Musica

Il corpo a casa ma la testa a Formentera: il ritorno dei Malcomune

In un periodo in cui i concerti si annullano, Instagram si reinventa e diventa un palcoscenico virtuale. Lo sanno bene i Malcomune, rockband emergente romana che ha utilizzato la piattaforma per presentare la nuova formazione e lanciare il nuovo singolo. A Piergiorgio “Thunder” Thunderstone (voce e basso) e ad Alessandro “Space” Forte (batteria) si è aggiunto il chitarrista Mauro “Samba” Gaballo: insieme hanno presentato il nuovo, dissacrante brano “Formentera” (uscito in anteprima sui social di Upper Rec., management della band). Un titolo che richiama giornate assolate e spiagge gremite, ma il cui testo squarcia il velo di Maya e ci riporta ad una realtà fatta di divani e code chilometriche fuori i supermercati.

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Il rock contemporaneo tra misticismo e provocazioni: MMI intervista i Malcomune

Il vostro ritorno sulle scene è avvenuto con “Formentera”. Un titolo scomodo per il periodo attuale ed un video dissacrante e parodistico. Spiegateci come è nata la canzone e perché è il simbolo della vostra rinascita.
Thunder: “Formentera” è una metonimia, un simbolo di tutto ciò che ci manca in questo periodo: feste, musica, mare, o più semplicemente stare insieme. Ad ognuno manca la propria “Formentera”. Il brano è energico e provocatore: l’intento era restare noi stessi e distinguerci dal trend malinconico musicale recente. La leggerezza è solo apparente: dietro ogni provocazione c’è un senso che chi ha voglia di cogliere coglierà senza dubbio.

Il post che l’ha preceduta è di tutt’altra natura: evocativo e dal citazionismo raffinato. Come riuscite a far convivere il vostro lato dissacrante e provocatore con quello più intimo e mistico?
Thunder: In un momento così drammatico penso sia compito della musica condividere leggerezza. Laddove l’informazione talvolta esaspera, noi vogliamo diffondere spensieratezza. Diffido da chi si prende troppo sul serio. Se ho il potere di condividere un messaggio, vorrei fosse di speranza.

Thunder dei Malcomune - © Carolina Campanelli
Thunder dei Malcomune – © Carolina Campanelli

Con il post avete anche annunciato un nuovo arrivo in casa Malcomune. Ci aspettano nuovi sound ed influenze rispetto al passato?
Space: Con l’ingresso di Samba nella band abbiamo iniziato a sperimentare un nuovo sound, rimanendo però fedeli alle sonorità rock che hanno sempre contraddistinto me e Thunder.
Samba: Sicuramente c’è stato un processo d’evoluzione a livello musicale. Ascoltando ciò che era stato fatto prima del mio arrivo sono rimasto molto colpito dal potenziale creativo del progetto. Indubbiamente veniamo influenzati da correnti diverse, ma ciò non vuol dire che non possano convergere in un unico flusso d’energia chiamato Malcomune.

Parlateci un po’ del vostro background e di come siete arrivati alla consapevolezza di voler vivere di musica.
Space: Da quando ho conosciuto Thunder, più di due anni fa, è partito un percorso di simbiosi musicale con cui tendiamo a migliorarci ogni giorno. Abbiamo sempre pensato di voler fare questo nella vita e non abbiamo mai abbassato la testa: sempre contro tutto e tutti e coerenti a noi stessi.
Samba: Io vengo dal Salento, una zona da sempre ricca di fermento musicale. Una presenza costante anche nella mia famiglia: bisnonno flautista, zio batterista, papà speaker radiofonico… Non potevo essere da meno! Viene da sé che la musica, che sia quella della mia terra o il prog dei Pink Floyd, è sempre stata fondamentale per me. Vorrei vivere di musica? Assolutamente sì, sono nato con la consapevolezza di voler fare il musicista.

Space, alla batteria, e Samba dei Malcomune - © Carolina Campanelli
Space, alla batteria, e Samba dei Malcomune – © Carolina Campanelli

In cosa vi distinguete dalle band emergenti attuali? Qual è il vostro punto di forza che spinge chi vi ascolta a preferirvi a qualcun altro?
Samba: Prima di essere una band siamo tre amici, tre persone che si stimano a vicenda, una specie di seconda famiglia. Non sono sicuro che ci sia molta gente in giro come noi. Per me il lato umano è fondamentale per fare qualsiasi cosa.
Space: Concordo, la coesione personale riesce a canalizzare la nostra visione della vita all’interno dei brani. Spingiamo sempre oltre e sperimentiamo nuovi sound, rimanendo fedeli ai nostri capisaldi. Vogliamo portare al pubblico qualcosa di mai visto e sentito.

C’è qualcosa di nuovo che con i Malcomune vi piacerebbe sperimentare? Cosa sperate vi riservi il futuro?
Samba: Sicuramente c’è ancora tanto da fare, da scoprire: la musica è un mondo infinito! Per quanto riguarda il futuro c’è una parolina magica che riecheggia nelle nostre teste, ma che non si può pronunciare. Io, personalmente, sogno lo scudetto.
Space: Le cose da sperimentare sono infinite, e non vediamo l’ora di presentare i nostri nuovi lavori e vedervi di nuovo sotto un palco. I prossimi mesi saranno impegnativi per la band, ma sappiamo cosa fare.

Space dei Malcomune - © Carolina Campanelli
Space dei Malcomune – © Carolina Campanelli

Chiudiamo l’intervista scavando nella vostra essenza: cos’è per voi il mal comune?
Thunder: Condivisione. Comunità. Qual è la prima cosa che fai quando ricevi una buona notizia? La condividi con chi ti è più vicino. La prima cosa che fai quando hai una giornata storta? Ti sfoghi con chi ti è più vicino. “Condividere” è un verbo molto inflazionato oggi, ma credo che questa quarantena ci abbia insegnato quanto sia lacerante starci lontani.

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Chiara Cozzi

Critica cinematografica per passione, scrittrice per vocazione.
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