“Ho sempre trovato difficile avvicinarmi a Dante attraverso quello che è stato scritto su di lui, preferisco entrare nel testo e avvicinarmi all’impalpabile, al fuoco che erompe dalle parole”. Ermanna Montanari, attrice e moglie del regista e drammaturgo Marco Martinelli spiega così il suo approccio alla Divina Commedia.

MARCO MARTINELLI ED ERMANNA MONTANARI (PHOTO CREDITS A.C.)

Ieri sera, a Ravenna, nella sala rossa del Pala de André, ha dato voce ai passi tra i più strazianti dell’opera, dedicati al conte Ugolino della Gheradesca, condannato nel nono cerchio dell’Inferno, dove si trovano i traditori della patria, imprigionati nel ghiaccio. Agghiacciante anche la sua dipartita dalla vita terrena, tra le mura della Torre della Muda a Pisa, rinchiuso con l’inganno insieme ai suoi quattro figli e nipoti, lasciati senza cibo e condannati a morir di fame. La luce rossa su Ermanna, nel buio della sala, mentre descrive l’agonia lenta, il pianto dei ragazzi che vedendolo mordersi le mani, gli si offrono come cibo per sfamarlo.

ERMANNA MONTANARI (PHOTO CREDITS A.C.)

La loro morte, uno dopo l’altro, dopo sei giorni, e infine la sua disperazione quando “più che il dolor potè il digiuno”. Con Marco, invece, la recita di alcuni dei versi danteschi che lo studioso ravennate Ivan Simonini ha associato a 80 immagini dei mosaici ravennati, provenienti dalle chiese più conosciute, dalle basiliche di San Vitale e Sant’Apollinare in Classe al mausoleo di Galla Placidia, dalla chiesa di San Giovanni Evangelista alla cappella vescovile. Una ricerca, quella sull’influenza dell’arte musiva nell’immaginario dantesco, finora poco esplorata, che ha portato a corrispondenze sorprendenti, descritte nel volume intitolato I mosaici ravennati nella Divina Commedia, edito da  Il Girasole e patrocinato dalla Società Dante Alighieri di Roma.

MARCO MARTINELLI (PHOTO CREDITS RAVENNA TODAY)

 

La collaborazione tra Simonini e Martinelli inizia nel 2002, come ha raccontato lui stesso ieri sera, quando il regista cerca di  far incontrare “la palestra di umanità selvatica e ribaltata, di eccessi e di misura” che è il teatro della non scuola degli adolescenti, che lui vede “pieni di vita, che aspettano di essere presi sul serio” e la cultura dei grandi autori della letteratura. Ne nasce la proposta di una lezione ai ragazzi sulla figura di San Pier Damiani, tra le più emblematiche della Commedia.

MARCO MARTINELLI (PHOTO CREDITS RAVENNA E DINTORNI)

Ma l’interesse di Martinelli per Dante non finisce qui. Nell’ambito delle celebrazioni del settimo centenario della sua morte a Ravenna, nel 2021, si inserisce il progetto di Ravenna Festival affidato proprio alla sua compagnia, il Teatro delle albe, di portare in scena le tre cantiche, in un percorso partito lo scorso anno, con la rappresentazione dell’Inferno. 700 le persone coinvolte, attraverso la “chiamata pubblica”, ripensando la Commedia nei termini del teatro di massa di Majakovskij.

Una rappresentazione itinerante in cui i partecipanti, dalla tomba di Dante, hanno raggiunto a piedi il teatro Rasi, dove sono stati allestiti per l’occasione i gironi da attraversare. Perché la Commedia racconta di un pellegrinaggio verso la salvezza che abbraccia l’uomo per intero, anche nella sua fisicità. Dopo la pausa di quest’anno, l’avventura dantesca riprende nella primavera del 2019 con il Purgatorio, e nel 2021 in concomitanza con le celebrazioni, con il  Paradiso.

Anna Cavallo