L’Iran ha lanciato nuovi attacchi contro i paesi del Golfo: le sirene di allarme missilistico hanno suonato nelle prime ore del mattino a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, e in Bahrein. Riad ha distrutto due droni nella sua regione orientale ricca di petrolio. Il Kuwait ha invece abbattuto sei droni. I Pasdaran hanno poi annunciato di aver “colpito” la base aerea americana di Al-Harir, nel Kurdistan iracheno, bersagliata con “5 missili”.

Trump ora dice che la guerra finirà «presto»

A Miami, a margine di un evento elettorale dei Repubblicani. Ne ha parlato nei soliti toni piuttosto iperbolici e contraddittori: ha detto che l’esercito statunitense ha «spazzato via ogni singola forza militare in Iran», che la guerra finirà «presto» e che le minacce causate dall’Iran saranno presto rimosse «una volta per tutte». Ha anche aggiunto più volte, senza fornire altri dettagli, che prima della guerra l’Iran stava per «conquistare» l’intero Medio Oriente.

Trump ha anche ripetuto una cosa che ha detto parlando a una giornalista in serata, e cioè che a suo dire gli Stati Uniti sono «vicini a completare gli obiettivi militari», senza però specificare quali siano.

Molti politici Repubblicani sono preoccupati che la guerra possa diventare un problema politico per Trump, soprattutto perché gli aumenti del prezzo del petrolio, e quindi dei carburanti, sono fortemente impopolari e possono portare a un generale aumento dei prezzi. Il costo della vita era già una questione centrale in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, quando negli Stati Uniti verrà rinnovato un terzo del Senato e tutta la Camera (oltre a molti governatori statali).

Sondaggi recenti indicano che la maggior parte degli statunitensi è contraria alla guerra: la base Repubblicana perlopiù sostiene gli attacchi all’Iran, ma molti deputati e senatori temono che questo sostegno possa venir meno se la guerra dovesse prolungarsi a lungo e causare un aumento dell’inflazione.