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Aprile 18, 2021, domenica

Lucio Dalla, un piccolo poeta dal cuore grande

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Parlare di Lucio Dalla significa parlare di uno dei giganti della musica italiana. Il noto cantautore e musicista bolognese, la cui scomparsa ci ha colpito come un fulmine a ciel sereno nel 2012, ha consegnato ad almeno tre generazioni innumerevoli canzoni intrise di poesia, ironia e umanità.

Impossibile citare tutti i suoi capolavori, dall’esordio jazz, al beat al pop alla lirica. In una carriera di cinquant’anni, Dalla ha inciso oltre venti album in studio, raggiunto la meritata fama anche all’estero, vinto numerosi premi (tra gli altri, David di Donatello e Targa Tenco) e ricevuto onorificenze e due lauree honoris causa. Rivediamo insieme i momenti più importanti della sua vita e della sua carriera.

Lucio Dalla, l’infanzia del genio bolognese

Il 4 Marzo 1943 è una data storica per la musica italiana. Tutti sanno che in questo giorno è nato un artista immenso. E che questa data è anche il titolo di una delle sue più celebri canzoni. Della sua città natia, Bologna, Lucio Dalla è divenuto una specie di simbolo, istituzione. Il capoluogo emiliano è fondamentale sin dall’infanzia per l’artista, benché la sua genialità lo abbia portato spesso ben oltre i confini nazionali.

Figlio di un direttore di club e di una stilista, Lucio resta orfano del padre a soli sette anni. Ricordando il lutto del genitore stroncato da un tumore, nei primi anni ’80 il musicista dichiarerà: “Ho imparato a fare della mia vita un modello di solitudine, cioè a cercarmela, a organizzarmela, a viverla, questa mia solitudine, come un momento di benessere profondo, necessario per una corretta lettura dell’esistenza”. Il legame con la madre è molto forte: sarà proprio lei ad incoraggiarlo a intraprendere la carriera musicale. La donna, Jole Melotti (1901-76), è convinta che il piccolo Lucio sia geneticamente portato per lo spettacolo:

«Avevo undici anni quando mia madre, donna strana, una stilista che non sapeva mettere un bottone, mi portò in un istituto psicotecnico di Bologna per un test sulle mie attitudini: risultò che ero un mezzo deficiente» – Lucio Dalla

Lucio Dalla - ph: behance.net
Lucio Dalla – ph: behance.net

Un percorso eccentrico partito dal jazz

Malgrado l’esito di quel test, Lucio si rivela davvero un ragazzo fuori dal comune, come ben sapeva la madre. Il suo percorso scolastico è irregolare: passa da ragioneria al classico al linguistico. Ma a 17 anni è già da solo a Roma a fare musica. Di ritorno nella Bologna del boom economico, Dalla è un adolescente buffo e irrequieto, appassionato di jazz. Impara a suonare il clarinetto da autodidatta e comincia ad esibirsi con alcuni complessi dilettantistici locali. In questo periodo l’artista non è ancora interessato alla musica leggera.

Sperimenta tante tecniche insolite per la realtà italiana dell’epoca: vocalizzi estemporanei in stile “scat”, escursioni vocali disarmoniche al limite della stonatura, uno stile “black” che si rifà al proto-funk di James Brown. A scoprirlo è Gino Paoli, che vede in lui il primo cantante soul italiano. Nello stesso periodo, Lucio viaggia spesso al sud Italia, dove è solita recarsi la madre per lavoro. La dichiarata passione dell’artista per il meridione sarà spesso ricordata nelle sue interviste:

«È stato durante queste vacanze da emigrante alla rovescia che è avvenuta in me la spaccatura tra due diversi modi di vivere. Così oggi mi ritrovo con due anime: quella nordica (ordinata, efficiente, futuribile, perfezionista, esigente verso sé e verso gli altri) e quella meridionale (disordinata, brada, sensuale, onirica, mistica). È nel sud che sono diventato religioso, di una religiosità forsennata, irrazionale, pagana».

Lucio Dalla, 4/3/43, live a Sanremo 1971

La consacrazione di Lucio Dalla dopo i primi insuccessi

Dopo aver militato per anni in vari gruppi, Dalla fa il suo esordio solista nel 1964, a 21 anni. Il primo 45 giri è il singolo Lei (non è per me)/Ma questa sera. La presentazione al pubblico di questi brani al Cantagiro è traumatica: il cantautore bolognese viene accolto con lanci di pomodori e fischi. Del resto, è un mezzo sconosciuto che veste male, la sua bruttezza appare scontrosa, canta in un modo tutto suo, molto lontano dai cantanti italiani dell’epoca. Ma Dalla è uno spirito libero e se ne infischia dell’etichetta, così va testardamente per la sua strada.

Attraversa la stagione beat, nel 1966 si presenta al Festival di Sanremo coi Yardbirds e nello stesso anno pubblica il suo primo album. L’anno seguente fa addirittura da spalla a Jimi Hendrix nel suo concerto al Piper di Milano. La tenacia di Lucio è premiata per la prima volta nel 1970, quando convince come compositore scrivendo per Gianni Morandi Occhi di ragazza, che finisce in cima alle classifiche. Il suo primo vero successo arriva nel 1971, quando torna a Sanremo con 4/3/43, brano divenuto nel tempo un evergreen del musicista.

