Giornata storica per l’Uruguay: il Senato ha ufficialmente legalizzato l’eutanasia. Per la prima volta in Sud America, un Paese giunge a questa conclusione attraverso una legge; in Colombia e in Ecuador, invece, questa pratica è stata decriminalizzata da alcune sentenze della Corte suprema. Lo Stato, da sempre il più progressista dell’America Latina, aveva già fatto lo stesso sia con l’aborto che con la marijuana, oltre dieci anni fa. A promuovere la maggior parte di queste riforme sociali è stato l’ex presidente José “Pepe” Mujica, in carica tra il 2010 e il 2015, divenuto un punto di riferimento per la sinistra mondiale.
Dopo cinque anni di iter legislativo, i senatori l’hanno approvata con venti voti a favore su trentuno. A sostenerla sono stati anche alcuni esponenti di centrodestra, oltre ai politici appartenenti alla coalizione di governo, il Fronte Ampio. Stando ai sondaggi effettuati sulla popolazione, oltre il 60% dei cittadini è favorevole, nonostante la dura condanna da parte della Chiesa cattolica. In Cile, il presidente Gabriel Boric ha provato a rilanciare una proposta di legge sull’eutanasia bloccata al Senato, ma è ormai a fine mandato. Secondo i sondaggi in vista delle prossime elezioni, previste il 16 novembre, la destra conservatrice appare in vantaggio, ed è probabile che il progetto si areni di nuovo.
Cosa prevede la legge sull’eutanasia approvata in Uruguay
La nuova legge si chiama Muerte digna, ovvero “morte dignitosa”. Legalizza l’eutanasia, ma non il suicidio assistito, o la morte assistita. A fare la differenza, infatti, è l’intervento di un medico, previsto nella prima pratica; negli altri due casi, al contrario, è lo stesso paziente a somministrarsi un farmaco letale. In Uruguay potranno accedere alla “buona morte” le persone maggiorenni che hanno una malattia incurabile. Non ci sono, però, linee guida in merito all’aspettativa di vita, come accade in altri Paesi, ad esempio l’Inghilterra e il Galles, che richiedono una diagnosi di meno di sei mesi di vita.
Sarà possibile rivolgersi al proprio medico, che informerà il paziente delle possibili cure palliative. Avrà tre giorni di tempo per decidere se ci siano o meno le condizioni necessarie per procedere, tra le quali una «sofferenza insostenibile» provocata dalla malattia; non è dunque necessario che la persona abbia raggiunto lo stadio terminale. Si passa, in seguito, alla seconda valutazione di uno o più medici, entro cinque giorni. Una volta verificati tutti i requisiti, il paziente potrà formalizzare per iscritto la propria richiesta -revocabile in qualsiasi momento- alla presenza di due testimoni. Potrà decidere quando e in quale struttura l’eutanasia sarà eseguita.
Federica Checchia





