un’altra parte dei monili durante alcuni viaggi. Dopo aver inizialmente stimato un valore tra i 30.000 e i 50.000 euro, molto inferiore a quello reale, si è scusato per aver involontariamente tratto in inganno. Venerdì ha dichiarato che sia lui che l’ex primo ministro avrebbero fornito a Calama una spiegazione.
Zapatero, che comparirà davanti al giudice la prossima settimana, ha negato ogni addebito. Dopo l’apertura dell’inchiesta sul suo ruolo nel salvataggio di Plus Ultra, il politico ha diffuso un video in cui ha ribadito la propria innocenza e si è dichiarato disponibile a collaborare con le indagini. «Desidero ribadire che tutta la mia attività, sia pubblica che privata, è sempre stata condotta nel pieno rispetto della legge», ha detto, aggiungendo di non aver mai compiuto «alcuna azione» relativa al salvataggio della compagnia aerea.
Federica Checchia





