Max Gazzè @ Auditorium/Parco della Musica (Roma), 28 dicembre

Autunno 1998: dalle vetrine dei negozi di dischi spunta la copertina di un album fresco di stampa. Si intitola “La Favola di Adamo ed Eva” e in copertina riporta un buffo disegno sulle tinte del giallo e del verde, un’immagine del Giardino dell’Eden coi suoi due protagonisti turbati dal Serpente tentatore avviluppato all’Albero della Vita.

Il cantautore che lo ha immaginato, composto e inciso non è ancora troppo noto al grande pubblico, anche se con “Vento d’estate” ha appena centrato una hit di sicuro effetto, tra i tormentoni balneari di quell’anno. Già solo a guardarlo, mette allegria: ha due baffi da malandrino, capelli scarmigliati e l’aria da moschettiere dadaista venuto da un altro pianeta. Il suo nome è Max Gazzè: ha 31 anni, è romano anche se per anni ha vissuto e suonato all’estero.

Canta e suona il basso elettrico, è un giovane allievo/maestro in quell’immaginaria ‘nuova scuola capitolina’ di canzone d’autore che ben presto allargherà la propria area d’influenza dal centro storico della Capitale al resto del Paese, complice un ‘collegio docenti’ di grandi artisti (oltre a lui Niccolò Fabi, Daniele Silvestri, in posizione più defilata Alex Britti, quindi Federico Zampaglione e i mai abbastanza citati Riccardo Sinigallia e Filippo Gatti) che saprà rinnovare e rinverdire la tradizione cantautorale italiana.

 

E’ una stagione davvero magica per il rock italiano (e non solo): sugli stessi scaffali di quei negozi di dischi, in quel magico autunno/inverno del 1998 potevi trovare esposti i lavori migliori di Afterhours, Marlene Kuntz, Subsonica, Bluvertigo, Carmen Consoli, Cristina Donà, Elisa, CSI, Almamegretta, Gianluca Grignani, Massimo Volume, Timoria, Negrita. E l’elenco potrebbe continuare ancora. Quasi tutti artisti giunti in quel momento storico al massimo della forma e al centro della ribalta. Capaci di vendere tanto, essere lodati dalla stampa specializzata e soprattutto contribuire in modo siginficativo allo “spirito del tempo”.

Tornando al protagonista della nostra storia: come dicevamo, ha appena realizzato “La favola di Adamo ed Eva”, uno dei dischi più importanti della sua carriera, il lavoro che – complice la grande richiesta live e le tante copie vendute – gli permetterà di riproporsi con stile e originalità negli anni successivi. A partire da questo disco iniziamo davvero a fare la sua conoscenza: testi ironici, onirici e surreali, figli della lezione di Franco Battiato (ma non solo), melodie e arrangiamenti iscritti in un pop mai banale, mai sciatto o prevedibile.

Al contrario: scelte timbriche e sonore originali, testi ermetici ma allo stesso fruibili. E un personaggio buffo e simpatico, che sembra vivere in un mondo tutto suo. E che subito diventa un beniamino del pubblico. Parteciperà al Festival di Sanremo nel 1999 con “Una musica può fare” (prima partecipazione di una lunga serie) e da allora per i successivi vent’anni farà parlare di sé, quasi sempre in bene.

Oggi, in occasione del ventennale, è tornato in tutti i negozi “La Favola Di Adamo Ed Eva”, nei formati Cd e Doppio Lp in versione rimasterizzata. E per celebrare, rendere degnamente omaggio a quel figlio prediletto, Max Gazzè ha deciso di partire in tournée ed eseguire con la band nella sua interezza quell’album che tanta fortuna gli ha portato. Dapprima alcune date in Europa, tra ottobre e novembre. Quindi altre date in Italia, a partire proprio dai tre concerti romani dell’Auditorium/Parco della Musica. In platea il suo pubblico, quello che primo si è accorto di lui e lo ha consacrato.

Il colpo d’occhio, appena entrati in sala, rivela subito un piccolo/grande dettaglio: gli oltre duemila fans che siedono educati e composti in attesa sono “cresciuti” anagraficamente con Gazzè.
Che oggi ha 51 anni e che ritrova ad applaudirlo uomini e donne per lo più “Over 35”, con grande abbondanza di ultra-quarantenni & figli in scuola elementare al seguito. Come dire: nel suo caso non c’è stato ‘ricambio generazionale’ come per altri esponenti del pop/rock.

