Mariam Batsashvili in concerto all’Aula Magna della Sapienza

Mariam Batsashvili, pianista georgiana appena venticinquenne, porta il suo talento all’esordio all’Università degli Studi di Roma La Sapienza

Mariam Batsashvili ©Claudio Rampini

La giovanissima pianista georgiana, nominata dall’European Concert Hall Organization come Rising Star per la stagione 2016/17, è già a pieno titolo tra le promesse più luminose della sua generazione.

Il repertorio con il quale va a misurarsi per i suoi concerti della stagione 2018/19 è di orientamento complicato, soprattutto per quanto riguarda i brani proposti nel primo tempo.

Ferruccio Busoni nel 1893 volge la sua attenzione alla Ciaccona in re minore, uno degli immensi capolavori di J.S. Bach, arrangiandola per il pianoforte.

Le parole del compositore J. Brahms ne definiscono la complessità e l’estrema passionalità: “La Ciaccona è per me uno dei più meravigliosi, incomprensibili pezzi di musica. Quest’uomo scrive per un piccolo strumento, su un solo rigo, e crea un mondo intero di pensieri profondissimi e di sensazioni possenti. Se tento di immaginare me stesso capace di fare, di concepire questo pezzo, sono sicuro che ne sarei talmente sconvolto ed eccitato da impazzire“. 

J.S. Bach, grande violinista e conoscitore di ogni potenzialità dello strumento, aveva composto la Ciaccona stendendola su ogni corda dello strumento ad arco, enfatizzandone timbro ed anima in un’opera ancora amatissima proprio per la sua intensità. La trascrizione per pianoforte di Busoni rappresenta pertanto una mossa di estremo azzardo, apprezzata quanto contestata da critica e pubblico.

(Mariam Batsashvili, Ciaccona in re minore, 2014)

La Batsashvili sceglie proprio questo brano come incipit del concerto, brano con il quale dimostra senza indugio la profondità che, nonostante la giovane età, è in grado di trasmetterci.

Profondità, parola chiave del concerto alla Sapienza, è anche tratto distintivo dell’anomalo Rondò in la minore K511 di W.A. Mozart, che, insieme all’innovativo cromatismo, viene pervaso da una tensione passionale che fino a quel momento era distante anni luce dal genere del Rondò. Su questo brano vanno come a spalancarsi degli orizzonti shubertiani, orizzonti che arriveranno in conclusione del primo tempo, con l’Improvviso in fa minore op.142 n.1 di F. Shubert.

Il brano, che presenta i tratti distintivi del primo movimento di una Sonata più che di un tumultuoso e fervente Improvviso, non manca certamente di rispondere ai canoni della parola chiave del concerto, nè per stesura nè per esecuzione.

Il talento non può essere una caratteristica in grado di seguire schemi e regole, è piuttosto un’essenza, che come un virus aleggia, diffondendosi, per l’aria. Nonostante una salda tecnica ancora molto visibile, è innegabile che Mariam Batsashvili sia portatrice sana di un enorme, fresco e giovane talento.

Mariam Batsashvili ©Claudio Rampini

F. Liszt pubblica nel 1853 la Rapsodia Ungherese n.12 in do diesis minore, descritta dalle sue stesse parole nel saggio Des Bohémiens et de leur musique en Hongrie: “Ho voluto fare una specie di epopea nazionale della musica tzigana. Con la parola rapsodia ho inteso alludere all’elemento fantasticamente epico che ho creduto di riconoscere in questa musica“.

Il talento georgiano sul palco questa sera, si destreggia amabilmente e con estrema pulizia tecnica tra i vari generi dei brani da programma, trasmettendoci ora l’esuberanza di Liszt, ora l’emotiva tecnica di F. Chopin, per poi chiudere col connubio Mozart-Liszt nella Fantasia sui temi de Le Nozze di Figaro e Don Giovanni di Mozart.

Nonostante le dimostrazioni della pianista siano state innumerevoli nel corso della serata, Mariam Batsashvili ci sorprende proprio sul finale col suo atto di coraggio nell’abbattere la parete col pubblico: “Good Evening, I will play for you Menuet by Padarewski” (trad. Buona sera, suonerò per voi Minuetto di Padarewski), presentando da sè il bis tanto richiesto, insieme al coraggio che non vuole rimanere celato, dietro un profondo giovane talento.  

Mariam Batsashvili ©Claudio Rampini

Eleonora Giulia Meloni