#MMIToday: ricordando Virginia Woolf

Il 28 marzo del 1941 ci lasciava Virginia Woolf, grande scrittrice ed attivista che ci ha regalato grandi capolavori. Ripercorriamo brevemente la sua vita e le opere che l’hanno scandita.

Classe 1882, Virginia Woolf nasce come Virginia Stephens a Londra, da una famiglia borghese. Suo padre, Leslie Stephens è un famoso filosofo e critico letterario, che le trasmette la passione per la scrittura.

In età Vittoriana la letteratura è un campo quasi esclusivamente maschile, ironico visto che una donna di potere a dare il nome a tale periodo. L’infanzia della piccola Virginia Stephens trascorre tra la biblioteca paterna e le estati a Saint Ives, in Cornovaglia le regalano l’amore per l’oceano.

L’amore per l’oceano, per i suoi suoni, per i suoi profumi e per il rapporto personale che sembra avere con esso si riflette in molte delle sue opere.

A cominciare da La stanza di Jacob (1922), che richiama il ricordo di suo fratello Toby, morto in giovane età. Ritorna nel suo capolavoro Gita al Faro (1927), dove la vacanza della famiglia Ramsay si trasforma in un viaggio introspettivo nella memoria e nel pensiero.

Traspare infine ne Le Onde (1931), dove l’Oceano è formato dai soliloqui dei suoi protagonisti.

Virginia Woolf e il padre Leslie Stephens, Fondo Monk's House
Virginia Woolf e il padre Leslie Stephens, Fondo Monk’s House

Forse un richiamo nostalgico al tempo in cui la famiglia Stephens viveva in serenità, prima della morte della madre nel 1895, un trauma che segnerà per sempre la salute mentale della scrittrice.

Il matrimonio e la fortuna letteraria

La morte del padre nel 1904, la spinge a trasferirsi a Bloomsbury, dove la sua casa diviene un luogo di incontri tra autori e giornalisti. Tra i membri del Bloomsbury Group, c’è anche Leonard Woolf, editore e giornalista con cui si sposa nel 1912.

Virginia Woolf ritratta in una foto nel 1927
Virginia Woolf, 1927- Fondo Monk’s House

In un’epoca in cui la scrittura femminile era malvista, Virginia Woolf trova il pieno supporto del marito, con cui condivide la passione politica. Insieme lottano per una maggiore uguaglianza sociale e per la parità di genere.

Il suo romanzo d’esordio è The Voyage Out (1915) , che inaugura una stagione di successi letterari. Il suo capolavoro assoluto arriva nel 1925 con Mrs Dalloway in cui sperimenta il flusso di coscienza e la trama diviene solo una cornice in cui inserire l’introspezione dei personaggi.

La donna diviene centrale nella sua produzione a partire dal 1929 dal saggio Una stanza tutta per sé. In questa sua opera ripercorre la storia letteraria della donna e ne analizza il ruolo nella società, che influenzerà profondamente i movimenti femministi successivi.

La malattia mentale e la morte

La vita di Virginia Woolf fu segnata, fin dalla morte della madre, da crisi depressive. Allora l’unica diagnosi che le venne fatta fu quella generica di nevrosi (oggi si ipotizza un disturbo bipolare). La medicina del tempo, del tutto inadeguata ad affrontare il suo male, non le offrì alcun conforto. Anche le notizie che giungevano dal mondo, martoriato dalla Seconda Guerra Mondiale, peggiorarono la sua condizione. Così il 28 marzo del 1941, una delle più grandi scrittrici del Ventesimo secolo camminò nelle acque del fiume Ouse, nel Sussex, le tasche riempite di sassi, e si diede la morte.

Oggi la ricordiamo con affetto e grande stima.

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