L’università di Harvard, nel Massachusetts, ha fatto causa all’amministrazione di Donald Trump. Lo storico ateneo ha accusato il presidente di aver violato i diritti costituzionali, in risposta a quella che ha definito come una “campagna intimidatoria”, orchestrata per minare la sua autonomia accademica.
Lo scontro tra le due parti, come riporta il New York Times, va in realtà avanti da diversi mesi. Al centro del contenzioso, un pacchetto di misure che prevede, tra le altre cose, il blocco di miliardi di dollari in fondi federali per la ricerca scientifica. Il nuovo esecutivo, inoltre, ha la pretesa di esercitare un controllo diretto su professori e corpo studentesco. Anche i programmi, per il governo, sarebbero tutti da rivedere. I corsi che fanno riferimento all’inclusività, alla diversità e al genere dovrebbero diventare oggetto di revisione. Si vorrebbe, infine, nominare un supervisore esterno con poteri sulle decisioni dell’istituto.
La storica università di Harvard si schiera contro Trump

L’azione legale è stata depositata ieri, e contrasta un presunto tentativo di “appropriazione politica” del sistema universitario. Sin dal suo insediamento, Trump ha preso di mira diversi campus, sostenendo che non stiano facendo abbastanza per contrastare la crescente ondata di antisemitismo dovuta alla guerra nella Striscia di Gaza. La sensazione comune, tuttavia, è che vi siano delle motivazioni più profonde. Motivazioni che, a detta dei più, risalirebbero a ostilità ben radicate tra i poli universitari e i rami più conservatori della destra americana.
Harvard è la più antica università degli Stati Uniti. Fondata con contributi privati nel 1636 da John Harvard, si trova sull’altra sponda del fiume Charles rispetto alla città di Boston ed è parte della Ivy League. Pur essendo legata alle proprie tradizioni, i suoi docenti e gli iscritti sono noti per le idee progressiste.
Tra i suoi ex studenti ci sono otto presidenti degli USA, decine di vincitori e vincitrici di premi Nobel e Pulitzer e molti giudici della Corte Suprema statunitense. Lo scorso aprile, è stato il primo ateneo a rifiutare apertamente le richieste del governo, annunciando che non avrebbe modificato né i programmi, né i criteri di ammissione e di assunzione.
Federica Checchia
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