Una delle società facente capo alla maison, Manufactures Dior, è stata posta su amministrazione giudiziaria per sfruttamento e capolarato. O meglio, sarebbe stata accusata di non essere riuscita ad arginare il fenomeno. Così, il Tribunale di Milano ha disposto che l’azienda non fosse in grado di “arginare fenomeni di sfruttamento nell’ambito lavorativo”. L’indagine arriva dai Carabinieri di Milano, che ha indagato su ben quattro sedi dell’azienda. Non è la prima indagine in merito che viene fatta. Lunedì mattina l’azienda che produce capi di lusso per la maison è passata ufficialmente a questo regime. Il che significa che la sua gestione passa a un amministratore nominato dallo stesso tribunale, che correggerà azioni illecite.

Manufactures Dior: l’accusa

Il fatto di non riuscire ad arginare il fenomeno di sfruttamento e capolarato non coinvolge solo questa azienda. Infatti, nell’ambito della stessa operazione, hanno subito lo stesso processo anche altre due aziende, la Giorgio Armani Operations, che si occupa di creare capi sia per Giorgio Armani, sia per Alviero Martini spa. Secondo quanto riportato dal Corriere, l’amministrazione giudiziaria andrà a evitare che “la filiera produttiva si articoli attraverso appalti e subappalti con realtà imprenditoriali che adottano illecite condizioni di sfruttamento dei lavoratori”.

Infatti, l’accusa principale è che l’azienda non ha fatto i controlli opportuni sulle società a cui ha dato appalto la produzione della sua merce, realizzata alla fine da opifici cinesi nella provincia di Milano. In questi erano impiegate persone non in regola sia dal punto di vista amministrativo, quindi in nero, sia senza adeguate condizioni di lavoro. L’accusa del Tribunale è quella di non aver messo in atto “misure idonee alla verifica delle reali condizioni lavorative ovvero delle capacità tecniche delle aziende appaltatrici”.

Marianna Soru

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