Negli ultimi giorni si parla solo della bellezza della sfilata di Maison Margiela Haute Couture Primavera/Estate 2024, che entrerà negli annales di una delle sfilate più belle di tutti i tempi. Stavolta non parleremo della bellezza del suo makeup che ha sconvolto tutti con il tocco meraviglioso di Pat McGrath, o della teatralità della presentazione. La sfilata è stata ricca di momenti che hanno attirato l’attenzione, tra cui la celebrazione dei peli del corpo, sdoganati in piena haute couture e l’utilizzo del merkin.
Maison Margiela ha (finalmente) sdoganato i peli del corpo sulle passerelle dell’haute couture

È estremamente raro vedere peli sul corpo su una passerella di moda, ma soprattutto quando si tratta di un marchio importante come Margiela. Una delle modelle infatti aveva una gonna di tulle trasparente con peli pubici finti in bella mostra. Ed è una cosa veramente rara da vedere su una passerella, per questo super interessante.
Ma cos’è il merkin? E’ una parrucca pubica che risale all’epoca rinascimentale. “Storicamente, i merkin erano indossati dalle prostitute che si depilavano la zona pubica per rimanere pulite”, spiega Stanley Tines a Popsugar. “In questo modo, potevano evitare i pidocchi. Inoltre, se qualcuno aveva delle piaghe, la parrucca le copriva”. Le prime versioni di biancheria intima di merkin utilizzavano peli di animali. “Usavano peli di cavallo, ed erano più intrecciati che annodati su un laccio. Anche se avessero saputo come attaccare i peli [come il metodo visto per Margiela], sarebbero stati nodi grandi e grossi”.
Solitamente la settimana della haute couture viene utilizzata dagli stilisti per poter collegare il lusso all’arte e alla bellezza, stavolta Margiela ha deciso di mettere in connessione anche la società e lo sdoganamento. Utilizzare il merkin ha assolutamente un significato di libertà e liberazione. I peli pubici, infatti, nella nostra società, dovrebbero essere normalizzati, soprattutto in spazi fortemente commercializzati per le donne, come la moda e la bellezza. Ed è davvero un passo avanti vedere che questi tabù vengano portati sulle passerelle dell’alta moda.
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