Arte e Intrattenimento

Matilde Serao e il grido femminista

In un periodo in cui non c’era neanche la possibilità di immaginare le pari opportunità, Matilde Serao è riuscita a fare un passo in più per tutte le donne, dando gran voce al grido femminista.

Famosissima scrittrice e giornalista, la ricordiamo maggiormente perché è stata la prima donna italiana a fondare e a dirigere un quotidiano.

La vita di Matilde Serao

Matilde Serao nasce il 7 marzo del 1856 a Patrasso. Il padre, ricercato come anti-borbonico, era scappato in Grecia e, durante l’esilio, conobbe quella che poi sarà la mamma di Matilde. Nel 1860, con la caduta di Federico II, la famiglia Serao tornò in Italia.

Il padre cominciò a lavorare nel 1861 a Napoli come giornalista a Il Pungolo. Matilde Serao, quindi, visse fin da piccola nell’ambiente di una redazione di un giornale.

Nel 1882 si trasferisce a Roma e qui cominciò a collaborare con il Capitan Fracassa per cui pubblicò diversi articoli di diversi argomenti. Un lavoro in particolare venne fortemente e severamente criticato da Edoardo Scarfoglio che pochi anni dopo sarebbe diventano suo marito e suo compagno di ambiziosi percorso professionali.

Diedero vita al Corriere di Roma che però fallì di lì a breve. Dopo aver ripianato i vari debiti grazie all’aiuto di un mecenate, fondarono un nuovo giornale, Il Mattino. Il rapporto tenero che legava i due, però, si ruppe ma Matilde Serao non si fece abbattere. Dovette rifondare daccapo un altro quotidiano, Il Giorno, che diresse magnificamente (dando anche filo da torcere a Il Mattino), diventando così la prima donna italiana a fondare e a dirigere un quotidiano.

Nel 1926 riceve una candidatura per il premio Nobel per la letteratura e, l’anno successivo, si spegne a Napoli.

Il femminismo della Serao

Il suo viene definito un femminismo antiemancipazionista: una sorta di “sdoppiamento schizofrenico”. Lei si poneva, rispetto al panorama culturale e intellettuale italiano, con un conservatorismo esasperato. Nei suoi numerosi articoli giornalistici, esprime la sua posizione contro in divorzio, contro il diritto di voto alle donne, contro le suffragette e contro qualsiasi tipologia di diritto civile femminile.

Nei suoi romanzi e nelle sue novelle, invece, troviamo sempre personaggi femminili sofferenti a causa degli uomini e della società patriarcale nella quale esse devono crescere secondo i dettami imposti.

Probabilmente questo “sdoppiamento schizofrenico” era un modo per proteggersi. Dietro queste posizioni conservatrici si poteva mantenere più facilmente la propria collocazione lavorativa fino ad allora tipicamente maschile.

Matilde ha sempre e da sempre dovuto combattere per affermarsi nel suo lavoro. In un mondo di uomini, confinata negli schemi che al tempo erano invalicabili, ha dovuto stringere i pugni e sconfiggere i demoni maschili di quell’epoca e, per questo, dobbiamo esserle grati.

Adv
Adv

Maria Vittoria Reale

Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore
Back to top button