La Lituania è sotto attacco e la minaccia sembra venire dalla Russia, ma coinvolge tutta l’Europa. Non sono solo pacchi, ma segnali di guerra ibrida. Le autorità lituane hanno incriminato quindici persone per una presunta operazione sostenuta da Mosca, accusata di aver orchestrato una serie di attacchi incendiari in Europa attraverso i servizi di corriere. Dentro i pacchi, nascosti in cuscini da massaggio e tubetti di cosmetici, non c’erano beni di consumo ma ordigni artigianali caricati con termite, una sostanza capace di ridurre un magazzino in cenere.
Gli episodi non sono rimasti ipotesi: nel luglio 2024 alcuni di questi pacchi sono realmente esplosi. A Birmingham, nel Regno Unito, un magazzino DHL è stato colpito; a Lipsia un centro logistico ha preso fuoco; in Polonia un camion è esploso in pieno trasporto. Tutto sotto gli occhi di una logistica che regge la nostra quotidianità: piattaforme globali, pacchi che viaggiano senza volto né confini, infrastrutture che si vorrebbero invisibili ma che diventano improvvisamente fragili.
Lituania sotto attacco: dovrebbe essere l’intelligence Russa
Secondo l’ufficio del procuratore generale lituano, a coordinare le operazioni sarebbero stati individui legati al GRU, il servizio di intelligence militare russo. Tra i sospetti figurano cittadini russi ma anche baltici e ucraini, segno che la rete non ha confini nazionali ma si innesta nelle fratture etniche e geopolitiche che la guerra in Ucraina ha aperto in tutta la regione. Più di trenta perquisizioni in Lituania, Polonia, Lettonia ed Estonia hanno portato al sequestro di sei chilogrammi di esplosivo e all’emissione di tre mandati di arresto internazionali.
Il caso non riguarda solo qualche ordigno artigianale isolato. Le autorità lituane già lo scorso anno ipotizzavano che queste spedizioni potessero essere “prove generali” per colpire non soltanto l’Europa, ma anche aerei cargo diretti in Nord America. L’ombra è quella di un sabotaggio sistematico: colpire la catena logistica globale per minare la percezione di sicurezza, interrompere il flusso continuo di merci da cui dipendono economie e società.
L’Europa è preoccupata
Nell’agenda politica europea, la notizia si colloca in un clima già teso: tra campagne di disinformazione, cyberattacchi e pressioni sui confini, questi pacchi incendiari diventano un tassello ulteriore della guerra ibrida condotta da Mosca. Una guerra che non ha bisogno di carri armati per insinuarsi, ma sfrutta le stesse infrastrutture del commercio globale. L’immagine dei corrieri – icone della vita quotidiana e della comodità domestica – che diventano veicoli inconsapevoli di esplosivi rende evidente quanto fragile sia il nostro senso di normalità.
Il dato politico è tutto qui: i pacchi non mirano solo a bruciare magazzini, ma a incendiare la fiducia collettiva nella sicurezza europea.





