Prima ancora che scoppiasse la guerra tra Stati Uniti-Israele e Iran, erano già note le complicazione che sarebbero potute sorgere a causa della dipendenza dai combustibili fossili. Se uno dei principali esportatori di petrolio è (seppur momentaneamente) bloccato, tutti i paesi esportatori aumentano la produzione. Per questa ragione alcuni gruppi di ambientalisti sollecitano per iniziare a puntare sull’energia pulita.

Gli analisti della società di consulenza, Wood Mackenzie, specializzata nei settori dell’energia e delle risorse naturali, mettono in guardia sul blocco dello Stretto di Hormuz. Qualora il flusso dei trasporti di petrolio non venisse ripristinato rapidamente, i prezzi tornerebbero a salire vertiginosamente. Difatti, sta già succedendo. L’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC+) ha deciso di produrre 206.000 barili al giorno. L’obiettivo è proprio quello di rispondere direttamente al conflitto e alle interruzioni di flusso di petrolio. La società, tuttavia, afferma: «Prezzi più alti spingeranno i produttori a monte di altre regioni a massimizzare la produzione, rinviando la manutenzione, spremendo di più gli impianti e accelerando le attività».

Dipendenza dal petrolio: gli ambientalisti puntano sull’energia pulita

Quindi, era indispensabile una guerra per comprendere i «costi orrendi» che bisogna pagare quando si sceglie di essere dipendenti dai combustibili fossili? Ovviamente no, ma conoscerne le conseguenze non sembra essere stato sufficiente. Per questa ragione diversi gruppi di ambientalisti si stanno impegnando a sollecitare i governi verso un traguardo chiaro: iniziare a puntare sull’energia pulita. Fin quando continueremo a scegliere l’alternativa più vulnerabile e inquinante, la sicurezza, così come la pace, verranno lasciate «sempre in balia della geopolitica».

Mads Christensen, di Greenpeace International, sostiene che un momentaneo aumento della produzione può effettivamente alleggerire le pressioni sui prezzi. Nonostante ciò non viene affrontata la vulnerabilità permanente causata dalla dipendenza dai combustibili fossili. Per sopperire alla problematicità del contesto, aggiunge Christensen, è necessario «perseguire soluzioni pacifiche e diplomatiche e garantire l’accesso a energia sostenibile e a prezzi abbordabili, per sostituire la volatilità dell’ordine mondiale fondato sui combustibili fossili». Le energie rinnovabili possono fornire un’energia sicura e non soggetta a variazioni geopolitiche.

La direttrice generale di 350.org (organizzazione per la giustizia climatica), Oliva Langhoff, ha dichiarato: «La nuova guerra contro l’Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz mettono a nudo i costi orrendi di un mondo incatenato ai combustibili fossili». Le famiglie, sostiene Langhoff, saranno coloro che ancora una volta dovranno fronteggiare l’inflazione. Finché l’intera energia globale dipenderà dal petrolio e sarà suscettibili a qualsiasi variazione la sicurezza energetica non è e non può essere garantita.

Stefania Cirillo