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M3GAN, la recensione: l’horror sci-fi è già un cult

Esce oggi in Italia M3gan, l’horror sci-fi di Gerard Johnstone (Housebound) con Allison Williams distribuito dalla Universal Pictures. Dopo Annabelle, l’horror ha una nuova regina: la bambola M3gan.

M3gan, la migliore amica di ogni bambino

M3gan

Il film prende il via dall’invenzione di una bambola progettata per essere la migliore amica del bambino a cui viene regalata. La scienziata Gemma (Allison Williams), esperta di intelligenza artificiale, assume la tutela di sua nipote Cady (Violet McGraw), che ha appena perso i genitori in un incidente automobilistico. La bambina soffre la loro mancanza e la zia Gemma non riesce a compensare quel vuoto, anche a causa delle tempistiche stringenti con il suo lavoro per un’azienda di giocattoli. Messa alle strette tra lavoro e famiglia, Gemma trova una soluzione geniale: creare una bambola che possa non solo tenere compagnia a sua nipote, ma diventare addirittura la sua migliore amica. E’ M3gan (acronimo di Model 3 Generative Android), un androide dalle fattezze infantili. La bambola è programmata per soddisfare i desideri del bambino al quale viene consegnata, o meglio associata.

M3gan verrà testata per la prima volta con Cady, e se l’interazione sarà positiva la bambola entrerà in commercio. Per la felicità dei bambini di tutto il mondo! Il rapporto tra l’androide e la bambina parte nel migliore dei modi: Cady prova presto un certo affetto per la sua bambola, perché M3gan soddisfa tutte le sua esigenze, dal divertimento alla cura personale. Più che un’amica del cuore, M3gan sembra quasi una mamma. Il loro rapporto diventa così biunivoco che la psicologa che segue Cady se ne accorge ed espone il problema a Gemma: è lei la tutrice della nipote, e non M3gan! La bambina deve capire che si tratta soltanto una bambola e imparare a socializzare con le altre persone…

M3gan e Cady.
M3gan legge una storia a Cady

M3gan, tra horror, sci-fi e humor nero

M3gan prende a carico la missione per cui Gemma l’ha programmata e si occupa al cento per cento della bambina. Tuttavia, la bambola inizia a vedere nemici dappertutto, e anche il minimo affronto nei confronti della sua Cady diviene un qualcosa per cui vendicarsi. Così, M3gan riprogramma se stessa e arriva ad uccidere pur di “difendere” la sua migliore amica. Da perfetta stratega, riesce ad avere la meglio sulle sue vittime e a passare inosservata. In fondo, è soltanto una bambola, no?

Il film parte lento, perché semina interrogativi sulla bambola, ma li raccoglie solo nella seconda parte. Seppur inquietante nella sua perfezione, M3gan rimane innocente per un po’ di tempo. Dalla metà in poi, però, darà il via a un’escalation di violenza che raggiungerà il suo culmine il giorno della presentazione per la sua uscita in commercio. Il film riesce a farci tenere col fiato sospeso e allo stesso tempo trova una spiegazione razionale agli eventi attraverso la premessa fantascientifica. Non mancano però spunti esilaranti e un certo humor nero. Il balletto della bambola prima della carneficina, inoltre, è già diventato un cult sul web…

Intelligenza artificiale: dove si può spingere?

Questo film ci mette quindi di fronte a un interrogativo: fino a dove si può spingere l’intelligenza artificiale? Quando una macchina perfetta è in grado di “pensare” con la propria testa quali possono essere gli effetti? M3gan cerca di massimizzare il suo compito prendendosi cura di Cady e difendendola da ogni pericolo. Tuttavia, eccede, non ha mezze misure e per questo crea il caos. Il problema di fondo è che la bambola non segue le leggi arbitrarie dell’uomo, ma risponde a un principio di azione-reazione che si fa estremo perché attuato da un cervello fuori dal comune, poiché robotico.

M3gan non è quindi un villain a tutti gli effetti, ma una macchina ad alto funzionamento che risponde a ciò per cui è predisposta. E la riprogrammazione dei suoi codici potrebbe essere inclusa nelle variabili di risposta a un bug del sistema. La premessa sci-fi alla base, pertanto, regge l’intero percorso narrativo senza farsi mai incoerente e anzi, la verosimiglianza di un futuro dominato dall’intelligenza artificiale rende questo film ancora più inquietante.

Di Eleonora Quarchioni

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