Come nelle rappresentazioni che i nostri immaginari hanno prodotto dei grandi personaggi della storia, il racconto comincia dalla fine. Perchè è solo trattando apertamente il tema di Thanatos, che riusciamo a liberarci dall’inevitabilità della sorte. La fama della morte di Achille, la malattia di Alessandro Magno, il mistero che avvolge quella di Caravaggio, la giovinezza appassita di Mozart, Cleopatra e l’aspide. La conoscenza dei loro destini ci fa avvertire che nulla termina definitivamente per coloro i quai persino l’estrema debolezza è riverbero di una vita che continua a rimodularsi all’infinito in forma di mitologia.

Anna Maria Cecilia Sofia Kalos più nota come Maria Callas morì a Parigi in questo anniversario, 16 settembre 1977. Nonostante sinistre voci parlassero di suicidio, il referto medico disse che fu un banale arresto cardiaco a portarla via. Probabilmente la disfunzione ghiandolare, il dimagrimento incessante dovuto ad una grave insonnia unita a particolari medicinali furono determinanti concause. Ma Maria Callas a dispetto della morte che subdolamente la colse, è stata ed è ancora, lo voce del Novecento.

Maria Callas, la nascita della ‘Divina’

Maria Callas nacque il 2 dicembre 1923 – sebbene non sia chiaro se il 2, il 3 o il 4 – a New York da genitori greci. Geōrgios Kalogeropoulos ed Evangelia Dimitriadou, lui di estrazione modesta e originario del Peloponneso e lei benestante, si trasferirono dapprima ad Istanbul per poi stabilizzarsi ad Atene. Un matrimonio mal assortito ma che diede comunque alla luce la primogenita Iakinthi, il figlio Vasili morto prematuramente e solo negli Stati Uniti, Maria. La madre addirittura non volle vederla tanto era il suo desiderio di avere un maschio; ma ben presto la piccola Callas iniziò a mostrare i segni di quanto fosse speciale.

Maria fu battezza a 3 anni come la tradizione greco-ortodossa prevede, ascoltando precocemente arie d’opera, e a 4 iniziava a mettere insieme le prime melodie al pianoforte. Addirittura pare che gli automobilisti di Manhattan si fermassero in strada incantati dall’udirla cantare dalla finestra. A 5 anni fu investita da una macchina nel tentativo di raggiungere sua sorella Iakinthi al di là del marciapiede. Questo episodio fu per lei segnante, in quanto cambiò il suo carattere mansueto e dolce in quello ostinato e ribelle noto nell’ambiente musicale. Maria Callas ebbe la sua prima impostazione vocale da un tal “signorina Sandrina” che le insegnò sia il metodo italiano che il metodo francese.

Maria Callas

Il ritorno in Grecia, l’inizio della carriera

Nel 1937 Maria e la madre tornarono in Grecia, dove la Callas si diplomò al conservatorio in canto, pianoforte e lingue con il soprano Maria Trivella. Fu lei a scoprire l’acuto facilissimo che caratterizzò la voce di Maria e che ne contraddistinse l’estensione con le note gravi che poteva raggiungere. Con un’audizione in cui si esibì anche in Madame Butterfly, la Callas ottenne il suo primo ruolo da primadonna nella Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni. La cantante prese poi parte in duetti del repertorio lirico-spinto italiano come nella Aida, un ballo in maschera e la Norma.

La guerra e la fuga negli Stati Uniti

Scoppiò la seconda guerra mondiale e Maria Callas continuò lavorare con estrema meticolosità, rara per l’ambiente musicale greco. Andò in scena al Teatro Reale di Atene con il Mercante di Venezia e la Tosca eccellendo nell’apprendimento delle lingue italiane, spagnole e francesi. Atene occupata dai nazisti, era un catino di tensione incipiente; la cantante apprese il tedesco e per la rappresentazione di un dramma beethoveniano sotto direzione teutonica fu addirittura accusata di collaborazionismo. Nascose militari inglesi in casa e grazie alla meraviglia della sua voce, distrasse dei tedeschi dallo scovarli. Leggendari i suoi concerti a Salonicco dove si alternò nelle parti di soprano e tenore interpretando da sola L’Otello di Rossini. Il 14 settembre 1945 Maria fece ritorno dal padre negli Stati Uniti, cominciando la nuova parte della sua carriera.

«poteva alzarsi dal tavolo di un locale per cantare, e preda di una metamorfosi totale, soggiogare il pubblico con un quasi temibile magnetismo» Ray Morgan, un militare suo conoscente.

Maria Callas

La consacrazione ed il nome Maria Callas diventa un simbolo

Ritornata a New York, dopo diverse audizioni negative ed un’esperienza fallimentare finita in tribunale per una truffa sull’incasso delle prevendite di un Turandot organizzato dal sedicente agente teatrale Eddie Bagarozy; consigliata caldamente dalla soprano Elvira de Hidalgo, la Callas si trasferì in Italia nel 1947. Maria Callas approdò a Napoli il 27 giugno 1947, in compagnia di Rossi-Lemeni e con la prospettiva di lavorare insieme a Tullio Serafin e Beniamino Gigli ne La Gioconda a Verona. Qui incontrò Giovanni Battista Meneghini, appassionato d’opera e che divenne suo marito, il quale insieme a Serafin la spinse a lavorare a Roma sul ruolo di Isotta per la rappresentazione a Venezia al teatro La Fenice, vero e proprio tempio callassiano.

