Basket

Manute Bol, un gigante tra gli uomini

Avrebbe compiuto oggi 58 anni uno dei cestisti più rappresentativi della NBA degli anni ’80-90, Manute Bol. Morto ormai più di 10 anni ha lasciato un ricordo indelebile in tutti gli appassionati di basket. Ripercorriamo insieme la storia del giocatore più della storia NBA dentro e fuori dal parquet. Un vero e proprio gigante tra gli uomini in tutti i sensi.

L’infanzia e l’adolescenza di Manute Bol

Manute Bol in maglia Philadelphia 76ers.
Manute Bol in maglia Philadelphia 76ers. (Photocredits: Getty Images)

Nato il 16 ottobre 1962 a Gogrial in Sudan, Manute Bol ha vissuto la propria infanzia ed adolescenza in Africa. La sua famiglia faceva parte del gruppo etnico dei Dinka, una delle popolazioni più alte al mondo. Vista anche l’altezza dei genitori (2,03 metri il padre e 2,08 metri il padre) non stupisce quindi più di tanto la sua incredibile altezza (2,31 metri). Leggenda narra che a 14 anni il padre, in rispetto delle tradizioni Dinka, abbia indetto la cerimonia per “diventare uomo”, tipica di questa etnia. Quest’ultima prevede in particolare l’asportazione di sei denti con uno scalpellino alla mattina, la rasatura della testa con conseguente spargimento di cenere sul cuoio capelluto al pomeriggio, e infine quattro profonde incisioni sulla testa con un coltello affilato la sera, prima della grande festa di celebrazione a cui tutto il villaggio avrebbe partecipato tranne colui che si sottopone alla cerimonia.

Questo perché un Dinka ha orgoglio, coraggio, lealtà e amore per la propria terra. Proprio in virtù di ciò i nativi del suo villaggio considerarono la sua dipartita verso gli Stati Uniti come un abbandono vergognoso e imperdonabile. Nonostante il “tradimento”, Manute Bol non dimenticò mai la sua tanto amata terra natia, il Sudan del Sud. Con la sua Fondazione, la Ring True, Bol, infatti tramite svariate iniziative nel corso degli anni, ha raccolto circa 35 milioni di dollari, interamente donati ai profughi e alle minoranze cristiane del Sudan del Sud.

La sua carriera in NBA

Manute Bol in maglia Golden State Warriors.
Manute Bol in maglia Golden State Warriors. (Photocredits: Otto Greule Jr/Getty Images)

La sua innata propensione per il basket (data principalmente dalla sua altezza) venne scoperta proprio in Sudan nel 1982 grazie a Don Feeley, che ai tempi allenava proprio lì. Di lì a poco riuscì a portarlo con sè in USA a Cleveland. Non sapendo però una parola di inglese non riuscì a ottenere la borsa di studio per Cleveland State. In seguito venne draftato in NBA nel 1983 dai Los Angeles Clippers, ma la scelta fu invalidata perché Manute non si dichiarò eleggibile in tempo. Alla fine, con un programma di inglese per studenti, il sudanese riuscì ad iscriversi alla University of Bridgeport nel Connecticut, dove nell’unica stagione giocata in Connecticut vantò la media di 22.5 punti, 13.5 rimbalzi e 7.1 stoppate a partita. Nel 1985 riuscì finalmente a rendersi eleggibile per il draft ed approdò, scelto al secondo giro, ai Washington Bullets.

Nonostante fosse piuttosto esile, Manute Bol divenne un importante uomo di rotazione per ben 10 stagioni nella lega, apportando un contributo decisivo in ciascuno dei team in cui ha giocato, specialmente in difesa. In carriera infatti vantò infatti appena 2.6 punti a partita, ma anche ben 3.3 stoppate per match (nel suo anno da rookie addirittura 5 a partita, seconda più alta media di sempre). Nel suo periodo con i Golden State Warriors inoltre sviluppò anche un discreto tiro dalla distanza. Questo fattore lo rese ancora più simpatico e celebre in tutta la lega.

Manute Bol è morto il 19 giugno 2010, a causa di una insufficienza renale acuta insorta a causa della sindrome di Stevens-Johnson, malattia che coinvolge la cute e le mucose. Ha lasciato in tutti i giocatori che lo hanno conosciuto un’impressione ottima dal punto di vista dell’applicazione in campo ma soprattutto dal punto di vista umano.

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