Musica

Quando Mia Martini moriva: la solitudine dei numeri primi

Bella e triste come le sue canzoni, Mia Martini moriva in questi giorni, nell’eco della solitudine dei numeri primi. Una vita su un’altalena coi piedi scalzi, dolce e fragile Mimì: nella morsa del successo, nei fantasmi dell’invidia ma sempre e solo nel grembo della sua musica. Un live del 1995 la vedeva, con i capelli corti e i neri pensieri, a cantare La voce del silenzio; poco dopo, in quello stesso silenzio, si sarebbe spenta una delle migliori voci della musica italiana.

Perché di Mimì non ce n’è più nessuna: neppure gli occhi sognanti, il tormento e la poesia di una Donna (1989) che conosceva i giochi e le carte di un mestiere che prima le diede vita e lo stesso la morte, poi. Da bambina, la Martini era solo Domenica, lo era quando a dodici anni cantava Jazz come una donnina ambiziosa, lo era tra le vie di Porto Recanati, o nei riflessi del suo mare calabrese.

Mia Martini e Loredana Bertè al Festival Di Sanremo 1993 con "Siamo Come Stiamo" - immagine Rai
Mia Martini e Loredana Bertè al Festival Di Sanremo 1993 con “Siamo Come Stiamo” – immagine Rai

Era Mimì quando si ispirava ad Aretha Franklin, lo era a Milano, poi a Roma, era Mimì quando la trovarono in possesso di droghe leggere, quando con Loredana sognava il palco mentre cercavano lavoretti per qualche spiccio. Ma, poi, fu soltanto e sola Mia Martini: quando, dai riflettori del Piper, Alberigo Crocetta la lancia nel successo internazionale, quasi come fosse quella Donna Cannone di De Gregori, per essere così bella per non tornare più, proprio come lei.

Un successo che, fin da subito, le anticipa la rogna del mestiere: la prima censura, per Padre Davvero: un testo troppo violento, forse semplicemente troppo reale. E’ il 1971, poi il ’72 e il successo di Mia Martini è una bomba a mano: il primo album, Oltre la collina, poi gli applausi per “Piccolo uomo“, la vittoria del Festivalbar. Sembra ormai dimenticato il suo porto, sembra che il vento abbia gonfiato la vela, tanto che arriva persino il Disco D’oro, persino Il Premio Tenco, e il Festival di San Remo, l’Eurofestival, l’amore per Ivano Fossati, poi l’oblio.

Un cuore di zingara con gli occhi ingenui, la fame di chi sogna ma la fama di chi muore. Nel 1983 Mia Martini si ritira dalle scene per la voce dell’invidia, per le ombre dell’ignoranza.

La mia vita era diventata impossibile. Qualsiasi cosa facessi era destinata a non avere alcun riscontro e tutte le porte mi si chiudevano in faccia. C’era gente che aveva paura di me, che per esempio rifiutava di partecipare a manifestazioni nelle quali avrei dovuto esserci anch’io. Eravamo ormai arrivati all’assurdo, per cui decisi di ritirarmi”. (Mia Martini)


Quella che poteva rimanere una voce, divenne un coro, e così il flusso d’un idea senza fondamento: quella che Mia Martini portasse sfortuna. Forse legata alla morte di due dei suoi musicisti, forse (più probabilmente) la paura che poteva fare un talento come il suo, in un panorama artistico pieno di fame e sgomitate. Era più facile far fuori un nome piuttosto che concorrerci. Dopo sei anni di lontananza, quando Mia Martini, nel 1989,  tornò sul palco con Almeno tu nell’universo, cantava anche meglio, perché triste.

E con i talenti, si sa, quando si soffre si è anche più belli. Gli ultimi anni decisero l’eternità di Mia. Quando la trovarono morta, dopo due giorni, nel suo appartamento a Cardano Del Campo, il mistero sull’accaduto rimase tale. Forse arresto cardiaco per abuso di stupefacenti. Qualcuno dice che la trovarono con le cuffie ancora agli orecchi.

Fu il momento in cui i lupi che le fecero conoscere la paura della notte smisero di ululare, così come i cani con rabbia. In quell’addio qualcuno, forse,  si accorse che ancor prima di essere Domenica o Mimì, e infine Mia Martini, lei era prima di tutto una donna. E in tutti i pregiudizi, nelle offese, nei giudizi, nei soprusi che, oggi, ogni giorno,  il mostro del Web e il fantasma delle voci di corridoio muovono tra le pieghe della società, c’è ancora e anche la storia di Mia Martini.

Perché è proprio in cima al successo che le fragilità diventano debolezze, le paure diventano tormenti. Mia Martini era nata a Bagnara Calabra, si dice che da quelle parti il mare sia viola: ora anche lei.

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