Cronaca

Militanti di ultra destra francese arrestati: preparavano un attentato

Nostalgia canaglia e paradosso degli intenti fanno si che l’estrema destra francese si organizzi con metodi jihadista. Insoddisfatti degli attentati degli ultimi anni, anche l’estrema destra ci riprova. 

Quest’estate in Italia, pur essendo giuridicamente ridondante, è stata firmata la Legge Fiano in materia di antifascismo. Subito è scattata la polemica in merito alla libertà d’espressione, espressa nel art. 21 della Costituzione. Polemiche che non trovano fondamento e che dimostrano quanto nel nostro Paese non vi sia una reale percezione del problema. Nel corso di un workshop di giornalismo al quale ho partecipato si discuteva proprio la libertà d’espressione e si condannava quindi la suddetta legge in quanto restrittiva nell’esercizio di tale diritto. Ma se l’Italia è costituzionalmente antifascista, il problema dov’è? C’era un ulteriore necessità di legiferare ancora? La risposta è che la negazione rappresenta il primo passo verso il baratro. Così che il giornalismo, a parere di chi scrive, poco spazio deve concedere alla diffusione per mezzo stampa di materiale di propaganda nazifascista.

Eppure per combattere i problemi socio-economici che l’Europa, quasi tutta, sta affrontando, si dà adito allo sfoggio di simboli e formazioni militari connotati da odio razziale e omofobia, per non aggiungere altro. Il vecchio continente ha memoria corta. Ed ecco che quasi in ogni Paese sono presenti gruppi terroristici o paramilitari che mirano al nazionalismo più estremo. Contro gli immigrati, contro l’Europa, contro tutto. E’ il caso dell’Austria con il successo del candidato di estrema destra la scorsa settimana, i Paesi Bassi con i suoi nazisti separatisti, l’Italia con soggetti nostrani di dubbia serietà, l’Est Europeo. O la Spagna, il cui governo ha richiamato i gruppi neonazisti per gestire le piazze indipendentiste catalane.

La Francia, non avendo nulla da invidiare, pare cavalchi l’onda. Risale al 28 giugno l’arresto di Logan Alexadre Nisin nella regione di Bouches-du-Rhone, precisamente a Vitrolles. In seguito alle indagini, gli inquirenti si sono riferiti ad un messaggio su internet dello stesso Nisin in merito alla progettazione di un’azione contro “neri”, gentaglia”, “jihadisti” e “migranti”. Passata la questione nelle mani della SDAT (Sotto- direzione antiterrorista della polizia giudiziaria) di concerto con la DGSI (Direzione generale della sicurezza interna), nel sud-est della Francia e nella regione parigina, nella giornata di martedì sono state arrestate nove persone.

Si tratta di giovani tra i 17 e i 25 anni, tra cui una donna, risultati essere assidui frequentatori delle frange di estrema destra francese. Quattro mesi dopo l’arresto di Nisin insomma i seguaci si organizzano seguendo le orme di colui che già nei mesi precedenti era stato sospettato di aver organizzato attentati contro membri dell’establishment politico, moschee e servizi antiterroristici. Nisin è stato denunciato per “associazione a delinquere terrorista criminale” (association de malfaiteurs terroriste criminelle). Secondo quanto si apprende da una fonte giudiziaria, in seguito alle indagini è stato confermato l’intento di voler portare avanti un progetto dalle connotazioni inquietanti e imprecise “riguardante un luogo di culto, un uomo politico, un migrante, un trafficante di stupefacenti”.

Nonostante si attendano conferme sull’effettiva relazione tra gli arrestati e Nisin, sono di oggi le parole del Ministro dell’Interno, Gerard Collomb su Radio France Info. L’intervento del Ministro si è incentrato proprio sulla questione asserendo che Cristophe Castaner (Segretario di Stato francese) e Jean-Luc Mélenchon potrebbero essere gli obiettivi da colpire. Nel corso dell’intervista ha tenuto a precisare che l’interesse nazionale è mirato al voler fermare tutti i gruppi coinvolti, reperire informazioni, ascoltare e vedere di che si tratta. Consiglia dunque alla DGSI di prendere misure cautelari nei confronti di Mélenchon nonostante sia lo stesso Collomb ad asserire che la Francia abbia visto gruppi terroristici più pericolosi nel corso degli anni passati.

Era il 1962, e la Francia era solita chiamare “plasticages” gli attentati esplosivi avvenuti in seguito alla Dichiarazione di Indipendenza dell’Algeria. L’anno prima sui muri di Algeri comparivano le prime scritte recanti l’acronimo “OAS- Organisation de l’armée secrète”. Ed è proprio dall’OAS che Nisin prende ispirazione, da un’organizzazione paramilitare di estrema destra, composta da cittadini e militari francesi, che si batteva affinché l’Algeria restasse una colonia francese. Si tratta di un personaggio che persegue un’ideologia, pratico di armi. Amministratore di una pagina Facebook in cui si osannava l’estremista di destra norvegese che nel 2011 uccise 77 persone, era membro un tempo dell’organizzazione monarchica Action Française, reclamata da Charles Maurras. Alle domande poste dagli inquirenti, lo stesso movimento ha risposto che già da tempo Nisin non frequentava più l’ambiente e che non conoscevano i suoi intenti definiti “solitari”.

Lo sciame di violenza, così come lo conosciamo in Italia, non si arresta dunque a concretizzarsi anche in Francia puntando sul arruolare quei giovani che vivono nell’ignoranza e nella disperazione, terreno fertile per le ideologie.

Annalisa Maddocco

 

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