Livio Garzanti, a 99 anni dalla sua nascita, viene ancora ricordato come l’editore autoritario e autorevole del Novecento.

L’editore Livio Garzanti

Classe 1921, nato il 1° luglio, aveva ereditato l’azienda fondata dal padre. Dopo un breve periodo, alla fine degli anni Quaranta, occupato con la direzione della rivista culturale «L’illustrazione Italiana», Livio ha guidato la casa editrice Garzanti dal 1952, dopo la morte del padre nel 1961. 

Aldo Garzanti, a sua volta nel 1939, aveva rilevato la Treves, considerata una delle più importanti case editrici italiane. 

Proprio come i “fratelli Treves”, i Garzanti volevano donare un’impronta letteraria, perlopiù italiana.

Erano gli anni del secondo dopoguerra e l’editoria del momento puntava su autori di talento, senza pregiudizio, che raccontassero la situazione sociale attraverso la letteratura.

Si deve a Livio, per esempio, l’esordio di Pier Paolo Pasolini con il romanzo Ragazzi di vita (1955).

Mi lasciò per andare da Einaudi perché avevo pubblicato un autore da lui detestato, che poi vinse lo Strega. Mi colpì profondamente la nostra ultima passeggiata notturna, le confidenze che mi fece, possedeva il dono, il sentore, la grazia della raffinatezza letteraria. Tranne per Petrolio. Lo lessi per primo e dissi subito: impubblicabile. Erano appunti, non un’opera.

Ma l’editorie Livio Garzanti era conosciuto bene per il suo caratteraccio, cosa che ispirò Goffredo Parise.

«Parise veniva sovente a pranzo da me per poi scrivere male di me», infatti il protagonista de Il padrone di Goffredo Parise si ispira proprio a Livio.

Per non parlare di autori come Carlo Emilio Gadda e la celebre collana verde di Poesia, in cui pubblica autori come Mario Luzi, Giorgio Caproni, Mario Soldati e Attilio Bertolucci.

Livio Garzanti è stato un grande editore ma soprattutto uno scrittore, ricordiamo i romanzi da lui scritti, quali L’amore freddo (1980) e La fiera navigante (1990). 

Si spense a Milano il 13 febbraio 2015, all’età di 93 anni, nella clinica in cui era ricoverato.

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