Luca Traini, il neofascista che nel febbraio del 2018 tentò di compiere una strage a Macerata, è tornato libero. Il tribunale di sorveglianza di Ancona ha accolto la richiesta dell’avvocato Sergio Del Medico, che faceva leva sul percorso di «revisione critica» da parte del condannato circa la propria condotta.

In più di un’occasione l’uomo ha potuto usufruire di una serie di permessi per buona condotta, grazie ai quali aveva potuto fare ritorno nella casa di famiglia a Tolentino. Ha, inoltre, preso parte a diversi progetti, come i mercatini di Campagna Amica della Coldiretti e ha scritto un libro sui fatti del 2018, con l’intenzione di risarcire le persone coinvolte nel suo folle blitz. Uscito dal carcere di Barcaglione, sarà affidato ai servizi sociali.

Luca Traini e la strage di Macerata

Luca Traini
Luca Traini

Il 3 febbraio 2018, tre giorni dopo l’omicidio di Pamela Mastropietro, Luca Traini era salito a bordo della sua Alfa Romeo nera e aveva iniziato a sparare decine di colpi contro tutte le persone straniere incontrate lungo le vie della città. Nel raid, fortunatamente, non c’erano state vittime, ma sei persone erano rimaste ferite. L’uomo si era poi recato presso la sede del Partito Democratico di Macerata, aprendo il fuoco anche contro di essa. Infine, si era avvolto nella bandiera tricolore e si era recato davanti a un monumento, facendo il saluto romano.

In seguito all’accaduto, da lui giustificato come una reazione all’assassinio della giovane Pamela da parte dello spacciatore nigeriano Innocent Oseghale, Traini era stato condannato a docici anni di carcere per strage, porto abusivo d’armi e danneggiamenti con l’aggravante dell’odio razziale.

Federica Checchia

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