L’aria densa di magia, RPG e storie infinite di Lucca Comics & Games 2025 è stata quest’anno impreziosita da un ospite di statura leggendaria: Sir Ian Livingstone. Co-fondatore di Games Workshop e mente dietro la rivoluzionaria serie di librigame Fighting Fantasy, Livingstone non è solo un pioniere nel mondo del gaming da tavolo, ma una figura che ha plasmato l’immaginario di intere generazioni di giocatori, autori e sviluppatori.

La sua presenza a Lucca ha rappresentato un’occasione imperdibile per addentrarsi nelle sale del Castello di Ystard, metaforicamente parlando, e discutere non solo del passato glorioso che include il lancio di Warhammer e l’introduzione di Dungeons & Dragons nel Regno Unito, ma anche dell’influenza duratura dei suoi lavori sull’industria videoludica moderna e sul futuro dell’intrattenimento interattivo.

In questa intervista esclusiva, Sir Ian Livingstone ci apre le porte del suo mondo, vi stiamo presentando il “padrino”, quando lavorò in Eidos Interactive, e mecenate nientemeno che di Lara Croft! Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo in solitaria, e questo è ciò che ci ha raccontato… vi lasciamo alle sue parole, sperando possano ispirarvi e incuriosirvi!

Le origini: la nascita di Games Workshop e la serie Fighting Fantasy

Lorenzo Mango: Quando ha fondato Games Workshop, aveva già in mente di creare un fenomeno di portata globale? Avevate grandi ambizioni? Oppure no?

Sir Ian Livingstone: Quando iniziammo a lavorare su Games Workshop non avevamo idea di quello che stavamo facendo. Eravamo tre tizi in un appartamento, con tre lavori noiosi e che giocavano un sacco di giochi da tavolo. Allora pensammo: perché non facciamo del nostro hobby un lavoro in grado di farci divertire e far divertire gli altri? Non pensavamo che sarebbe finito per dominare il mondo 50 anni dopo…

Lorenzo Mango: Nei libri games di Fighting Fantasy l’immaginazione del giocatore era la chiave per spalancare i mondi narrati. Quando iniziò a lavorare in Eidos con i videogiochi, che hanno grafiche prefissate e pre-immaginate, percepì che avrebbero fatto perdere la capacità di immaginare ai giocatori?

Sir Ian Livingstone: Domanda interessante, dunque: in un videogioco tutti vedono la stessa immagine sullo schermo, quindi possiamo dire che l’immaginazione non è necessariamente fondamentale per far sognare le persone e comunicare il messaggio che il gioco vuole comunicare. Allo stesso tempo, ci sono giochi con grafiche incredibili oggigiorno, che un gioco da tavolo non può imitare in nessun modo. Perciò non credo che un media sia superiore all’altro, credo siano semplicemente modi diversi di raccontare una storia. Anche i fumetti sono composti solo da “immagini”, per esempio, ma non li mettiamo a confronto.

Perciò, sì, i libri di Fighting Fantasy avevano come chiave l’immaginazione e la fantasia del giocatore, e conosco almeno una persona che mi dice spesso di “preferire la radio alla televisione” perché “le immagini in radio sono migliori”, quindi c’è ancora chi la pensa alla vecchia maniera. È bello che le persone continuino a usare l’immaginazione. Però, allo stesso tempo, i videogiochi stimolano i giocatori in modi che i libri game o i giochi da tavolo non possono, perciò sono complementari: quel che non fa uno, lo fa l’altro e viceversa

Lorenzo Mango: Cosa ne pensa di come si stanno sviluppando i franchise di Games Workshop negli ultimi anni, da quando non è più direttamente coinvolto?

Sir Ian Livingstone: Sono molto orgoglioso dei franchise che ho creato, anche se non sono più in Games Workshop da qualche tempo dato che l’ho venduta, come saprete. Warhammer è super, ovviamente, è fantastico vederlo “uscir fuori” dal fandom classico e raggiungere molte più persone, specialmente se come portabandiera ci sono appassionati come Henry Cavill. Sapere che Cavill sta portando Warhammer a Hollywood per mostrare quanto sia importante per lui, e per molti ben oltre il mondo del gioco, spaziando in quello dell’intrattenimento… è come vedere un figlio che lascia la casa paterna e fa le sue cose in giro per il mondo, ne sono orgogliosissimo. Sono un padre orgoglioso.

Il rapporto coi giochi e con i… videogiochi!

Lorenzo Mango: Dato che ci ha detto di videogiocare, ha un preferito tra i due? Intendo tra i videogiochi, e i giochi da tavolo o GDR.

Sir Ian Livingstone: È come chiedermi se ho un figlio preferito! Domanda difficilissima. Beh, i videogiochi hanno suoni, musica, narrazione, grafiche stimolanti, sono diversi da un gioco da tavolo o di ruolo. Non so se preferisco l’uno o l’altro: a volte preferisco l’uno, a volte l’altro, a seconda di come mi sento. I giochi da tavolo e di ruolo mi permettono di interagire con altri giocatori in una stessa stanza, per esempio, se ho voglia di socialità fisica preferisco loro. Alla fine, basta divertirsi, non importa come.

