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Moderna ha testato il primo vaccino per l’HIV su un paziente

È un fatto: la pandemia da Covid-19 ci ha allontanato, non solo fisicamente ma anche ideologicamente. Se c’è chi, coscienziosamente e con buon senso, si è fidato della scienza e della medicina, dall’altra parte c’è chi invece urla alla dittatura sanitaria per non vaccinarsi, dimostrando che nel nostro paese non solo c’è una pericolosa diffidenza nei confronti degli esperti ma soprattutto una tendenza a sottovalutare l’importanza, storica e socioculturale, delle vaccinazioni.

I vaccini, infatti, hanno cambiato e continuano a cambiare il corso della storia, il destino dell’umanità. Pensiamo al vaiolo e alla polio, ma anche ai vaccini anti-influenzali somministrati in quei paesi in cui le condizioni di vita sono precarie e anche un semplice raffreddore può uccidere.
E ora Moderna, in prima linea insieme a Pfizer per la lotta al Covid-19, dà una svolta epocale alla medicina con il vaccino per l’HIV.

mRNA-1644: questo il nome del vaccino per l’HIV

Il 27 gennaio, infatti, è partita la Fase 1 dello studio di mRNA-1644 (questo il nome del vaccino per l’HIV) testando la prima dose su un partecipante volontario. Se la sperimentazione dovesse andare a buon fine, saremmo di fronte a un evento di portata storica.

L’AIDS, infatti, è la malattia che evolve dall’HIV e che, a partire dagli anni ’80, ha ucciso più di 30 milioni di persone. Tra queste, tossicodipendenti e soprattutto omosessuali, i quali hanno vissuto lo stigma di essere considerati untori e, in un certo senso, assassini. La paura di contrarre l’HIV aveva generato una vera e propria paranoia ipocondriaca, e non è difficile trovare analogie con la pandemia che stiamo vivendo – e non è neppure un caso che, nella comunità LGBTQI+, l’AIDS sia considerata tale.

L’insorgere di questo virus portò anche tante disparità, soprattutto relativamente alla sperimentazione dei primi farmaci antivirali: negli Stati Uniti i pazienti caucasici avevano un accesso preferenziale alle cure, lasciando così ignorati e in pericolo afroamericani e latini. Da questi avvenimenti sorse il movimento Act Up, che accusava il governo di mortale negligenza.
In questo video è possibile vedere i manifestanti spargere le ceneri dei propri cari davanti la Casa Bianca.

L’AIDS ha inevitabilmente cambiato il mondo e il nostro modo di vederlo, tanto da essere diventato anche un fenomeno di rilevanza mediatica, messo splendidamente e rispettosamente in luce negli ultimi anni grazie anche alla serie Netflix Pose.

Ma laddove i virus camminano, la medicina corre, anche se all’inizio può avere tentennamenti e sembrare lenta. Come tuttavia insegna Zenone nel suo paradosso di Achille e della tartaruga, andare piano non vuol dire fallire: anzi, per cambiare le cose è necessario conoscere, studiare ed essere cauti. Perché quando in gioco ci sono milioni di vite, non sono ammessi passi falsi.

Mai come in questi ultimi anni abbiamo imparato che i virus ci chiedono tanti sforzi, pazienza e sacrifici. Ma se a questi corrisponde una cura non solo a una, ma a tante pandemie, allora il peso dell’attesa si azzera.

Se le vittime dell’AIDS avessero avuto la possibilità di vaccinarsi, non avrebbero perso tempo. È anche per loro che non dobbiamo smettere di fare appello al nostro buon senso, né di credere alla medicina.
Che la nuova sperimentazione di Moderna sia un monito per onorare il nostro privilegio; ma soprattutto per onorare chi, sacrificando la propria vita, ci permette di continuare a camminare.

Chiara Cozzi

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Ph: ilbolive.unipd.it

Chiara Cozzi

Critica cinematografica per passione, scrittrice per vocazione.
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