Alle 21:20 i musicisti salgono sul palco: oltre a Max c’è Clemente Ferrari (tastiere) e Cristiano Micalizzi (batteria), entrambi fidi collaboratori del Nostro da anni. Alla chitarra elettrica c’è Adriano Viterbini dei Bud Spencer Blues Explosion, un grande talento. Nel corso delle tre serate romane sostituirà il chitarrista titolare, vale a dire Giorgio Baldi. L’unico, va detto, che all’epoca della registrazione della “Favola di Adamo ed Eva” era presente in studio di incisione. Già, perché stasera dei veterani di quell’album datato ’98 ci sarà il solo Max, unico depositario di quei ricordi.

Davanti a un pubblico che per gran parte del concerto resterà imbalsamato/ingessato – va detto anche questo (sarà l’aura sacrale imposta dalla location?) – una per una ascolteremo le canzoni della “Favola”, in ordine naturalmente sparso, così come piace all’autore. La resa sonora è impeccabile: ogni singolo strumento è udibile in maniera pulita e nitida. Perfezione formale che, almeno in questo caso, prevale rispetto alla resa ‘emotiva’ e ‘sentimentale’ di un platea ben poco animata.

Che si agiterà davvero (fino ad alzarsi in piedi e radunarsi a ballare davanti al palco) soltanto quando arriverà il momento delle tante hit sanrmesi e non ‘Post – Favola’ eseguite durante il Bis, evidenziando purtroppo quanto poco fosse lì per l’omaggio al disco e quanto quindi sia stato perso del carattere di tributo che l’intera operazione voleva sottolineare.

E’ stato invece molto interessante riscoprire, riaprire per la prima volta le pagine dei quel vecchio diario di gioventù. E ritrovare riflessioni, umori e sogni che certo oggi appartengono a un uomo nel frattempo divenuto adulto, padre di famiglia e di certo artista più consapevole dei propri mezzi.
E’ sorprendente tuttavia constatare quanto fosse già allora stimolante la proposta di Gazzè, da un punto di vista testuale, melodico e timbrico.

Avere l’opportunità di riascoltare alcuni brani mai più eseguiti in seguito, poco frequentati dagli stessi fans: perle come “L’amore Pensato”, “Nel Verde”, “Comunque Vada”, “Come si conviene” e “Due apparecchi cosmici” che evidenziano la diversità e la peculiarità dell’artista, oggi come allora. La band viaggia a pieni giri, si ritrova a memoria.

E’ sopratutto il tastierista (col suo armamentario di Fender Rhodes, organo Hammond, Synth e piano elettrico) a ritagliarsi le parti soliste più d’effetto, così come un Cristiano Micalizzi alla batteria sempre in forma smagliante. Gazzè, dal canto suo, sfodera un basso elettrico Fender celeste e malgrado una piccola ferita all’indice sinistro guiderà la serata con maestria. Nota di merito al chitarrista sostituto, un grande Adriano Viterbini capace di eseguire le sue parti amalgamandosi col resto del gruppo e, all’occorrenza, lasciando scorrere nei brani tutto il blues e l’anima di cui è capace.

Il pubblico inizia a riprendersi dal torpore con “Cara Valentina” e “La favola di Adamo ed Eva”, ai tempi singoli di punta estratti dall’album. Canta, applaude, incita la band.
E durante il lungo Bis finalmente si scatena: tra gli altri, ascolteremo “Il timido ubriaco”, “L’uomo più furbo”, “Il solito sesso”, “Mentre dormi”, “L’amore non esiste” e “Sotto casa”. Alcuni dei più grandi successi di Gazzè, che ne hanno cementato la classe e il successo commerciale.

In ultima analisi, una serata certamente riuscita dal punto di vista musicale, supportata nell’aspetto video dalle geniali creazioni del video-maker Filippo Rossi proiettate sui pannelli alle spalle del palco. Sorta di “storie nella storia” e racconto per immagini stravagante tanto quanto la musica.

Live Report: Ariel Bertoldo

Photo: Andrea Stevoli