Cronaca

Messina Denaro è il prossimo capo della mafia?

Matteo Messina Denaro, ultimo boss di Cosa Nostra ancora in fuga, è il primo candidato a prendere il posto di Totò Riina. La morte del Capo dei Capi corleonese, inevitabilmente, apre le porte a un nuovo corso. Eppure la successione al padrino da parte del 55enne di Castelvetrano non sarebbe per nulla scontata. Vediamo perché. 

Il possibile identikit di Matteo Messina Denaro/ANSA

Matteo Messina Denaro sarà il nuovo capo della mafia siciliana? Questa è la grande domanda che si pongono le forze dell’ordine, e non solo loro, dopo la morte di Totò Riina. La scelta del suo nome sembrerebbe obbligata. Prima la morte di Provenzano e ora la scomparsa di Riina hanno creato un vuoto di potere che qualcuno tenterà comunque di riempire. E Messina Denaro è l’ultimo grande latitante di Cosa nostra.

Sarebbe inoltre un candidato quotato. Deporrebbero a sua favore l’età, 55 anni, che lo colloca in una generazione più giovane del suo predecessore, e la sua esperienza. Messina Denaro conosce infatti i meccanismi decisionali dell’organizzazione. Oltre a possedere una visione strategica adeguata. Ma ha anche dei limiti. Uno è la ridotta capacità operativa in conseguenza della forte pressione dello Stato. Quasi quotidianamente vengono scoperti suoi fiancheggiatori, collegamenti con l’economia reale, canali di dialogo con il mondo della politica e degli enti locali. L’altro limite per diventare il nuovo “papa” della mafia viene dal suo radicamento nella provincia di Trapani. Regola di Cosa nostra, mai derogata, prevede che il capo dei capi sia un palermitano.

E poi a Messina Denaro viene a mancare l’investitura del suo predecessore. Lo stesso Riina, intercettato nel cortile del carcere di Opera, lo mette fuori dai giochi per il suo “posto”. Elencati pro e contro, resta da capire in quale contesto dovrebbe insediarsi il nuovo capo della mafia.

Matteo Messina Denaro e la Mafia dopo Riina

Le forze dell’ordine, e non solo, stanno cercando di capire come sarà il dopo Riina. Di sicuro Cosa Nostra ha bisogno di ritrovare un equilibrio e non può esserci stabilità senza un nuovo capo. Le osservazioni investigative hanno captato una certa insofferenza della vecchia guardia, sconfitta dalla guerra di mafia e ora pronta a creare le condizioni per il superamento della dittatura corleonese. Perché, come dice il procuratore Francesco Lo Voi, è morto Riina ma Cosa nostra non è scomparsa.

Ma la scelta di un nuovo capo che prenda il posto di Totò Riina non è facile. Da quanto sappiamo al momento la mafia manca di una cupola, un organismo di vertice in grado di governare l’organizzazione, decidere le linee strategiche, assegnare compiti e ruoli, gestire traffici, tenere cassa. Dall’arresto di Totò ‘u curtu la mafia ha perso il profilo di una struttura unitaria e verticistica descritta nel maxiprocesso. E dal 1993, la cupola non è stata più riconvocata.

Forse avremmo potuto assistere all’ascesa di Bernardo Provenzano, che però doveva pensare soprattutto a proteggere la sua latitanza e orientare il “nuovo corso” della mafia dopo la stagione delle stragi. E che, nel 2006, è stato catturato. Via via anche altre figure di spicco sono state catturate. Tutti tranne Matteo Messina Denaro. A questo punti si aprono più scenari possibili. La mafia potrebbe riorganizzare il coordinamento dei mandamenti ed eleggere l’unico “candidato forte”, Messina Denaro. Oppure potrebbe eleggere un altro personaggio, che potrebbe aver scalato i vertici dell’organizzazione mafiosa. C’è un’altra ipotesi ancora, forse ancora più temibile: una nuova guerra di mafia con forze nuove che decidono di mandare in pensione gli “anziani”. Tutto è possibile. E nessuna di queste prospettive può essere definita positiva.

Federica Macchia

 

Back to top button