Lucio Dalla, Piazza Grande (dvd live: “12000 Lune Classica & Jazz”, 2006)

I primi capolavori di Dalla: 4/3/43 e Piazza Grande

Dalla è da subito consapevole dell’importanza del brano sanremese. Si commuove quando la canta e ottiene consensi ovunque la suoni dal vivo. 4/3/43 viene portata al successo anche fuori dall’Italia e oltreoceano da altri interpreti. Quando è presentata alla kermesse della canzone italiana, però, è oggetto di censura. Il titolo originario, era infatti Gesù bambino. E anche un verso fu cambiato: “E anche adesso che bestemmio e bevo vino, per ladri e puttane sono Gesù Bambino” diventò “E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino”. Diversamente da quanto si ritiene, 4/3/43 non è un brano autobiografico, ma solo in parte ispirato alla condizione di orfano di Lucio.

L’artista bissa il successo a Sanremo tornandovi nel 1972 con un altro brano immenso, divenuto un classico: Piazza grande. Questa canzone è il commovente racconto di un senzatetto realmente vissuto. Co-autore della musica è Ron e in origine la canzone doveva essere interpretata da Gianni Morandi. Il brano ha dato il nome all’associazione “Amici di Piazza Grande onlus”, che opera a Bologna dal 1993, con lo scopo di dare cure e assistenza alle varie persone indigenti e senza dimora.

Lucio Dalla, Anna e Marco (1979)

Com’è profondo Lucio

Il grande pubblico ha un ulteriore prova della maturità artistica di Lucio sul finire del decennio, quando, nel 1977, esce Com’è profondo il mare, primo disco in cui l’artista è anche autore di tutti i testi. A spiccare sono brani come la title track, la bizzarra Disperato Erotico Stomp o l’intimista Quale allegria. Il settimo album in studio di Dalla rivela un autore sensibile e fantasioso, che mescola poesia, politica, sentimenti, humor e storie quotidiane a sfondo autobiografico.

L’eccentrico jazzista incompreso negli anni ’60 è diventato una star. Il suo sound inizia a farsi riconoscibile e si arricchisce anche grazie a un gruppo di strumentisti bolognesi, che poi in parte confluirà negli Stadio. Ad avvicinare l’artista alla gente sono la sua umanità, la sua umiltà da artista di strada, la sua autoironia. La popolarità di Com’è profondo il mare non resta un’eccezione. Il boom continua con l’album seguente – intitolato semplicemente Lucio Dalla (1979), che vanta altri due suoi brani tra i più amati e apprezzati, L’anno che verrà e Anna e Marco – e con il tour-evento “Banana Republic” insieme a Francesco De Gregori (1979).

Lucio Dalla, Caruso (1986)

Il trionfo mondiale di Caruso

Nel marzo del 1986 Dalla parte in tour con gli Stadio per una serie di concerti all’estero. Da un live a New York sarà poi estratto il doppio album dal vivo DallAmeriCaruso. Unico inedito del disco è la struggente Caruso, che racconta gli ultimi giorni di vita del grande tenore. Il brano regala un altro enorme successo al cantautore emiliano: vende quasi 9 milioni di copie in tutto il mondo e negli anni viene intrepretato da artisti di ogni nazionalità di fama mondiale.

Dalla, in varie interviste, ha più volte spiegato la genesi del brano. “È una canzone del cuore, nata per caso” – racconta l’artista – nata da un inaspettato e intenso viaggio a Sorrento. In seguito a un guasto alla sua barca, Dalla è costretto a sostare in costiera, nello stesso hotel e nella stessa stanza dove anni prima soggiornò il grande tenore Enrico Caruso. Il personale dell’albergo gli racconta della coinvolgente storia d’amore tra Caruso, ormai affetto da una grave malattia ai polmoni che gli impediva di cantare, e una giovane allieva, a cui il grande lirico insegnava canto. Commosso da quelle parole, Dalla, ritiratosi nella stanza, guardando l’incantevole panorama di Sorrento, trova l’ispirazione per comporre sia il testo sia la musica.

Lucio Dalla, Canzone (1996)

Dalla, la svolta pop, gli ultimi anni e l’improvvisa scomparsa

Nel 1996 arriva la definitiva svolta pop di Dalla, con la pubblicazione di Canzoni. L’album è trainato dal singolo Canzone, co-scritto col giovane Samuele Bersani, scoperto proprio da Lucio. Agli inizi del nuovo millennio, ancora un cambio di direzione: nel 2003 si inoltra nella musica lirica, inscenando e componendo la sua Tosca – Amore disperato, tratta dal capolavoro di Guccini. Dallo spettacolo, è tratto poi l’omonimo brano, Amore disperato, con la partecipazione di Mina.

L’instancabile e poliedrico artista, parallelamente alla sua musica, compone colonne sonore, partecipati a trasmissioni Rai (tra queste, lo show La Bella e la Besthia con Sabrina Ferilli, 2002), fa il talent scout e il gallerista, organizza eventi. Un infarto stronca inaspettatamente l’inesauribile creatività di Lucio il 1° marzo 2012 a Montreux in Svizzera, dove si era esibito la sera precedente. Solo poche settimane prima, Dalla si era riaffacciato al grande pubblico tornando a Sanremo, a quarant’anni dall’ultima partecipazione, duettando con il giovane cantautore romano Pierdavide Carone nel brano Nanì. I funerali non potevano non svolgersi il 4 marzo, il giorno in cui avrebbe compiuto 69 anni. 

A cura di Valeria Salamone

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Valeria Salamonehttp://www.metropolitanmagazine.it
Laureata all'Accademia di Belle Arti di Palermo, (ex) aspirante artista, ora dell'arte, in tutte le sue forme, preferisco goderne da spettatrice, parlarne e scriverne
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