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Maria Falcone, sulla cattura del boss Matteo Messina Denaro: “La vittoria di tutta la società italiana”

Maria Falcone, sorella di Giovanni Falcone sarà tra gli ospiti di “Oggi è un altro giorno” dove interverrà in uno spazio dedicato alla cattura del boss Matteo Messina Denaro arrestato ieri a Palermo.

La donna, classe 1936 è una delle sorelle maggiori del magistrato ultimo di tre figli: conseguita la laurea in Giurisprudenza è divenuta insegnante di diritto. Dopo la Strage di Capaci (tra le tante pagine di cronaca nera del nostro paese scritte dall’ex latitante Matteo Messina Denaro) che è costata la vita al fratello e magistrato, ha creato la Fondazione Giovanni Falcone che attualmente presiede, curando manifestazioni ed iniziative legate alla sensibilizzazione nella lotta contro la mafia coinvolgendo scuole ed atenei. Consegue nel 1995 la Laurea Honoris Causa per il suo impegno nel sociale e culturale per combattere Cosa Nostra.

Maria Falcone, l’impegno nel sociale dopo la morte del fratello e magistrato

maria falcone
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Partecipa ad importanti appuntamenti nelle vesti di Presidente della fondazione dedicata al fratello in giro per il mondo come nel 2013, quando ha partecipato alla cerimonia per il riconoscimento del valore delle attività della stessa, tenutasi alla sede dell’FBI di Quantico. Nel 2017 in occasione della commemorazione di Falcone è all’ONU di New York. Lo stesso anno è a L’Aja, dove l’Agenzia Europea per il contrasto al crimine organizza una cerimonia per l’intitolazione di una targa alla memoria dei giudici Falcone e Borsellino. Napolitano nel 2014 conferiva all’attivista la Croce di Grande Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana. Raggiunta dai microfoni de La Repubblica, in occasione dell’arresto del latitante avvenuta nella giornata di ieri ha dichiarato:

“È una vittoria di tutta la società italiana. Occorreva un salto generazionale, come auspicava Giovanni. Impressionante come tutti battessero le mani davanti a quella clinica, per strada, fra gli autobus, i passanti pronti ad abbracciare i carabinieri con i loro giubbotti antiproiettile. Immagini ben diverse da quando i parenti dei boss si accanivano e inveivano a Palermo contro funzionari e agenti di scorta”.

Fonte La Repubblica

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