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Università e Molestie: denunciare per non normalizzare. Ecco come

Il mondo dell’università ha Pro e Contro.

Sarà successo più di dieci anni fa, durante gli anni della mia allora triennale. Un’amica che mi chiede di accompagnarla a ricevimento. Aveva “sentito delle voci” e avvertito “strane attenzioni” l’ultima volta che era andata a ricevimento dal Professore X. Un aneddoto comune, questo, che – fortunatamente, nel mio caso – non ha mai avuto ulteriori risvolti, ma che tante altre volte si trasforma, invece, in qualcosa di ben più grave.

Università e Molestie: denunciare per non normalizzare. Ecco come
Disegno di Cinzia Leone su La Ventisettesima Ora – Corriere della Sera

Torino, pochi giorni fa. Le pagine social degli atenei della città vengono inondate. Racconti di ragazze (e anche qualche ragazzo) delle molestie subite tra le mura dell’università, fuori dalle aule e dalle biblioteche. Un boomerang che ha subito risvegliato tutta la rete universitaria del Paese, riportando nuovamente alla luce un fenomeno – ahinoi – diffuso negli atenei italiani. Ma le molestie, siamo consapevoli, non risparmiano purtroppo nessun settore. Tantomeno in un ambiente in cui troppo spesso si approfitta di una posizione di potere per reiterare forme di abuso e di molestia

(Come racconta qui Silvia al Corriere della Sera).

La Consigliera di Fiducia

L’articolo 21 della legge 183 del 2010 rende obbligatorio per tutte le amministrazioni di natura pubblica il CUG, Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni. Al suo interno si concretizza spesso la specifica figura della consigliera di fiducia: una persona imparziale, alla quale può rivolgersi chiunque svolga la sua attività in ateneo per eventuali segnalazioni di discriminazione, molestie sessuali e morali o casi di mobbing.

Il Corriere della Sera riporta che solo trentadue atenei su ottantacinque indicano però la presenza di una «consigliera di fiducia». Quasi totalmente assenti gli atenei privati, i quali affermano di sopperire con altri istituti che non sempre tuttavia offrono la stessa tutela.

A tale dato aggiungo una piccola riflessione personale: quante delle studentesse e degli studenti sono a conoscenza della possibilità di potersi rivolgere a tale figura? Rispondo sulla base della mia personale esperienza: probabilmente poche e pochi. Mi è capitato proprio di chiedere alle ragazze che seguono le mie lezioni se fossero a conoscenza di tale istituzione. Il risultato: teste e voci che accennavano dei no sorpresi.

Certamente non siamo di fronte ad un campione statistico valido, ma probabilmente in molti casi dovrebbe essere fatto un ulteriore sforzo di pubblicità sull’esistenza di tale importante punto di riferimento.  Le consigliere sono tendenzialmente professionalità esterne – avvocate o anche psicologhe). Il loro primo compito è quello di accogliere denunce e segnalazioni, procedendo verso una soluzione conciliativa, e – solo dove non sia possibile – avviare un provvedimento amministrativo (trasferimento del responsabile in un altro reparto, sospensione dello stipendio). Nei casi più gravi la denuncia in procura è l’unica strada. 

Perchè non si denuncia in Università?

Il grande problema rimane la paura di formalizzare una denuncia, come dice al Corriere della Sera Giuliana Scognamiglio, docente di Diritto d’Impresa alla Sapienza di Roma, coordinatrice del Cug e delegata dal precedente rettore alle Pari opportunità. In un Ateneo così vasto, nell’arco di 5 anni, sono giunte solo 4-5 segnalazioni di molestie legate alla sfera accademica, e solo un altro paio nell’ambiente amministrativo.

Le poche denunce possono essere legate alla paura di pregiudicare una possibile carriera accademica. Di conseguenza, una soluzione, potrebbe essere quella di creare uno sportello anonimo, poichè con le adeguate garanzie di riservatezza, potrebbero aumentare le denunce. 

 Le molestie non possono continuare a rappresentare un fattore “normale” e normalizzato. E’ un problema indubbiamente sentito, come dimostrano le tantissime iniziative parallele nate accanto a quella della “consigliera”. Sportelli di ascolto, iniziative di sensibilizzazione, progetti europei finalizzati alla raccolta di dati, formazione per studentesse, studenti e personale, ma anche iniziative dal basso, volete da ragazze e ragazzi.

Be brave, denunciate, parlatene.

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