Dopo poco più di dieci giorni dalla sua scomparsa, ripercorriamo il trentennio di Don Shula sulla panchina dei Miami Dolphins

Dolphins simbolo della Florida

Nascendo in Florida, dove la cultura sportiva non fonda radici storiche, i Miami Dolphins hanno rappresentato un’eccellenza per lo Stato dell’East Coast. Fondata nel 1966 da Joe Robbie e Danny Thomas, Miami risulta oggi la squadra professionistica più anziana della Florida. I successi degli anni ’70 han fatto sì che i Dolphins diventassero il team di riferimento per la città. Quel decennio di ottimi risultati lega indissolubilmente Miami all’uomo che ha cambiato la storia della franchigia durante i propri 26 anni di servizio. Donald “Don” Shula sedette per la prima volta sulla panchina di Miami nel 1970. Con lui alla guida, i Dolphins si distinsero fin da subito per un eccellente running game ad una solida difesa. Questi furono due importanti capisaldi durante tutta l’avventura di Don a Miami, conclusasi nel 1995 dopo due successi al Super Bowl.

Le vittorie del ’72 e ’73

Dopo pochi anni nel campionato AFL, i Dolphins vennero inseriti nell’AFC East Division di NFL nella stagione del 1970. Appena un anno dopo Shula portò la squadra al primo Super Bowl della sua storia. La partita fu una disfatta: Dallas frantumò Miami, concedendogli solamente tre punti. Quello però era solo l’inizio del duo Don-Dolphins. Nella stagione successiva misero in scena una “perfect season”, concludendo il cammino con il primo titolo NFL. Battendo i Vikings, Shula riuscì nell’impresa di un back-to-back nel 1973, completando così il primato nel disputare tre finali di fila. Nonostante gli anni ’80 siano costati due sconfitte ai SB, Miami ha potuto godersi i primi anni di Dan Marino, l’atleta icona dei Dolphins fino agli anni 2000. Don Shula terminò la propria carriera di head coach nel 1995, ponendo fine a 33 stagioni ed infiniti record. Tra tutti, grazie alle 347 vittorie, Don è l’allenatore più vincente di questo sport.

Il rifiuto a Donald Trump

Prima dell’addio a Miami nel ’95, Don Shula ricevette un’insolita proposta. Nel bel mezzo della stagione 1983 i New Jersey Generals, squadra che giocava nel US Football League, gli offrirono un posto da allenatore. L’allora presidente dei newyorkesi, Donald Trump, gli propose un contratto da 5 milioni di dollari. Il suo stipendio ai Dolphins era di 400 mila, ma volle comunque aggiungere all’offerta ricevuta un appartamento all’interno della lussuosa Trump Tower. L’accordo venne raggiunto, ma al momento dell’annuncio Trump cambiò le carte in tavola, togliendo il tetto del proprio edificio dalla testa di Don Shula. L’allenatore non prese bene lo sgarbo ricevuto e proseguì la sua carriera in Florida. Quello tra Shula e i Dolphins è stato uno splendido binomio che oltre a regalare qualche successo ai propri tifosi, ha donato grande spettacolo a tutti gli amanti del football.

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