Nello spazio di LetteralMente Donna una donna eccezionale che con il suo contributo ha segnato la storia del cinema italiano e non solo. La donna è Marina Cicogna e questa è la sua storia.
“La famiglia non è mai stata la mia vera casa. Il mio mondo, il mondo degli affetti e delle sfide, è sempre stato il cinema e per questo sono vissuta”. È una dichiarazione di Marina Cicogna che si dimostra un vero atto d’amore per quella settima arte di cui ha fatto la storia. Un amore cominciato sin da giovanissima in una famiglia tradizionalmente legata al cinema. Suo nonno infatti era il conte Giuseppe Volpi, fondatore della Mostra del Cinema di Venezia da cui la famosa Coppa Volpi destinata al miglior attore e alla migliore attrice della kermesse del lido prende il nome. A questo si aggiungono le diverse conoscenze che la Cicogna fece nel mondo dello spettacolo e dell’alta società partecipando, per esempio, a soli diciassette anni al cosiddetto “party del secolo” , un ballo in maschera svoltosi a palazzo Labia, a cui parteciparono anche Salvador Dalì e Orson Welles.
Marina Cicogna, la prima grande produttrice italiana

“Suscitavo stupore, anche perché ero molto giovane. La prima volta che Mario Cecchi Gori è venuto in ufficio pensava fossi la segretaria. Comunque alla fine essere donna si è rivelato essere più un vantaggio che altro”. Con queste parole in un’intervista a Vanity Fair Marina Cicogna ha raccontato la reazione di un mondo, come quello della produzione cinematografica, che negli anni 60′ era prettamente maschile al suo arrivo. Un mondo che aveva imparato a conoscere e che aveva poi conquistato grazie alla madre. Infatti era stata lei a rilevare la casa di produzione cinematografica Euro International Films ed ad affidarla in gestione a Marina e al fratello Ascanio noto per tutti come Bino.
Alla Euro la Cicogna si era inizialmente distinta per la distribuzione con successo di film indipendenti in cui nessuno aveva mai pienamente creduto come, ad esempio, “Bella di giorno” di Luis Buñuel che poi vinse il Leone d’oro a Venezia. Poi inseguito fu la produttrice di film entrati nella storia del cinema italiano e mondiale come “C’era una volta il West” di Sergio Leone e “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” di Elio Petri che le fece vincere l’Oscar al miglior film straniero. Pellicole per cui è stata definita dal New York Times “la prima grande produttrice cinematografica italiana”
Del suo lavoro la Cicogna ricorda che gli “è sempre piaciuto mettere insieme le cose e le persone, meglio se ancora da scoprire: la Wertmüller, Patroni Griffi, Morricone, Dante Ferretti” e di non aver voluto essere “solo quella che metteva i soldi. E ci sono riuscita. Gian Maria (Volonté, ndr) quando girava, e sul set arrivava il produttore, si chiudeva in camerino e diceva: avvisatemi quando va via. A me, invece, quando facevamo Indagine (su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, ndr) chiamava anche di notte”.
La prima donna ad amarne pubblicamente altra
Marina Cicogna si è anche distinta per essere la prima donna a rendere pubblico il suo amore omosessuale. È sta per vent’anni con l‘attrice brasiliana Florinda Bolkan ed in seguito per trent’anni con Benedetta Gardona che l’ha assistifina fino alla recente morte per cancro. Non ha mai voluto sposare nessuna delle due in quanto non hai ma creduto nel matrimonio in nessuna della sue forme. “Poi capisco che gli etero si sposino per formare una famiglia e che gli omosessuali lo facciano per dare una qualche forma di protezione ai loro compagni. Anche io l’ho fatto con Benedetta, ma l’ho adottata. A sposarla non ci ho mai pensato, mi sarebbe venuto da ridere. Ho una visione estetica piuttosto tradizionale del matrimonio: la sposa, lo sposo”, aveva infatti dichiarato.
Stefano Delle Cave
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