Esteri

L’omertà della Cina: prima il Covid, ora la fuga radioattiva

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Il muro di omertà torna a ergersi dalle parti di Pechino. E se nel 2020 la Cina aveva cercato in ogni modo di nascondere la diffusione del Covid, questa volta nega una fuga di materiale radioattivo da una delle sue centrali nucleari. Anche in questo caso l’episodio non è proprio recentissimo, perché dell’incidente che sarebbe avvenuto nel sito di Taishan, nella provincia del Guangdong, ne sta parlando da giorni persino il dipartimento di sicurezza degli Stati Uniti.

La notizia è stata diffusa domenica sera dalla Cnn: da alcuni giorni le autorità statunitensi stanno seguendo gli sviluppi dopo che la Framatome, azienda francese che ha partecipato alla costruzione dell’impianto, ha avvertito di una «minaccia radioattiva imminente» in una lettera inviata al ministero dell’Energia Usa l’8 giugno.

Framatome ha informato Washington del fatto che le autorità cinesi avrebbero raddoppiato i parametri di tollerabilità del livello di radiazioni intorno alla centrale. Decisione che sarebbe stata assunta per coprire una fuga e il seguente innalzamento del livello della radioattività nella zona circostante. In questo modo non si sarebbe dovuto procedere con la chiusura dell’impianto.

Stando alle fonti governative della tv americana, la situazione non sarebbe da catalogare come un’emergenza, ma richiederebbe cautela. L’Amministrazione Biden, inoltre, assicura che, in caso di pericolo, gli Stati Uniti non esiterebbero a lanciare l’allarme internazionale, in ottemperanza ai trattati sugli incidenti nucleari. Le radiazioni vengono però già segnalate a Hong Kong, a 150 chilometri dal sito. Tant’è che proprio nelle scorse ore il governo dell’ex colonia britannica si è riunito in seduta straordinaria per valutare la situazione e, nel caso, prendere i primi provvedimenti.

Secondo gli esperti, uno dei due reattori ha fatto registrare un aumento della concentrazione di alcuni gas nobili nel circuito primario che contiene acqua sotto pressione, che si scalda nella vasca del reattore a contatto con elementi combustibili. Fra questi ci sono appunto i gas rari come argon, elio, krypton, neon, e soprattutto il radon. Sulla base di approfonditi studi epidemiologici, il radon è stato classificato dall’Oms e dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, come un elemento cancerogeno per l’uomo, ed è reputato tra le principali cause di morte nel mondo per tumore ai polmoni dopo il fumo di tabacco.

Da parte sua Pechino ha rassicurato sul funzionamento dell’impianto nucleare. China General Nuclear Power Corp, la maggiore società per lo sviluppo nucleare cinese, fa sapere che gli indicatori ambientali all’interno e attorno all’impianto di Taishan sono normali. L’unità 1 dell’impianto nel Guangdong funziona senza intoppi e l’unità 2 è stata ricollegata alla rete la scorsa settimana dopo una revisione, si legge nella nota dell’azienda pubblicata sul sito web della centrale. Sulla questione è intervenuto anche il ministro cinese per la Tecnologia Wan Gang, ribadendo che «dall’inizio della loro operatività commerciale, i due reattori dell’impianto hanno funzionato secondo le norme e i regolamenti di sicurezza. Attualmente, i dati di monitoraggio mostrano che la stazione di Taishan e il suo ambiente circostante soddisfano tutti i parametri». Gang parla anche di «manovra politica», definendo il servizio della Cnn «l’ennesimo tentativo di screditare la Cina di fronte alla comunità mondiale». Eppure i pochi lanci di agenzia pubblicati sulla questione dai media di Pechino sono stati rimossi.

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