Missy Elliot nacque a Portsmouth, in Virginia, il primo luglio del 1971. Dopo un’infanzia di abusi, riuscì a spiccare nel mondo della musica grazie al suo forte desiderio di ribellione. Conosciuta con il soprannome di Misdemeanor, in inglese “trasgressione”, Missy è una delle personalità portanti della cultura hip hop, nonché una delle prime donne sulla scena rap.

Dalla fine degli anni ’90 fino ad oggi, è riuscita a creare attorno a sé un personaggio dai tratti ben definiti e dalla personalità pungente. Il suo obiettivo iniziale fu quello di portare il rap a uno step successivo, uscendo dagli schemi e creando musica mai sentita prima di allora. Ci riuscì. Missy Elliot non ha mai utilizzato mezze misure. Parlava direttamente a tutte quelle donne nere che sentivano l’esigenza di essere bianche, suggerendo loro di non conformarsi. Per lei la musica è arte, e l’arte ha lo scopo di comunicare.

Missy Elliot per il magazine Marie Claire - Photo Credits: web
Missy Elliot per il magazine Marie Claire – Photo Credits: web

Il primo album rivoluzionario Supa Dupa Fly

Per la black music erano gli anni della Diaspora: l’hip hop stava perdendo la propria identità, divenendo main-stream e contaminato dal pop. Fu in questo momento, nel 1997, che Missy Elliot pubblicò il suo primo album Supa Dupa Fly, anticipato dal singolo The Rain (Supa Dupa Fly). Nel video musicale mise in mostra la sua fisicità in una tuta gonfiabile di vernice nera. Il messaggio fu chiaro: voleva rivoluzionare l’idea di artista femminile. Rimodellando i cliché della musica e della moda, diede voce alla libera espressione della sessualità femminile.

Fu il primo album di hip hop femminile a debuttare ai vertici delle classifiche statunitensi vantando featuring con Busta RhymesLil KimAaliyah e Da Brat. Con l’inconfondibile produzione musicale di Timbaland, il flow ipnotico della rapper restituì un perfetto equilibrio fra old school e avanguardia musicale.

L’affermazione nella scena rap mondiale

Nel 1999 Missy Elliot si affacciò alla scena rap mondiale pubblicando il secondo album Da Real World, da cui è tratto il lead single She’s A B***h. Nel 2001 pubblicò Miss E…So Addictive, trainato dai singoli Get Ur Freak On e One Minute Man: la fusione fra soul, R’n’B e rap divenne più evidente, ma mai scontata. Nel 2002 toccò ad Under Construction, doppio disco di platino in America, di sicuro l’album più mindblowing della rapper. Il video musicale di Work It, i costumi futuristici e i suoni sperimentali affermarono nuovamente la capacità della rapper di superare ogni aspettativa.

Nel 2004 pubblicò This Is Not A Test!, con il quale, però, non ebbe grande successo. Fece ritorno l’anno dopo con Lose Control, tratto dall’album The Cookbook. Nel 2006 fece uscire Respect M.E., una raccolta di quasi tutti i suoi singoli. Dopo circa tredici anni, nel 2019, è tornata in scena con Iconology, il suo primo EP, lanciato dal singolo Throw It Back grazie al quale Missy Elliot si è confermata intramontabile.

Dalla moda alla nomina per la Songwriters Hall of Fame

Per l’estetica del personaggio costruito attorno all’artista, la moda è sempre stata un tratto fondamentale. A partire dai video musicali, Missy Elliot ha sempre giocato d’azzardo diventando una vera e propria icona di stile. Infatti, nei primi anni del 2000, ha collaborato con Adidas per una linea di tute e scarpe femminili ispirata all’hip hop: la Respect M.E.. Ciò rende possibile comprendere quanto la rapper americana sia, in realtà, un’artista a 360 gradi in grado di estendere la cultura hip hop oltre i soliti confini musicali.

La maestria che Missy ha avuto nel fondere R’n’B, soul ed electro music senza mai allontanarsi dalla radice hip hop, l’hanno resa la prima rapper donna ad essere inserita nella Songwriters Hall of Fame, progetto della National Academy of Popular Music che ha realizzato a New York un museo dedicato ai più importanti artisti musicali statunitensi. Così, grazie ai suoi ideali rivoluzionari di arte, musica e moda è considerata ancora oggi dalla critica la dea indiscussa della cultura hip hop.

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