Cinema

“Maledetto il giorno che t’ho incontrato”, trent’anni di ‘Jukebox all’Idrogeno’

Richard Benson, era il volto popolare delle tv private romane. Il personaggio giusto per interpretare il conduttore adrenalinico in un programma di ‘gloriose puntate’, dal titolo “Jukebox all’Idrogeno“. Era il 1992, nel film “Maledetto il giorno che t’ho incontrato“, quando lo chiama Carlo Verdone, deciso a mescolare il dolce all’amaro. Stasera in tv: il musicologo critico rock Bernardo Arbusti, che in cucina ti fa un pollo all’ananas.

Hendrix accompagna Verdone

"Maledetto il giorno che t'ho incontrato", trent'anni di 'Jukebox all’Idrogeno'
Maledetto il giorno che t’ho incontrato, Foto noi degli 80/90

Una chitarra ‘sodomizzata‘, ‘violentata‘, e tanti altri ‘focosi’ aggettivi dal repertorio di “Bernie“, per descrivere Jimi Hendrix: la chitarra è la sua seconda anima, fatta di corde e imbracciata. Bernardo (Carlo Verdone), è un giornalista in musica, romano che lavora a Milano, deciso a scrivere una biografia su Jimi Hendrix. Promettendo rivelazioni sulla reale natura della sua scomparsa. Dopo essersi cimentato come orgoglioso biografo di ‘Felix Pappalardi‘. Questo sarà l’unico film al mondo ad aver utilizzato ben sei brani del cantante chitarrista morto di overdose nel 1970. Avendo richiesto anche i diritti per la colonna sonora in un momento estremamente favorevole, come dichiarato dallo stesso regista. Bernardo conosce entrando in analisi, dopo essere stato lasciato dalla compagna Adriana (Elisabetta Pozzi), Camilla Landolfi (Margherita Buy). Lui i baci non sa darli. Dunque, va a lezione da lei.

Labbro a ventosa? Labbro leggero? Lingua a serpente? Lingua a pennello? Com’è ‘sta lingua a pennello? Ma non lo so, è un movimento ondulatorio, a largo raggio. Morbido, delicato, profondo. ‘Na passata de palato con la lingua! Quello è! Cioè, scavi con la lingua dentro…”. Verdone lascia, apparentemente, le comiche dei suoi personaggi cavalli di battaglia, per guardare al dramma. Alle nevrosi dell’età adulta. La ragazza protagonista del film, è complessata, attrice insicura e nervosa, e fa uso di antidepressivi e ansiolitici, come Bernardo. Accomunati da un vasto campionario di inquietudini, e dalla dipendenza da psicofarmaci, i due diventano amici. Tra Milano, Londra e la Cornovaglia, dove lui scopre che, in realtà, Hendrix è stato assassinato, e spera in un grande scoop. Il cantante fu trovato morto nell’appartamento che aveva affittato al Samarkand Hotel di Londra, all’indirizzo 22 di Lansdowne Crescent, nel famoso quartiere di Notting Hill. Qui Bernardo e Camilla si dirigono come prima tappa e raccogliere informazioni per il reportage sull’artista.

‘Compro fino al delirio schizoide

L’artista statunitense dalla sonorità selvaggia, capelli indomati e bandana in fronte, Verdone l’aveva visto in concerto al Brancaccio nel 1968. Torna alla mente, la stanza del regista romano, che fin da giovane età, era cultore del repertorio da collezione in vinile. Una camera della musica, con la pila dei dischi, uno sull’altro, senza copertine. Come insegnava il buon zio, imitato in questa deleteria e passata moda. “Maledetto il giorno che t’ho incontrato“, vince cinque David di Donatello. E della sua perla, Richard Benson dell’emittente televisiva “TVA 40”, Verdone, dopo la scomparsa lo scorso maggio a 67 anni, racconta:

Era stravagante, un po’ folle ma decisamente un personaggio da tenere presente per un film. Consigliava album metal: e quando metteva il brano non partiva nessun video, ma solo il dettaglio del 33 giri solcato dalla puntina. Era veramente divertente e aveva una conoscenza del rock spaventosa. Quando pronunciava i nomi in inglese gli veniva fuori un inglese esagerato, al limite dell’ostentazione di chi vorrebbe far pensare che ha vissuto tanti anni in Gran Bretagna… E così gli offrii il ruolo di un conduttore adrenalinico in un programma dal titolo “Jukebox all’Idrogeno” in Maledetto il Giorno… Fu fantastico. Professionale e meticoloso. La bellezza di quegli anni in televisioni minori era trovare personaggi eccessivi, strani, folli. Veniva fuori una Roma a noi sconosciuta dove si inventavano modi di dire, si creavano incredibili look, si sdoganava il proibito. Era sempre la periferia ad inventare. Perché la borghesia non ha mai inventato nulla. Massimo Marino, Alberto Marozzi, I Falchi della Notte erano il simbolo di una Roma moderna, futurista e trasgressiva. Metti il distorsore in cielo, Richard !

Una romanza nevrotica

Per Richard Benson fu coniata la trasmissione «Jukebox allidrogeno», che prende il titolo dall’omonimo libro del poeta Allen Ginsberg. E Benson sulla sigla finale si esibisce in un assolo sfrenato di chitarra. “Richard Benson è tuttora un vero personaggio, con le sue follie..”, dice Verdone. Come il suo Bernardo Arbusti, che finirà per prendere una sola Valeriana: dai tranquillanti, all’erboristeria. Per curare le loro fobie, Bernardo e Camilla, che svuotavano un sacchetto di medicine come fosse la calza della Befana, vanno a vedere al cinema “Arma non convenzionale“, film di fantascienza del 1990 con Dolph Lundgren (l’Ivan Drago di «Rocky IV»). “Che alternativa saresti te? Una massaia cantonese!”, dice lei a lui così poco sensuale. Che ribatte: “E però la cena de’sta massaia cantonese come te la sei fatta fori, manco un pitone!”. 

Un omaggio ad Hendrix ma anche alla mia ipocondria“, che sparì notevolmente dopo il film, continua il regista. Come i protagonisti alla ricerca di qualcosa di miracoloso che plachi le ansie, per poi accorgersi, che due ansiosi messi vicini, si curano da soli. Verdone da sempre a caccia di casi umani, di squilibri e disfunzioni, che ripropone in chiave comica, non si erge mai a maestro di faccende di cuore; non ti vende la soluzione giusta al problema. Ma, sempre dalla parte del pubblico, cerca con lui le risposte. Nella parte del cameraman di «Juke box all’idrogeno», alcuni avranno riconosciuto Pasquale Africano, noto per aver svolto il ruolo di guardia giurata a “Forum“, dal 1985 al 2004. E tanto di foto, per sfidare la troupe inglese superstiziosa, la fece Verdone durante le riprese in Cornovaglia. Accanto ad un cartello che, in gaelico, riportava la scritta «Incrocio delle streghe».

Federica De Candia Seguici su Google News

Back to top button