Impedire agli adolescenti di utilizzare l’intelligenza artificiale può essere controproducente sotto diversi aspetti. Non si tratta, infatti, di una cosa obiettivamente sbagliata o illegale. Privare quindi ragazzi e ragazze che, in abito sociale e scolastico, avranno modo di interfacciarsi con l’IA, rischia di impedire a questi ultimi di sviluppare una maggior consapevolezza. È anche vero che il libero accesso, senza sorveglianza alcuna, potrebbe generare ugualmente conseguenze spiacevoli. Per questa ragione Meta ha annunciato un nuovo strumento di supervisione rivolto ai genitori, chiamato “Insights“. Quest’ultimo, riferisce l’azienda, consentirà di poter scoprire (pur mantenendo un certo livello di privacy), le principali categorie di ricerca dei propri figli.
Meta arriva con un nuovo strumento di supervisione per l’IA
L’obiettivo di Meta è di fornire agli adolescenti strumenti adeguati per adoperare l’intelligenza artificiale in totale sicurezza. Questo, difatti, anche per evitare che un uso scorretto possa portare i ragazzi a isolarsi all’interno di una tecnologia sempre più diffusa. Tuttavia, la sola consapevolezza dei minori non è sufficiente. Per questa ragione l’azienda ha ritenuto opportuno inserire uno strumento destinato ai genitori per monitorare gli argomenti più trattati sulle piattaforme. Le categorie che potrebbero apparire sono: scuola, intrattenimento, benessere e salute o, ancora, viaggi. Qualora il genitore ritenga opportuno entrare più nel dettaglio, potrà selezionare una delle categorie e visualizzare le sottosezioni.
Questa funzione, comunque, non è l’unica novità avanzata da Meta. È stato annunciata la creazione di un Consiglio composto da esperti interessati dal benessere dell’IA. Quest’ultimo, infatti, sarà impegnato alla creazione di prodotti futuri destinati ai giovani. Oltre a ciò, figurano anche consigli e suggerimenti destinati ai genitori per guidarli verso conversazioni aperte con i propri figli. Un passo importante per un utilizzo consapevole dell’intelligenza artificiale che, pur non diventando proibitivo, potrebbe garantire una sicurezza diversa. Resta da vedere se l'”illuminazione” di Mark Zuckerberg sia frutto di una reale svolta etica o una mossa strategica per placare l’opinione pubblica dopo la sentenza del New Mexico. Sebbene l’azienda si stia preparando a impugnare la sentenza, il verdetto resta un punto di rottura: 375 milioni di dollari di multa per non aver garantito la sicurezza dei più giovani sul web. Anche se questo drastico cambio di rotta potrebbe sembrare una reazione forzata alla condanna, rappresenta comunque un passo concreto verso un’intelligenza artificiale più vigilata e consapevole.
Stefania Cirillo





