Il 9 Febbraio scorso, è finalmente entrato in vigore il nuovo codice penale angolano. Esso abolisce il divieto degli “atti sessuali contro natura”, rendendo l’omosessualità legale in Angola dopo ben 134 anni. Inoltre rende l’orientamento sessuale una categoria protetta contro le discriminazioni. È ora proibito il licenziamento, la diffamazione, o il rifiuto di beni o servizi, sulla base dell’orientamento sessuale. Le pene partono da multe e arrivano fino ai due anni di reclusione.

Omosessualità in Angola: un po’ di storia
Le nuove leggi sono state introdotte nel Febbraio 2017, e approvate nel Gennaio 2019 con una maggioranza schiacciante di ben 155 sì, un no e 7 astensioni. Si tratta della prima modifica del codice penale fin dall’indipendenza del paese, nel 1975. Il divieto dell’omosessualità in Angola, però, risale al 1886, e alle leggi redatte dai coloni portoghesi. Infatti prima della colonizzazione tra i gruppi etnici presenti nell’area (tra cui gli Ovimbundu e gli Ovaherero) non vigeva nessun tabù verso le unioni omosessuali.
Francisco Queiroz, Ministro angolano della Giustizia e dei Diritti Umani, sottolinea l’importanza “del consolidamento della sovranità nazionale” e della liberazione dai retaggi coloniali. Mawethu Nkosana, dall’associazione per i diritti umani CIVICUS, nota che adesso le persone LGBTQ+ si godranno finalmente dei loro pieni diritti da cittadini. Potranno infatti usufruire dei servizi sanitari e accedere al mondo del lavoro sapendo di essere protetti dalle discriminazioni.
“La speranza è la luce che vince la paura. A tutti gli Attivisti LGBTQIA+ che instancabilmente danno visibilità alla nostra lotta, agli anonimi che fanno la nostra luminosità, agli influencer digitali e ai personaggi pubblici, a tutti coloro che rappresentano ogni lettera della nostra abbreviazione. L’Associazione ringrazia per il contributo di tutti.”
Così scrive su Facebook l’Associazione Iris Angola, organizzazione attiva dal 2018 per promuovere i diritti LGBTQ+, per celebrare l’occasione storica.
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