Siete degli studenti liceali o universitari sotto pressione? Avvertite la sensazione di non star facendo abbastanza? Ebbene tirate un sospiro e prendetevi un istate per leggere l’ennesimo articolo che tesse le lodi di una studentessa che è riuscita nell’impresa di laurearsi in Giurisprudenza in soli tre anni. Ma come? Essere sommersi da testate che parlano del suo percorso come se fosse alla portata di tutti, a patto che abbiate forza di volontà, non allevia le vostre preoccupazioni? Davvero strano. Se questo non fosse servito, allora concentratevi sugli altri articoli che, all’occorrenza, riportano la tragica notizia di un altro studente morto suicida a causa delle vessazioni di coetanei e familiari.

Il tempo, se vuoi, lo trovi. Ma non sempre basta

Se credete che queste parole abbiano un intento provocatorio, vi sbagliate. Sarebbe più comodo pensare a un’esagerazione degli eventi, a un voluto ingigantimento per puntare il dito. Tuttavia i fatti e, purtroppo, gli articoli stessi parlano chiaro. Quando emerge la storia sorprendente di questo o di quella studentessa in grado di intersecare studio, lavoro e vita sociale come pezzi di un puzzle 3+, non ci si limita mai a raccontare solo quanto accaduto. Si sottolinea e si rimarca come riuscire in tutto e, in più, laurearsi con anni di anticipo sia possibile. Una scelta che, a quanto pare, scinde il tempo e la salute mentale.

A onor del vero quanto fatto da Noemi Scortos, e da chi prima di lei, è notevole. In questo articolo, tuttavia, non ci focalizzeremo sul singolo, bensì sul sistema che vortica intorno. La stessa neo laureata ha affermato di non aver rinunciato ad attività sportive o sociali, trovando anche il modo di inserire nell’arco di 24h il lavoro. C’è un frase in particolare che, però, preoccupa: “Il tempo, se vuoi, lo trovi”. È ancora possibile, ad oggi, pronunciare e sottoscrivere quanto detto a cuor leggero? Riducendo, così, sacrifici, tempo e rinunce a una narrazione oggettivamente poco realista. Potrebbe essere vero per qualcuno, non per tutti. Altri potrebbero trovare il modo, ma non essere in grado di attuarlo. Che sia per pressione sociale, psicologica o emotiva, il discorso rimane immutato. La salute mentale in questi casi gioca un ruolo fondamentale.

La salute mentale: un problema sottovalutato

Il messaggio sottointeso è, quindi, quello di criticare chi ha scelto di elogiare l’operato di una giovane ambiziosa? Assolutamente no. È noto a tutti che il giornalista ha il compito e il diritto di informare i cittadini, soprattutto su questioni di pubblico interesse. Tuttavia è anche vero che, chi svolge questo lavoro, ha l’autonomia e la libertà di scegliere come trattare le suddette informazioni. Con sorprendete rapidità si passa dall’accusare la società poiché porta i giovani alla competizione malsana, all’affermare che i successi di un singolo possono diventare anche i tuoi. Solo se lo desideri davvero, sia chiaro.

L’incitamento a una scelta accurata delle proprie parole, specie per trattare temi delicati, non è mai una perdita di tempo. E se non siete ancora convinti dell’importanza, vi suggerisco di riflettere sugli oltre 200 giovani all’anno che decidono di suicidarsi. Pensate, poi, che una delle maggiori cause è proprio riconducibile alla pressione scolastica. Ora, dopo un dato oggettivo e agghiacciante, credete ancora che il modo in cui si trattato le notizie non faccia la differenza? Piangere sul corpo di un’altra studentessa non vanifica la frase “il tempo? si trova”.
Sarebbe doveroso ricordare, soprattutto in anni così bui per i giovani, che la salute mentale non è un argomento da rispolverare solo dopo una tragedia.

Stefania Cirillo