Macerata, condanna di carcere a dodici anni per Traini

Il Procuratore capo di Macerata Giovanni Giorgio chiarisce che quelli di Traini sono «crimini di odio commessi da persone schierate per le loro scelte ideologiche di estrema destra e di orientamento razzista», nonostante sia in corso un inizio di ravvedimento dimostrato dalle dichiarazioni spontanee dell’ imputato.

Ancora il procuratore si ritiene soddisfatto per una «sentenza emessa in un tempo ragionevole in presenza di un fatto grave».

Traini ha aggiunto particolari anche sulla sua vita: «Mi hanno detto che non sono matto e non sono borderline, ma ho avuto un’infanzia difficile».

Luca Traini è sotto processo per la tentata strage di Macerata del 3 febbraio di quest’anno, quando l’uomo, a bordo della sua auto, esplose numerosi colpi di pistola contro tutti i migranti incrociati per la sua strada. Sei persone rimasero ferite nella mattinata di follia. Successivamente all’arresto, Traini dichiarerà che il suo gesto sarebbe stata una ritorsione contro il brutale omicidio della diciottenne Pamela Mastropietro, uccisione di cui è accusato Innocent Oseghale, nigeriano. Inizialmente il bersaglio sarebbe dovuto essere proprio Oseghale – in quel momento in tribunale –  ma Traini avrebbe cambiato idea strada facendo.

L’avvocato della difesa Giancarlo Giulianelli dichiara: «È tranquillo, faremo ricorso, in quanto avevamo valutato anche tra le altre cose una sentenza di questo tipo».

Importanti anche per la gravità della condanna le affermazioni del perito Massimo Picozzi, secondo il quale l’operato di Traini «fu un gesto organizzato compiuto da una persona capace di intendere e di volere, legato ad uno stato emotivo e passionale». Le richieste dell’accusa sono state accolte quasi in toto dal collegio giudicante, che ha tuttavia concesso le attenuanti generiche (togliendo così quattro anni al totale della pena). Inoltre, per via della scelta del rito abbreviato, la pena è stata ulteriormente scontata di un terzo.

In aula presenti anche cinque delle vittime di Traini. Una di loro, Jennipher Otiotio, ha chiesto un risarcimento di 750 mila euro. 

Francesca Ricciuti

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