Lorenzo Mango: E se si fondessero, come già sta accadendo per molti Board Game di vari produttori? Giochi da tavolo con elementi digitali…

Sir Ian Livingstone: Sarò vecchio stile, ma preferirei che restassero separati. Ci sono sicuramente persone che trovano interessante una fusione tra i due media, e vedo possibilissima una fusione dei due mercati, per esempio pensando a giocatori che potrebbero usare i loro telefoni per giochi in realtà aumentata, approfondendo le meccaniche di un gioco da tavolo, o di un libro game. Un modo creativo di combinare le due cose c’è, insomma.

Lorenzo Mango: Cosa ha provato la prima volta che vide il progetto Tomb Raider? Capì immediatamente a che fenomeno stava assistendo?

Sir Ian Livingstone: Ho conosciuto Lara per la prima volta quando era ancora in fase di sviluppo. Io e i misi soci in Eidos avemmo l’opportunità di assistere agli stadi iniziali del design non solo estetico, ma del vero cuore ludico dell’esperienza. Entrai in una stanza dove mi fu presentato il personaggio, con me c’erano solo altre sei persone e… vedere per la prima volta un personaggio in 3D come Lara che si muoveva in un ambiente così suggestivo sullo schermo, con la telecamera che poteva essere mossa a piacimento, fu incredibile.

Lara aveva tutto, quelli che chiamo “i tre pilastri”: combattimenti, puzzle, esplorazione. Era un personaggio dinamico che sarebbe piaciuto a uomini e donne, e vederla nascere mi ha fatto sentire parte di un momento di grandissima innovazione. Non fu affatto difficile dire di sì all’avvio del progetto sotto l’egida di Eidos. Eppure, all’epoca nessuno poteva immaginare quanto sarebbe diventato importante il gioco. Avevamo previsto di vendere 100.000 copie al massimo, e invece… finì per venderne milioni. In realtà aveva tutte le carte in regola per essere un fenomeno, solo non sapevamo quanto.

Un giocatore… ma anche un collezionista!

Lorenzo Mango: Quando si è leggende del “gioco” a 360 gradi come lei, si trova ancora la voglia di mettersi a giocare?

Sir Ian Livingstone: Eeeh… a volte è difficile trovare il tempo per giocare. Ho dozzine di giochi da tavolo in libreria che non ho mai aperto, eppure ho un gruppo di amici, sei persone fidate, con le quali giochiamo abitualmente almeno una volta a settimana. Sono le stesse persone dagli anni 80, anzi, ora siamo 5… ma c’è ancora Steve Jackson con me… è il nostro personale “Night Game Club”. Quando non possiamo vederci tutti insieme nello stesso posto a casa mia, usiamo comunque Zoom per giocare, non ci perdiamo una settimana. Certo, i tool VR, come Zoom, sono un modo interessante per ovviare alla distanza tra i giocatori, ma preferiamo di gran lunga vederci tutti insieme di persona.

Lorenzo Mango: È molto geloso dei suoi giochi? Li tiene “imbustati” e li usa con le foderine per le carte e tutto il resto, o li preferisce “vissuti”?

Sir Ian Livingstone: Sono molto, molto geloso dei miei giochi. Li tengo molto bene. Pensa che ho un set intero di libri di Fighting Fantasy che non sono mai stati nemmeno aperti, li tengo gelosamente per collezione. Dei giochi da tavolo che mi piacciono di più, ne compro uno da tenere sigillato, e uno per giocare! Idem per i videogiochi che ho prodotto, ne ho una copia di ciascuno ancora imballata. Ho anche un Game Boy nuovo nuovo, mai aperto.

Lorenzo Mango: Accipicchia! Quindi, possiamo dire che è un amante del retrogaming? O apprezza anche produzioni moderne?

Sir Ian Livingstone: Non credo sia giusto categorizzare i giochi come retro o moderni, sono giochi. A volte preferisci, e preferisco, giocare un’esperienza dal passato, a volte una moderna. Per esempio, uno dei miei giochi preferiti è Kynseed di PixelCount Studios, è un’esperienza moderna, ma in pixelart, bellissima. È un mondo dove puoi svolgere un sacco di attività, come coltivare, ma anche esplorare e lottare. È simile a Stardew Valley, ma ha molto più missioni, ha le lotte con i mostri, insomma: provatelo!

Lorenzo Mango: Ah, quindi le piacciono anche i “chill games”, come Stardew Valley. Di Animal Crossing invece, cosa ne dice?

Sir Ian Livingstone: Oh, io amo i chill games, è bellissimo “sparire” in questi mondi fantastici di tanto in tanto. Ho giocato molto anche ad Animal Crossing, sì. mi piace scambiare gli oggetti, le ricette per il crafting con gli amici e… la frutta. È un gioco meraviglioso!