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Master: è giusto pagarlo?

“Siamo un locale che vuole avviare delle sessioni di gioco, ti va di venire come master?”

“Pagate?”

“Perché lo consideri un lavoro? Al massimo ti offriamo una birra, tanto ti diverti pure te

Per molti può sembrare un dialogo surreale, in fondo chi tra i giocatori di ruolo non ha un amico master? Tra l’altro, si tratta di un gioco, il master gioca col gruppo, perché andrebbe pagato? Perché il suo tempo ha un valore, perché dietro a una campagna c’è studio e progettazione, perché se si desidera un’esperienza di livello è giusto corrispondere qualcosa a chi mette benzina nel motore della fantasia.

Ogni volta che qualcuno prova a proporsi come master a pagamento, magari attraverso un annuncio sui forum o sui gruppi Facebook, puntualmente si scatenano reazioni anche aggressive nei suoi confronti. D&D è un gioco. Certamente, come certamente tale rimarrà agli occhi di tutti finché non entrerà in un circuito economico fatto non solo di merce ma anche di servizi a 360 gradi. In fondo se entriamo in un ludopub e chiediamo di poter giocare, quasi certamente avremo come risposta l’obbligo di consumare al tavolo o l’affitto di una saletta dedicata. Il quel caso non si potrebbe rispondere con “è solo un gioco, non vi paghiamo”.

Ovviamente si tratta di un esempio estremo, del resto nessuno obbliga nessuno a ruolare in un ludopub, un GdR si gioca tranquillamente a casa o addirittura online. Il discorso va focalizzato probabilmente sul discorso temporale. Si il master gioca assieme al gruppo, è vero, ma il ruolo del master, anche quando si tratta di un gruppo di amici, non si espleta soltanto durante la sessione, il suo lavoro inizia prima e continua dopo. Il suo in effetti è un lavoro, è una prestazione che si basa e si fonda su capacità che mette a disposizione dei suoi giocatori e che lecitamente dovrebbe almeno avere la possibilità di poter scegliere se farsi pagare o no; come un qualsiasi professionista. Questo è un lato della medaglia, poi vi sono ovviamente delle eccezioni. Certamente esistono realtà dove si viene ricompensati, molti locali organizzano sessioni a pagamento e  i master vengono retribuiti, tuttavia si tratta di una prestazione che oggi non prevede un riconoscimento ufficiale. In Italia di certo non si può vivere di giochi di ruolo

Photo Credits: Pixabay.com

Poi un giorno arriva la Wizards of the Coast

Non parliamo del solito testimonial che promuove il gioco attraverso il mastering, qui si tratta di un reclutamento vero e proprio dietro compenso, il che è ben diverso. Perché? Perché innanzitutto viene lanciato un chiaro messaggio da quella che è a tutti gli effetti un’istituzione nel campo: è giusto pagare un master! E non lo dice un povero giocatore tra una birra e l’altra, lo dice (dall’alto) la casa madre del più importante e diffuso gioco di ruolo del pianeta.

Chiariamo

Dopo il grande successo delle varie iniziative online la WotC ha annunciato i Virtual Play Weekends, eventi ai quali ci si può registrare sia come giocatori che come master e dove questi ultimi vengono retribuiti (in base al numero di giocatori paganti che parteciperanno alla sessione). I giocatori pagano 15 dollari a testa per 4 ore o 8 dollari per due ore di gioco e i master guadagnano il 75% delle entrate totali. Tutti Presi? No. Ovviamente c’è una scrematura. I Dungeon Master che si candideranno verranno approvati prima dalla Baldman Games, partner della WotC.

Un’evento del genere porta con sé d’altronde un ulteriore vantaggio oltre a  quello economico: ogni master potrà mettersi in mostra come autore di avventure e/o come interprete, ma non solo, in futuro pare sia prevista la possibilità di affidare la propria avventura ad altri master che la giocheranno pubblicamente, differenziando ancora di più il mercato dell’offerta che a questo punto potrebbe essere paragonato, perché no, al teatro, dove ci sono sceneggiatori che scrivono e registi che portano in scena. Potrebbe essere l’inizio di una vera e propria concorrenza dove vengano valutate l’esperienza del master e il gradimento degli utenti (i giocatori), come del resto avviene nel mondo del professionismo.

Citando Walt Disney: “Ho lottato contro una dura concorrenza per tutta la mia vita. Non saprei come andare avanti senza di essa”, o, perché no, lo scrittore Harvey B. Mackay: “Ama i tuoi concorrenti, sono gli unici che ti rendono tanto bravo quanto puoi esserlo”.

Photo Credits: Pixabay.com

Le date dei Virtual Play Weekends:

13-15 Novembre 2020

11-13 Dicembre 2020

15-17 Gennaio 2021

19-21 Febbraio 2021

12-14 Marzo 2021

Dario Bettati

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Dario Bettati

Laureato in Teorie e Pratiche dell’Antropologia e laureato magistrale in Discipline Etno-Antropologiche. Studioso e appassionato delle “declinazioni” più contemporanee e "Pop" della cultura e della società, divulgatore scientifico, ma soprattutto un grande e grosso NERD.
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