Maria Callas si prodigò quindi in ruoli wagneriani come La Valchiria, Parsifal, Tristano ed Isotta che ebbero successo ovunque ma che non si prestavano perfettamente alla sua voce. La svolta avvenne però il 19 gennaio 1949 quando fu chiamata a sostituire Margherita Carosio nel ruolo di Elvira ne I puritani. La Callas si esercitava da sempre con la cabaletta de i puritani ; questa particolarità fece emergere al mondo la straordinaria elasticità vocale di cui era in possesso. Ciò fece allora raggiungere all’opera e alla stessa Maria una fama planetaria. Iniziarono quindi le incisioni in studio, ufficiali e pirata, della voce che si apprestava ad assumere il ruolo di stella, di ‘divina’.

Callas alla Scala

La Casta Diva, il rapporto con La Scala e l’epopea

Maria Callas esordì al Teatro la Scala di Milano ma il suo rapporto con la chiesa della musica lirica europea non fu dei migliori sin dal principio. La sua voce venne addirittura additata di essere ‘metallica’. Solo dopo un’Aida del 1950 in sostituzione di Renata Tebaldi ed una Medea del 1953 nel ruolo di protagonista; iniziò la sua epopea con il celebre teatro italiano. Qui la sua carriera visse gli anni di più fulgida luce, collezionando un trionfo dopo l’altro ne I Vespri siciliani, in Norma con la celebre aria della Casta Diva, e La Traviata. Opere che la catapultarono in una dimensione globale sulle più prestigiose scene del pianeta: Covent Garden a Londra, Metropolitan Opera House di New York e Chicago.

La mutazione e le luci della ribalta

La mitica Maria ebbe un’autentica mutazione fisica, tanto da arrivare a misurare una perdita progressiva di peso in relazione a 7 opere in cui lavorò. Si arrivò persino ad assumere che avesse ingerito un verme solitario, ma la realtà è che una dieta ferrea le fece cambiare metabolismo prendendo a modello Audrey Hepburn. Ciò le comportò inoltre un notevole salto di qualità, un’evoluzione vocale. Libera e fluida, le sue esibizioni cambiarono nella recitazione verso una direzione espressionista.

Andre Tubeuf sostenne che in lei e solo in lei canto e recitazione coesistevano commiste, quando in altre vigevano separatamente. L’arte della Callas toccò vette irraggiungibili. Ma anche la sua notorietà e la sua mondanità, la quale le fece intraprendere una controversa frequentazione dei salotti milanesi degli anni cinquanta, presto si riversò sulla sua reputazione. Anche le sue prestazioni vennero infatti inneggiate o derise a seconda della grandezza che il ‘personaggio Maria Callas‘ era diventato oltre il palcoscenico. Nonostante questo però, la sua figura si stava indiscutibilmente stagliando al vertice della storia del suo genere.

Maria Callas

Onassis e gli anni del tramonto

Maria Callas conobbe l’armatore Artistotele Onassis a Venezia. Ma inizialmente fu un banale incontro di un aristocratico come tanti. Successivamente però iniziò un lungo corteggiamento che unito al desiderio latente della cantante di abbandonare la carriera e di frequentare la mondanità, la gettò tra le braccia del greco. Ma Onassis si rifiutò di ufficializzare la loro unione e sposò Jacqueline Kennedy, nonostante lei avesse lasciato suo marito per lui. Delusa ed affranta, la Callas decise in un primo momento di gettarsi nel cinema con Medea di Pier Paolo Pasolini – suo grande amico- e poi in un lancinante ritorno a teatro con Giuseppe di Stefano, che si concluse con l’ultima esibizione della cantante a Sapporo, l’11 novembre 1974.

Maria Callas era un soprano drammatico, che per estensione e coloratura venne definito un soprano drammatico d’agilità. Attraverso l’esercizio incessante riuscì a raggiungere a voce piena i suoni più acuti e le note più basse con totale elasticità. Nessuna cantante al di fuori di lei riuscì ad ottenere una musicalità cosi espressiva attraverso il canto classico operistico con appoggio sul fiato e la messa in maschera dei suoni di tutta la gamma. Una ferrea determinazione la portò ad applicare il metodo belcantistico barocco al mondo protoromantico verdiano. Un epico lavoro filologico che tolse manierismo e modernizzò personaggi e opere come ne La Vestale, La Bohème e Madama Butterfly. Per tutto ciò e per la forza iconoclasta con cui rappresentò l’emancipazione della figura femminile, per peso sociale, artistico e nella sensualità come punto di riferimento riconoscibile; Maria Callas è per la contemporaneità una reincarnazione pura della Cleopatra Tèa Filopàtore.

 “Maria Callas ha dalla sua prima apparizione ecceduto le attese stucchevoli dei melomani imponendosi, carismatica, come un altrove non solo del melodramma, di pur gradevole routine, ma soprattutto in quanto musicalità in persona. Perfetta, eppure oltre la musica […] Sarebbe un oltraggio definirla miseramente una “grande cantante”. Era, ed è, l’arte.” Carmelo Bene

“Era nata per cantare e per stare sulla scena. La musica e la sua voce entravano dentro il cuore, lei produceva melodia. Aveva dentro di sé, dentro la sua voce, la vita” Franco Corelli

 “… perché è stata – senza alcun dubbio – la più grande cantante drammatica del nostro tempo.” Leonard Bernstein

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