Nello spazio di LetteralMente Donna di oggi, lo dedichiamo a chi ha dato un contributo (importantissimo) con le sue ricerche alla matematica, del ventesimo secolo. Il suo nome è Mary Cartwright e questa è la sua storia
Mary Cartwright, tra matematica e storia

“Se i dettagli sono a posto, tutto il resto segue di conseguenza”. È una frase di Mary Cartwright, riportata da OggiScienza, che ci fa comprendere subito la personalità dedita alla cura di ogni piccolo particolare di questa matematica del ventesimo secolo. Eppure il primo amore della Cartwright non è stata la matematica ma la storia. Da bambina infatti la celebre matematica amava molto questa materia anche se trovava difficile mandare a memoria liste di fatti ed dati mentre spiccava per le sue doti in ragionamento matematico e geometrico. In particolare lei ha sempre ricordato come sua primo allenamento mentale la serie di libri intitolata “Books for brain” regalatagli dai genitori. La svolta per la matematica arrivò in definitiva quando venne iscritta dai genitori alla scuola femminile Godolphin di Salisbury dove capi che le era più facile lo studio della matematica rispetto a quello della storia.
Così nel 1919 arrivò al St. Huge College di Oxford per continuare i suoi studi matematici. Furono anni non facili perchè innanzitutto superò l’esame di ammissione ma non potè sostenere quello per la borsa di studio perchè non aveva basi per la matematica applicata. Inoltre a quelle epoca in quel college c’erano solo cinque donne a studiare matematica mentre gli uomini, di ritorno dal fronte della prima guerra mondiale, affollavano totalmente le lezioni rendendole spesso difficili da seguire. Tuttavi la Cartwright continuò con forza i suoi studi matematici fino alla laurea non lasciando perdere il suo interesse per la storia. In molte sue pubblicazioni infatti spiccano oltre i ragionamenti matematici anche riferimenti storici al problema che si trovava ad affrontare.
La teoria del caos e il lavoro con Littlewood
Dopo la laurea, per non pesare sulla famiglia, Mary Cartwright decise di dedicarsi all’insegnamento prima alla Alice Ottley School nel Worcester e poi alla Wycombe Abbey School nel Buckinghamshire. Tuttavia, come scritto da McMurran e Tattersall sull’American Mathematical Monthly 103 (10) del 1996 e come riportato da Dropsea, la celebre matematica comprese che “i contenuti dell’insegnamento e del metodo erano rigorosamente indicati dalla scuola. Il non avere alcuno spazio per sperimentare spinse la Cartwright a sentirsi scontenta della sua carriera”. Per questo tornò ad Oxford dove conseguì il dottorato con il famoso matematico Godfrey Harold Hardy di cui aveva già seguito con successo i corsi quando era all’università. Uno dei professori, al momento dell’esame del dottorato, in commissione come esterno era John Edensor Littlewood che rimase colpito dal lavoro sugli zeri delle funzioni integrali discusso dalla Cartwright nella sua tesi.
Per questo i due collaborano a lungo insieme. Dal canto suo non solo la Cartwright elaborò il suo celebre teorema a Cambridge per risolvere uno dei problemi proposti da Littlewood ma nel 1938 coinvolse il professore in un lavoro per il governo. In quell’anno la Radio Research Board del Dipartimento delle Ricerche Scientifiche e Industriali produsse un memorandum in cui erano contenute diverse equazioni differenziali utili per lo sviluppo di radio e radar. Per questo il dipartimento chiese aiuto alla prestigiosa London Mathematical Society per la ricerca di un matematico che li aiutasse nei loro studi. A prendere parte al progetto furono la Cartwright e Littlewood che nei loro studi si trovarono di fronte ad un vero effetto farfalla tracciando la via con le loro ricerche alle moderne teorie dei sistemi dinamici e quelle del caos.
Riconoscimenti ricevuti
Per i suoi studi matematici la Cartwright fu la prima donna ad essere ammessa nel 1947 alla Royal Society. Fu anche la prima e unica donna a diventare nel 1961- 62′ presidente della London Mathematical Society. Nel 1964 fu la prima donna ad essere premiata con la Sylvester Medal della Royal Society per “per i suoi contributi all’analisi e alla teoria delle funzioni a variabili reali e complesse”. Infine nel 1969 ricevette l’Order of the British Empire dalla regina Elisabetta.
Stefano Delle Cave
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