Ha avuto poca risonanza in Italia l’inchiesta su Loro Piana e lo sfruttamento di un’intera comunità delle Ande. A parlarne infatti due testate internazionali, Fashionista e Business of Fashion. E la casa di moda finisce sotto il mirino per uno sfruttamento che, pare, permane da quasi trent’anni.
Chi è Loro Piana

La casa di moda nasce nel 1924 in Italia. Ma, come tantissimi brand Made in Italy, è stata rivenduta al colosso del lusso LVMH nel 2013. Il brand (non) è riconoscibile per l’assenza di grandi loghi e per questo si è guadagnato la fama di essere uno dei pionieri del quiet luxury. A dargli questa corona anche l’altissima qualità dei prodotti, con maglioni venduti a più di novemila euro al pezzo. Ma, come sempre, non è tutto oro quel che luccica: dietro questo lusso silenzioso ma prorompente, c’è un intero palco di sfruttamento.
Non solo di animali, ma anche di comunità. Ma procediamo con ordine: Loro Piana fa capi con vari tipi di filati, ed è alla base del suo successo che siano tutti di grande qualità. Si tratta della lana di vigogna: uno dei filati più costosi e lussuosi che esistano. Tanto che l’azienda stessa la definisce “la fibra degli dei”. Il brand si rifornisce di questa preziosa lana sin dal 1994 a Lucanas, la più nota comunità andina per la tosatura di questi animali. Ed è stata anche la prima ad aver ricevuto l’autorizzazione dal governo peruviano per farlo legalmente. Infatti, alla fine degli anni Settanta il governo decise di regolamentare la pratica: questo era necessario per evitare l’estinzione della specie. Ma soprattutto per lasciarne i proventi solo alle comunità andine, molto povere ma esperte nella tosatura delle vigogne.
Le vigogne
Questo tipo di pecore sono animali estremamente selvatici e difficili da prendere. Per questo serve una grande conoscenza non solo del territorio montano su cui pascolano, ma anche delle tecniche per catturarli e tosarli. E non solo: si possono tosare ad anni alterni, per cui la produzione è limitata. Da questo rapporto commerciale però la piccola comunità andina avrebbe guadagnato pochissimo, secondo l’inchiesta di Bloomberg.
Già nel 2018 un’indagine commissionata dal governo rivelava che l’80 per cento degli abitanti di Lucanas ha dichiarato di non aver beneficiato in alcun modo del commercio con Loro Piana. E non solo, i giovani hanno iniziato a lasciare il paese per andare a vivere in città. O, peggio, lavoravano in nero nelle pericolose miniere d’oro della zona. E anche i più anziani erano quasi tutti agricoltori con una scarsa produzione utilizzata per sopravvivere. In aggiunta, le condizioni di vita sono pessime, poiché tuttora la maggior parte delle case è costruita con il fango, e non ci sono le tubature.
L’inchiesta di Bloomberg e la risposta di Loro Piana
E pare che, secondo Bloomberg, non ci sono motivi chiari dietro la diminuzione della produzione della lana. E nei dieci anni successivi al 2012 si è ridotta da 1.877 a 460 chili, cioè di tre quarti. Mentre nello stesso periodo i ricavi della comunità sono diminuiti di circa l’80 per cento, da circa 790mila dollari a poco più di 150mila. Nel 2020 e nel 2021, gli anni della pandemia, non c’è stata proprio produzione, e di conseguenza neanche guadagni.
Inoltre Bloomberg racconta che Loro Piana acquistò per 160mila dollari un terreno di circa 20 chilometri quadrati vicino Lucanas, dove costruì una recinzione di 12 chilometri quadrati per custodire le vigogne da tosare. La richiesta di Loro Piana di tosare le vigogne sui suoi terreni è stata approvata nel 2010. Da allora l’azienda è diventata la prima a poterlo fare legalmente, senza passare per le comunità indigene.
La risposta del marchio
Sempre secondo Bloomberg la recinzione garantisce anche una produzione più intensiva, perché concentrare più esemplari in un territorio delimitato ne aumenta la velocità di riproduzione. E così anche la popolazione di vigogne è aumentata fino al 50 per cento ogni anno. Secondo l’autorità faunistica peruviana questo è avvenuto a danno della diversità genetica, e soprattutto dell’aspettativa di vita degli animali. In più tale condizione di “semicattività” non è l’ideale per questa specie. Infatti, le vigogne sono animali selvatici e hanno bisogno di muoversi per territori assai estesi, che un recinto pure molto ampio non potrà mai garantire.
Date tutte queste incongruenze, Loro Piana ha deciso di rispondere all’inchiesta, contestando le accuse con una nota in cui dice che «da quando è arrivata in Perù negli anni Ottanta, Loro Piana si è impegnata a sostenere i più alti standard di pratiche commerciali etiche e responsabili». E che l’azienda «rappresenta un fondamentale supporto economico a livello locale, proteggendo e rafforzando la domanda e il valore della fibra di vigogna, indipendentemente dalle dinamiche del mercato».
Marianna Soru
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