#Metrolibri:Un eroe del nostro tempo

Jack però ha un lavoro. Ogni mattina, quando la città si sveglia, e Roma si alza presto quasi come non dormisse mai, allestisce un piccolo stand di libri.  

Sul tragitto da casa alla stazione Trastevere da cui prendo il tram 3 direzione Valle Giulia, vive Jack, o almeno così si fa chiamare. Jack vive sotto un sottopasso, su una brandina con 2 materassi e qualche coperta. Non si sa la sua età, potrebbe avere 50 o 60 anni, o anche di meno o anche di più. Difficile dirlo quando porti sul viso, sul corpo e nell’anima la sofferenza di una vita di stenti, una amara, faticosa.

Dalla narrativa, alla saggistica, tra edizioni vetuste e alcune più recenti, tra pagine ingiallite e copertine sciupate. Da dove provengano non è dato sapere, e non ha nemmeno importanza, ciò che conta è che lui non vende, ma dona. Proprio come farebbe un bravo libraio nel suo piccolo negozio rimasto immune ai cambiamenti al di la della porta, si avvicina e ti chiede cosa vorresti leggere.

Ti consiglia, ti guida. Un giorno mi fermo, avevo voglia di sentire il profumo di un vecchio libro, dalla copertina morbida e le pagine sgualcite. Ne prendo in mano uno e sento lui che esclama: “Oh! Hai trovato un piccolo tesoro. È bellissimo”, e mentre lo dice lo guardo sorridere e mi basta per decidere di prenderlo.

E aveva ragione. 

Un piccolo tesoro, una bella storia, una piacevole e inaspettata lettura. Inaspettata perché non mi aspettavo di trovarvici un argomento che purtroppo ultimamente ho sentito e letto troppo stesso: fascismo. 

Un eroe del nostro tempo, scritto da Vasco Pratolini e pubblicato per la BUR Rizzoli nel 1950, è un breve ma intenso peregrinaggio attraverso l’Italia, in particolare Firenze, della Liberazione.

La storia prende corpo in una Firenze descritta attraverso le strade, le vie, le fermate del tram e i bar, in cui, tra le macerie, sopravvivono istinti ribelli, non rivoluzionari, di chi ancora si combatte dai schieramenti opposti.

Il racconto si apre con Virginia, soprannominata la “repubblichina”, epiteto ereditato dal marito, rimasta poi vedova di guerra si ritrova ad affrontare un paese, una città, una vita che le è estranea. Tutto le appare ostile, dalle persone che incrocia per le strade ai suoi stessi coinquilini con cui condivide una casa, lei che ha in affitto una stanza con i pochi mobili del corredo che la guerra le ha risparmiato.

L’autore Vasco Pratolini
photoedit:web

Ovunque i suoi occhi guardino vede nemici; ogni parola è percepita come minacciosa.  Trascorre le sue giornate chiusa nella sua camera da letto, le uniche mura dentro la quale si sente realmente al sicuro, evitando qualsiasi tipo di rapporto che possa anche solo somigliare ad un’amicizia.

L’unica intimità che vive è con sé stessa e con i suoi ricordi.

Fin quando, parlando con la sua vicina di camera, la Sig.ra Bruna, non scopre che essa ha un figlio avuto al di fuori del matrimonio con un uomo sposato.

Un figlio mai fino in fondo riconosciuto ma a cui ha trasmesso il patriottismo di cui poi il ragazzo ne farà una ragione di vita, quasi di morte. 

Firenze post guerra
photoedit:web

Si avvicina al ragazzo lentamente, attratta da chissà quale spirito materno mai dispiegato, dapprima attendendo il suo risveglio al mattino attraverso il muro, ascoltando il suono della sveglia, le parole frettolose della madre che prima di uscire per andare a lavoro lo saluta, dopo aver messo la caffettiera sulla spiritiera, poi aspettando che il ragazzo, Sandrino, esca dalla porta diretto a lavoro.  Va avanti per giorni questo ascoltare, curiosare dietro la porta, vederlo uscire di casa, fin quando una mattina, dopo aver udito il suono della sveglia non ode rumore alcuno.

Il silenzio la tramortisce quasi, la mette in uno stato di agitazione misto a preoccupazione per quel ragazzo che nemmeno ha mai conosciuto. Presa da un momento di coraggio bussa alla sua porta, incosciente di potersi ritrovare la madre di lui dinanzi e senza poter dare spiegazione alcuna. Ad aprirla però è proprio il ragazzo il quale aveva atteso proprio il momento di poterla incontrare. In poco tempo Virginia diviene la sostituta della madre: al mattino gli prepara il caffè, all’ora di pranzo lo aspetta al giardino con un pasto caldo, alla sera dopo il lavoro si fermano in un bar per ripararsi dal freddo che incombe sulla città.

La camera di lei diventa luogo di incontri notturni, di parole sommesse, di un amore privato, innocente fino a prova contraria. 

photoedit:web

Gli occhi di lei sono annebbiati da quel sentimento che giorno dopo giorno cresce come una pagnotta lasciata a lievitare. Una cecità che le impedisce di vedere l’anima nascosta e tormentata di Sandrino che giorno dopo giorno si impadronisce di lei e della sua stessa vita. 

Quando la tragedia sembrava essersi fermata al di fuori di quella casa, di quei viali, di quel bar, di quel giardinetto in cui erano soliti ritrovarsi, entra lentamente nelle loro vite. Ma questa volta non è la guerra a portare via qualcosa, e Virginia non sarà nemmeno l’unica ad essere privata di ciò che ha di più caro.

Un finale inaspettato, fiutato a metà della lettura ma dalla crudeltà inattesa. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA