Il governo dell’Iran risponde all’Unione Europea, i cui 27 Stati membri hanno trovato giovedì l’accordo per inserire le Guardie Rivoluzionarie di Teheran (i cosiddetti “pasdaran“) nella lista delle organizzazioni terroristiche a causa del loro ruolo nella sanguinaria repressione delle proteste nel Paese.

Teheran quindi muove le sue carte, dopo il colpo subito dall’Europa con la designazione dei Pasdaran come organizzazione terroristica.

L’Unione Europea è pienamente consapevole che, in conformità con la risoluzione dell’Assemblea Consultiva Islamica, gli eserciti dei paesi che hanno partecipato alla recente risoluzione dell’Ue contro il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche sono considerati terroristi“, ha scritto, in un post su X, Ali Larijani, il segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale dell’Iran. “Di conseguenza, le ripercussioni ricadono sugli Stati europei che hanno intrapreso tale azione”, ha aggiunto.

Nello stesso giorno, la Repubblica islamica invia due suoi alti funzionari all’estero, in Russia e in Turchia, nel tentativo di costruire una risposta diplomatica e difensiva alla pressione dell’amministrazione Trump.

Il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, incontra a Istanbul l’omologo turco e il presidente Erdogan, che da giorni offrono una mediazione con Washington. Araghchi è il volto dialogante del sistema, il diplomatico di lungo corso che ha combattuto durante la guerra Iran-Iraq nelle fila dei Pasdaran. Ha molti contatti in Occidente e molti amici in Medio Oriente, ma sa che può giocare dentro confini stretti. Le linee rosse le decide la guida suprema, Ali Khamenei, e non sono cambiate. La prima: non si tratta sotto la pressione militare. «Gli Stati Uniti hanno ripetutamente richiesto di avviare negoziati con noi tramite vari intermediari, non abbiamo problemi a impegnarci in negoziati, ma non possono iniziare con le minacce», dice il ministro. La seconda riguarda l’oggetto di una possibile trattativa: «Siamo pronti ai negoziati, ma siamo pronti anche alla guerra. I missili iraniani e il sistema di difesa non saranno mai un tema di negoziato».

Mentre Araghchi era a Istanbul, Larijani ha incontrato Putin a Mosca. I russi non hanno interesse ad aprire un nuovo fronte con gli americani per difendere militarmente la Repubblica islamica, l’hanno già dimostrato con la guerra di giugno. Ma allo stesso tempo il Cremlino vuole scongiurare un cambiamento del sistema di potere a Teheran, che gli è stato così prezioso nell’assalto contro gli ucraini.