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Marvel’s Guardians of the Galaxy: prime impressioni sul videogioco

Quella che leggerete nelle prossime righe non è una recensione ma piuttosto una riflessione fatta sulle prime tre ore di gameplay; le impressioni iniziali su Marvel’s Guardians of the Galaxy. Per essere il più possibile trasparente ci tengo inoltre a precisare che si tratta di un’opinione elaborata sulle fasi introduttive di un gameplay fatto su PlayStation 5; mi riservo quindi di cambiare parere proseguendo nell’esperienza.

Consigli iniziali

Avviato il gioco ci verrà subito richiesto di scegliere tra una discreta quantità di lingue per i dialoghi e i sottotitoli. Sebbene il doppiaggio inglese sia più piacevole all’orecchio, io per la prima run consiglierei di impostare i dialoghi nella nostra lingua madre; in particolar modo se, come me, necessitate di leggere i sottotitoli di quando in quando per comprendere pienamente quanto viene detto dai personaggi. Generalmente non sarebbe un problema giocare con queste impostazioni. L’enorme quantità di testi e battute da leggere rischia però di inficiare sia sul ritmo che sulla godibilità del comparto visivo. Ad ogni modo il doppiaggio italiano non è sgradevole, anche se a mio avviso ci sono alcune voci che poco si prestano ai rispettivi personaggi; Gamora ne è un esempio.

Un ultimo consiglio che mi sento di rivolgere invece agli streamer. Se, come me, volete evitare di essere bannati a vita dalla piattaforma viola: evitate di streammare la vostra prima run! Il motivo è molto semplice. Il titolo è stracolmo, come potrete immaginare se avete visto i film dei guardiani, di canzoni anni ’80. Già nelle prime ore vi capiterà di sentire pezzi leggendari come White Wedding (Billy Idol), Relax (Frankie goes to Hollywood) e l’immangabile Take on Me (A-ha). Quando vi sarete goduti l’esperienza già una volta, e vorrete streammarla, potrete farlo riducendo al minimo il volume delle musiche evitando così spiacevoli sorprese (nella speranza che l’impostazione sia valida anche nelle cinematic).

Anche l’occhio vuole la sua parte

Appena avrete lanciato il titolo vi troverete dinnanzi una cinematic con un livello di dettagli da capogiro. Sfortunatamente, alcuni piccoli problemi si presenteranno già nei primissimi minuti. Niente che non sia risolvibile con una patch. Chiariamoci, parliamo di dettagli per i quali bisogna prestare una discreta attenzione. Niente di macroscopico. Nello specifico mi riferisco ad alcuni momenti in cui il movimento della telecamera non è particolarmente fluido, e ad alcuni problemi di rendering.

Parimenti, però, le prime gioie non si faranno però attendere. Nella stanza di Peter Quill avremo modo di notare una gran varietà di riferimenti alla pop-culture e naturalmente alla musica anni ’80 che ci accompagnerà per tutto il gioco; alcuni più mascherati ed altri più che palesi (come il 78 giri di Piece of Mind, l’album degli Iron Maiden). Tornati alla realtà, si fa per dire, verremo subito calati nell’habitat dei Guardiani: una Milano, l’astronave non la metropoli lombarda, abitata da un gruppo di cinque scalmanati tenuti insieme in una squadra che si regge a stento senza scannarsi. Battute e situazioni assurde saranno la normalità in questo contesto. Tutti elementi, questi, che rendono le prime ore di gioco molto piacevoli da affrontare.

Una piacevole esperienza

Il gameplay ci porterà a scoprire sempre nuove meccaniche che riusciranno peraltro a valorizzare le caratteristiche dei cinque componenti dei Guardiani. Non si potrà prendere direttamente il controllo dei personaggi, come avveniva dei titoli dell’Arkham Saga. Sarà però possibile, in qualità di leader, far utilizzare le abilità speciali di ciascun componente. Le skill di partenza di Star Lord non rendono al meglio le possibilità strategiche di combattimento, che invece sperimenteremo in seguito; a gioco più avanzato, insomma. Per sopravvivere agli scontri avremo infatti a disposizione unicamente le pistole e jet boots che ci consentiranno di schivare e saltare. Ne consegue che i combattimenti contro creature che eseguono solo attacchi corpo a corpo consistono in: correre, schivare, sparare e quando il nemico non è troppo duro tirare razzotti (come li chiamerebbe Rocket). Proseguendo nella trama si sbloccheranno altre abilità che rendono più variegato il combat system, ma allo stato iniziale impallidisce davanti a un qualsiasi Arkham o agli Spider-Man di Insomniac Games. Inoltre i livelli, almeno nei primi due capitoli, seguono binari ben precisi dai quali non è possibile deragliare più di tanto per esplorare le ambientazioni.

Ad essere invece interessante è l’interazione con i membri della squadra, con i quali potremo scegliere il tipo di approccio nelle conversazioni ed eventualmente con chi schierarci nelle discussioni. Tuttavia, sarebbe molto bello, a mio giudizio, poter influenzare maggiormente gli sviluppi della storia come in Mass Effect.

Ultime impressioni

Riguardo la storia non mi esprimo ancora: in quasi tre ore la sensazione è di aver visto a malapena il prologo; il che vi fa comprendere la buona longevità del titolo. Nel quale sono distribuite una serie di chicche per gli appassionati, raccolte in un immancabile compendium che potremo arricchire proseugendo la storia. Si potranno inoltre trovare una serie di costumi per i Guardiani, e per ognuno di essi sarà presente una descrizione che riassume la prima apparizione del capo di vestiario nel mondo dei fumetti.

L’ultima cosa che mi sento di aggiungere per chi si avvicinerà a Marvel’s Guardians of the Galaxy venendo dall’universo cinematografico Marvel è di non aspettarsi un gioco ispirato ai film. Si tratta sì dei Guardiani della Galassia ma non sono gli stessi visti al cinema; non hanno nemmeno lo stesso identico background.

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Matteo Cucchi

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Matteo Cucchi

Diplomato in Scienze Applicate e studente di Lettere presso l'Università di Ferrara. Appassionato da molti anni di videogiochi, fumetti, manga e di nerd culture in generale.
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