Per interpretare Marty Reisman, medaglia di bronzo del ping pong, l’attore Timothée Chalamet si è sottoposto a numerose sfide personali, fisiche e mentali. Ripercorriamo il lavoro di calco che l’attore ha dovuto fare per il film Marty Supreme, in uscita in tutte le sale italianee dal 22 gennaio.
Le mille sfide di un interprete
La corsa ai premi più ambiti dell’attore Thimotée Chalamet, idolo della generazione Z, rampollo di Luca Guadagnino e adesso salito nel firmamento dei grandi attori di Hollywood. Marty Supreme è uno dei film più attesi del 2026 e, a giudicare dal trailer, dalla storia, e dal massiccio lavoro compiuto dall’interpretazione dell’ attore francese, è uno dei papabili nominati per questi Oscar 2026. Ma quante e quali sfide fisiche hanno portato l’attore a ricreare, sotto la regia di Josh Safdie, il famoso campione di ping-pong?

Guardando superficialmente alla creatura di Marty Reisman, il lavoro fisico sembrerebbe ai minimi termini. Il protagonista è un giovane ragazzo che scorrazza tra le strade di New York City, e vive della sua profonda passione sportiva per il ping-pong. Tuttavia non è stato così semplice. Lo stesso regista avrebbe affermato in un’intervista per Variety che Timothée non sarebbe dovuto affatto apparire un ragazzo semplice e pulito. Il personaggio andava sporcato.
Il lungo trucco con le protesi
Il truccatore prostetico racconta Mike Fontaine: “Non avrebbe avuto senso inserire Timothée e farlo sembrare una star del cinema così pulita”. Fontaine, candidato ai Makeup and Hair Stylists Guild Awards e finalista agli Oscar per il miglior trucco, ha lavorato a stretto contatto con Safdie e la truccatrice Kyra Panchenko per garantire che Chalamet si adattasse perfettamente al mondo crudo del film. Fontaine spiega: “Josh sapeva cosa voleva. Voleva cicatrici da acne, cheloidi, come se fosse stato vittima di qualche rissa”. Il volto di Marty presenta in evidenza una cicatrice sullo zigomo e altre cicatrici sotto il mento, a suggerire una vita difficile. In una scena, Marty salta da una finestra e scende da una scala antincendio per sfuggire alla polizia. “Guardando la scena, si ha la sensazione che forse non sia la prima volta che lo fa”, aggiunge Fontaine. “Probabilmente ha già subito qualche caduta e qualche colpo.”

In totale, Chalamet indossava cinque protesi. “C’erano pezzi grandi che gli coprivano le guance per dare consistenza alla pelle butterata dall’acne. Un altro pezzo era sullo zigomo per creare una cicatrice profonda su un lato, due pezzi più piccoli per le cicatrici sotto il labbro e una lunga cicatrice sotto il mento.”
I dettagli invisibili: dal sudore alle lenti
Era anche importante per il team che il trucco non fosse esagerato e che non distraesse dall’interiorità del personaggio. “Io, Kyra e [l’hairstylist] Jimmy Goode ci occupavamo di Timmy in un’ora. Facevamo i capelli e il trucco contemporaneamente nella roulotte di Timothée”, spiega Fontaine. “Kyra iniziava dalle sopracciglia e Jimmy si occupava della piega dei capelli”.

Poiché Khondji girava primi piani con teleobiettivi, il volto di Chalamet era in primo piano, il che richiedeva un’attenzione minuziosa ai dettagli. Fontaine dovette anche “inzupparlo di sudore finto” durante le intense partite di ping-pong che Marty gioca durante il film. Safdie voleva un ulteriore livello di autenticità quando si trattava di distorcere la vista di Chalamet. Invece di usare occhiali di scena, Safdie ha optato per una combinazione di lenti a contatto e occhiali da vista. Fontaine spiega: “Abbiamo messo delle lenti a contatto negli occhi di Timothée che gli hanno reso la vista offuscata, e poi gli abbiamo messo sopra degli occhiali da vista molto pesanti, creando l’illusione che i suoi occhi fossero davvero piccoli e tondi”.
Il dettaglio delle lenti non fu una sfida di poco conto. Il regista dichiarò in passato su Variety:”All’epoca, avevamo detto che gli avremmo messo delle lenti a contatto +10 negli occhi, e davanti a loro delle lenti graduate -10, in modo che quando gli fossero caduti gli occhiali non potesse vedere nulla”. Quando Chalamet provò la combinazione, Safdie ricorda di aver ricevuto una chiamata dall’attore. “Mi ha chiamato e mi ha detto: ‘Ho le lenti +10 in questo momento, e sono piuttosto frastornato‘”. Secondo Safdie, Chalamet descrisse l’esperienza come la sensazione di “essere in una boccia per pesci”. Eppure, Chalamet era determinato. “Farò tutto ciò che mi chiederai di fare”, ricorda Safdie, che l’attore gli disse.
La grande attesa
Timothée Chalamet fa prova di grande maturità con il suo lavoro per Marty Supreme, come persona e come personaggio. Non dobbiamo far altro che attendere l’uscita del film e con lui le nomination ufficiali di questi Oscar 2026 per vedere per quali categorie il film thriller-sportivo si potrà dire presente. Forse proprio per il Miglior Trucco? Staremo a vedere.
Doriana Gatta





